Italiano il linguaggio che fa interagire tra loro i robot umanoidi

//   8 ottobre 2018   // 0 Commenti

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Fino ad oggi gli esperimenti con robot umanoidi avevano come obiettivo quello di far comunicare gli umani con i robot, salvo casi eccezionali di esperimenti poi sospesi, in cui si tentava di far interagire tra loro i robot.

Emblematico è stato il caso di un esperimento sull’intelligenza artificiale voluto da Facebook in cui due robot hanno iniziato a “parlarsi” in una lingua sconosciuta all’uomo. Il fenomeno ha destato scalpore nella comunità scientifica ed inquietudine tra i ricercatori, così l’intero blocco sperimentale è stato annullato.

In Italia, invece, presso l’Istituto Italiano di tecnologia (Iit), si sta mettendo a punto un linguaggio che utilizzeranno i robot per interagire tra loro in modo sicuro. Il linguaggio è stato testato su due robot umanoidi e ha permesso ad uno di aiutare l’altro ad alzarsi da una sedia. La ricerca è condotta nell’ambito del progetto europeo An.Dy, il cui responsabile scientifico per l’Iit è Daniele Pucci, ed è pubblicata sul sito arXiv. “L’obiettivo del progetto è quello di creare algoritmi di intelligenza artificiale affinché i robot umanoidi riescano a collaborare con l’uomo e fra di loro”, ha detto all’Ansa Pucci. Ha poi aggiunto: “dopo i risultati ottenuti lo scorso anno sulla collaborazione tra robot e uomo, i ricercatori hanno “esteso gli algoritmi di intelligenza artificiale in modo che il robot riesca a collaborare anche con gli altri robot. Collaborare significa portare a termine un compito assieme e per farlo bisogna che i robot si scambino informazioni A tal fine i ricercatori hanno “definito le equazioni di intelligenza cognitiva e motoria che regolano il movimento congiunto di due robot”.

Nell’esperimento, un robot umanoide iCub, sviluppato all’Iit, doveva aiutare un altro robot iCub ad alzarsi da una sedia. “Il robot – ha spiegato Pucci – capisce che l’altro si sta alzando perché i due robot si scambiano informazioni con un collegamento wireless, su posizione, sforzo e velocità di movimento”. Quest’ultima informazione è fondamentale perché l’altro robot possa intervenire quando lo sforzo del suo compagno è eccessivo ed è cruciale per i robot di servizio che aiuteranno l’uomo. A tal fine i ricercatori hanno sviluppato il vestito che l’uomo indosserà in questo scenario futuro: consiste in una tuta di sensori che misurano posizione, movimento e sforzo e che spediscono queste informazioni al robot.

Pucci ha affermato: “il progetto ci ha dimostrato che la collaborazione tra robot è già possibile, su cose molto semplici, e possiamo immaginare un futuro non lontano in cui i robot siano in grado di aiutare i loro simili e gli esseri umani. Un robot in grado di aiutare l’uomo a fare la spesa potrebbe essere realtà già tra 1-2 anni, mentre fra 5-10 anni potrebbero già essere all’opera robot in grado di collaborare tra loro per aiutare l’uomo in compiti più complessi come scavare una buca”.


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