Il gioco “sporco” dei partiti

//   19 dicembre 2011   // 0 Commenti

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

simboli partiti italiani 300x214La palude Parlamentare e le insidie della Lega Nord insieme all’Italia dei Valori sul voto di fiducia che il Governo Monti ha comunque incassato alla Camera, ci rivela un passo interessante e chiarisce, se mai ce ne fosse bisogno, le discrasie nelle quali è impastato il nostro sistema politico e partitico.

Sgombriamo subito il campo dicendo che Monti è seduto a Palazzo Chigi, perché i nostri rappresentanti hanno fatto si che ciò accadesse. A nessuno è permesso parlare di golpe o ribaltoni. La maggioranza e l’opposizione, tutti insieme, hanno acconsentito l’avvento di Monti e della sua squadra, dopo che il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, gli affidò l’incarico.

La scelta dei Ministri, le deleghe ai Sottosegretari, l’euforia della prima ora e le assicurazioni di “super Mario” nazionale, si sono ben presto spente quando sono state chiare le basi sulle quali si sarebbe mossa la strategia e la manovra “salva Italia”, il cui scopo è e rimane solo quello di pareggiare il pauroso disavanzo pubblico e rimettere in moto la locomotiva Italia che si trova su un binario morto.

Berlusconi si dimise, quindi, lasciando di fatto spianata la strada ad un governo tecnico alternativo ai partiti che non sono stati in grado di prendere assumere le redini di un Paese sull’orlo del baratro e della recessione economica. Le spinte pressanti di un’Europa tesa a salvaguardare ognuno il proprio ambito territoriale, piuttosto che aiutare il sistema nel suo insieme, non hanno certamente favorito un bilanciamento solidale e meno rigido dei provvedimenti che si sono concentrati in buona parte su prelievi sicuri e facilmente recuperabili, come l’IMU (ex ICI) E PENSIONI. E’ un po’ ciò che avviene quando un gruppo di scalatori si avviano a salire il costone di una montagna in cordata. La possibilità che uno dei componenti possa scivolare e trascinare con se gli altri è elevata. Va da se che l’attenzione complessiva deve essere massima ed attenta a salvaguardare anche il singolo se si vuole evitare l’effetto domino.

Assodato, quindi, la legittimità politica e giuridica dell’esecutivo, la realtà  melodrammatica è davanti ai nostri occhi. Le contrapposizioni politiche del passato sembrano viaggiare su una discussione eterea, i partiti con i suoi gruppi parlamentari tentano, alcuni timidamente, altri con enfasi scenica, di sollecitare il Governo affinché approvi una manovra più equa per i cittadini chiedendo variazioni al decreto nel segno della giustizia e della solidarietà sociale. Un’immagine che mi fa venire in mente la scenetta del bimbo che “tira la pietra e si nasconde la mano”. Non ultimo, i sindacati con in testa la CGIL che pregiudizialmente hanno scioperato per solo 4 ore, una presa in giro bella e buona.  

In Parlamento esistono forze (o debolezze) politiche che a loro dire sono all’opposizione. Ma di chi, di cosa? Monti non è un politico, anche se di fatto lo fa. Non ha riferimenti partitici, almeno ufficialmente, e soprattutto il suo Governo è del tutto privo della patente elettiva che solo il popolo e nessun altro può assegnargli.

Un esponente di primo piano, che non cito per carità cristiana, ha avuto per giunta la sfacciataggine di enfatizzare la decisione parlamentare per aver scelto un governo di tecnici lumeggiando la previdenza e la lungimiranza della classe politica che a suo dire aveva trovato la compattezza e l’unità, in un momento di contingenza così difficile.

Ci troviamo nella condizione di dover accettare di buon grado i tagli ed il tributi imposti e non possiamo prendercela con nessuno, perché i partiti si sono tirati fuori, come dire “noi non centriamo nulla, siamo costretti ad appoggiare il Governo, ma badate che non siano d’accordo”. Non è stupefacente?

Un quadro d’insieme alla luce della prossima tornata elettorale verso la quale ci stiamo avvicinando in sella ad un cavallo lanciato al galoppo. Quando Monti avrà esaurito il compito dell’inquisitore e dell’esattore lasciando le famiglie italiane al lastrico, intendo quelle del ceto medio ed a basso reddito, vedrete che immediatamente gli verrà tolto l’appoggio e cadrà inesorabilmente, come è stato previsto anzi tempo, ad arte. A quel punto le elezioni anticipate non avranno nessun impedimento. I partiti paventeranno coerenza e linearità. In primis, quelli che oggi si sono posti all’opposizione, quali la Legae l’IDV. E gli altri? L’UDC non fa testo, le sue posizioni altalenanti sono fin troppo chiare, ormai. Mi riferisco al PD ed al PDL. Ci racconteranno che non hanno potuto fare di meglio e scaricheranno l’uno sull’altro le responsabilità, come hanno sempre fatto. Mi sembra già di sentirli: prepariamoci a tapparci le orecchie ed il naso.

Non solo, i Deputati che hanno fatto mancare il voto favorevole in aula non possono definirsi nemmeno “franchi tiratori”. Li denominerei, piuttosto, “tiratori previdenti”, perchè con scaltrezza si sono creati l’alibi di non essere indicati un domani sostenitori di provvedimenti iniqui ed ingiusti, con l’aggravante della premeditazione, però. E già, perché i 150 deputati che hanno  votato, per così dire, “contro”, non hanno alcuna rilevanza politica, né possono averla. Bene avrebbero fatto ad allinearsi al volere del gruppo parlamentare, sarebbe stato più onesto.

A questo punto che dire: “Dio ce la mandi buona!”.

 

 

 


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