Istat: inflazione del veganesimo e vegetarianesimo, tra salute e tendenza

//   19 aprile 2017   // 0 Commenti

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Il nuovo paniere dell’Istat per il 2017 rileva un’immagine del nostro Paese come sempre più attento alla salute e alla dieta, ma allo stesso tempo frettoloso.

Tra le dodici nuove voci prese in esame dall’istituto nazionale di statistica si trovano anche prodotti come le birre artigianali, gli smartwatch, le soundbar, o le Action camera, per poi giungere ai prodotti come le asciugatrici, che aiutano le famiglie a risparmiare tempo nei lavori di casa.

In direzione di un risparmio di tempo per le attività domestiche si annovera anche la voce “preparati di carne da cuocere”, ma anche i centrifugati di frutta e verdura al bar. Emerge l’importanza di mangiare sano, ma possibilmente senza perdere troppo tempo a preparare o cucinare, meglio farlo fuori di casa, con una gustosa colazione presso i tanti esercizi che ormai offrono sempre più spesso menu salutistici.

Occorre sottolineare che gli esperti considerano tra le cause dell’incremento di tali tendenze alimentari, i numerosi studi scientifici che hanno rilevato lo stretto legame tra il cancro,  le patologie cardiovascolari, obresità e diabete e l’alimentazione.

Infatti, alcune ricerche svolte dall’università britannica di Oxford o dalla stimata rivista statunitense American Journal of Clinical Nutrition hanno dimostrato  i rapporti tra dieta, fattori ambientali e stili di vita, con l’incidenza di cancro e di altre malattie croniche. In particolare un’analisi recente ha mostrato che non c’è una relazione diretta tra quantità di carne, uova o latticini consumati e rischio di sviluppare un cancro del seno, mentre esiste con altri tipi di tumore, come quello del colon (soprattutto in relazione alla carne). I dati si riferiscono a oltre 320.000 donne di diversi Paesi europei. Solo la carne lavorata (insaccati, carne in scatola) sembra accrescere il rischio delle donne di ammalarsi di carcinoma mammario. I vegetariani vedrebbero ridursi del 12% il rischio di ammalarsi di tumore in generale, ma nel caso delle leucemie, del cancro dello stomaco e della vescica si notano riduzioni che arrivano addirittura al 45%. L’ingente numero di soggetti esaminati (oltre 60.000) dà notevole peso ai dati ottenuti.

Non c’è da stupirsi, pertanto, se le ultime indagini effettuate nel nostro paese hanno rilevato che il 7% dei cittadini è vegetariano, l’!% vegano e l’8% si dichiara consumatore di prodotti cruelty free.

Ė importante però non tralasciare le altre motivazioni che possono condurre alla scelta vegetariana o vegana, ad esempio: l’attenzione etica verso gli animali; la ragione ecologista secondo cui per le coltivazioni destinate all’alimentazione degli animali da allevamento si utilizzano concimi e pesticidi che inquinano le falde acquifere; e poi la crescente presenza di intolleranze alimentari.

Quest’ultima in particolare ha contribuito all’incremento del consumo di latte vegetale e prodotti di soia per gli intolleranti al lattosio, e di hummus e semi oleosi per coloro che devono integrare nella propria dieta le proteine che non possono assumere attraverso le carni rosse e bianche.

Da ciò emerge un quadro di consumi variato sia da componenti etiche e salutiste, ma anche da un cambiamento di tendenza rispetto a quelli che sono considerati prodotti di lusso sia dal punto di vista economico che salutare.

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