La mostra “Rivoluzione Galileo” a Padova

//   6 marzo 2018   // 0 Commenti

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2 Galileo Galilei ph Masha Sirago 300x224Sette secoli d’arte a Padova con Galileo: artista, poeta, letterato oltre che scienziato.

Dopo Galileo nulla fu come prima. E non solo nella ricerca astronomica e nelle scienze, ma anche nell’arte. Con lui, il cielo passa dagli astrologi agli astronomi.

La mostra a Padova, a Palazzo del Monte di Pietà, dal 18 novembre 2017 al 18 marzo intende  raccontare la figura complessiva e il ruolo di uno dei massimi protagonisti del mito italiano ed europeo. Quanto la sua straordinaria figura di ricercatore astronomico e nella scienza è riuscito a influire sull’arte?3 Galileo Galilei ph Masha Sirago 300x224

Nella mostra capolavori dell’arte occidentale sono in dialogo con testimonianze e reperti diversi, consentendo i fruitori del viaggio alla scoperta di Galileo Galilei di scoprire un personaggio da molti sentito nominare ma da pochi realmente conosciuto approfonditamente, se non perché studiato a scuola.

Curata da  Giovanni C.F. Villa per la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo,  dalla mostra emerge l’uomo Galileo nelle molteplici sfaccettature: dallo scienziato padre del metodo sperimentale al letterato esaltato da Foscolo e Leopardi, Pirandello e Ungaretti, De Sanctis e Calvino. Dal Galileo virtuoso musicista ed esecutore al Galileo artista, tratteggiato da Erwin Panofsky quale uno dei maggiori critici d’arte del Seicento; dal Galileo imprenditore – non solo il cannocchiale ma anche il microscopio o il compasso –  al Galileo della quotidianità. Poiché l’uomo, eccezionale per potenza d’intuizione e genio scientifico, lo era anche nei piccoli vizi e debolezze, quali gli studi di viticoltura e la passione per il vino dei Colli Euganei – rifiutando la vil moneta” baratta i suoi strumenti di precisione con vino “del migliore” o la produzione e vendita di pillole medicinali.

4 Il Saggiatore 1623 di Galileo Galilei ph Masha Sirago 300x224

Il Saggiatore (1623) di Galileo Galilei

“Per corrispondere al desiderio che dai suoi scolari gliene viene espresso, pianta in sua casa una officina di strumenti matematici: abilissimo meccanico egli stesso, vigila, dirige e coadiuva la costruzione di apparecchi che dalle sue mani escono modificati, trasformati, perfezionati così che non via sia alcuno fra que’ gran signori e principi che lo udivano nello Studio, o che passando per Padova avean voluto conoscerlo, il quale non desideri portar seco un qualche saggio della officina galileiana, con quanta soddisfazione e con quanto vantaggio del Nostro è superfluo che io dica” ( da “Li diciotto anni migliori” pag.18 “Galileo Galilei a Padova” di Antonio Favaro, ed.Antenore)

A partire dagli splendidi acquerelli e schizzi dello stesso Galileo, che mostrano la sua altissima qualità di disegnatore, la mostra intende mostrare quanto lo scienziato fosse stato  un attento osservatore dell’arte, come confermano i commenti salaci su delle tarsie lignee prive di morbidezza e fatte di legnetti, ma anche su Arcimboldo, autore di capricci che hanno una confusa ed inordinata mescolanza di linee e colori. L’ influenza delle conquiste galileiane e della scienza moderna sulla cultura artistica è evidente già nel primo Seicento: con la minuziosa resa della natura, come testimoniano le straordinarie opere dei Brueghel e di Govaerts, ma anche in una pittura che recepisce immediatamente la prorompente portata delle macchine di Galileo.

Nel 1610 Galileo pubblica il “Sidereus Nuncius”, e un effetto immediato si può scorgere nella celebre “Fuga in Egitto” di Adam Elsheimer, prima raffigurazione della Via Lattea. E poi in una sequenza di artisti capaci di raffigurare la luna così come vista con il cannocchiale, tanto che una notevole sezione di mostra racconta proprio la scoperta della luna da Galileo fino ai giorni nostri. Nella sala 4, si può ammirare “Galileo mostra gli effetti del telescopio alla Signoria di Venezia” (1846) di Antonio Caini in parallelo all’altrettanta opera con lo stesso titolo (before 1867) di Guglielmo De Sanctis.

Anche il genere della natura morta sviluppa nuove formule compositive: i simboli della vanitas  lasciano il posto ad una raffigurazione documentaristica legata allo sviluppo delle scienze naturali. E poi un racconto iconografico per capolavori, tra le quali spicca il dipinto del Guercino dedicato al mito di Endimione (1647), con una delle prime raffigurazioni del cannocchiale perfezionato dallo scienziato pisano. Tra gli anni Venti e Trenta del secolo prende vita una vera e propria bottega galileiana, ovvero una generazione di artisti (Artemisia Gentileschi, l’Empoli, Stefano Della Bella, ecc.) in grado di condividere le suggestioni offerte dalla lezione dello scienziato. Come le “Osservazioni astronomiche” di Donato Creti ora in Pinacoteca Vaticana: straordinarie tele raffiguranti stelle e pianeti ritratti in modo da mostrare l’aspetto che presentano al telescopio, evocando le scoperte galileiane. Nella sala 9, “Galileo davanti all’Inquisizione” (1857) di Cristiano Banti, per ricordare il Tribunale del Sant’Uffizio che nel 1633 condannò Galileo costringendolo ad abiurare la sua tesi. L’abiura costrinse Galileo a dire di non aver visto quello che aveva visto. Ma videro i posteri e la sua fu vera gloria.

L’Ottocento diviene il secolo dei monumenti dedicati a Galileo. Ecco allora nel 1841 che il Granduca Leopoldo II di Lorena costruiva, in Palazzo Torrigiani, la Tribuna di Galileo, straordinario ambiente immaginato quale sintesi iconografica della scienza sperimentale, da Leonardo a Galileo. Poi Pisa, Roma, la Loggia degli Uffizi a Firenze per giungere alla trentaseiesima statua dei grandi padovani in Prato della Valle. A sancire il mito di Galileo accanto a quello di Dante, lo scienziato-umanista capace di una rivoluzione epocale per l’umanità ampiamente riverberata nell’arte. La mostra espone anche una sezione d’arte contemporanea che da Previati e Balla giunge fino ad Anish Kapoor, presente in mostra con l’opera di apertura.

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Masha Sirago, scrittrice e artista con Tiffany "Animal academicum" (opera d'arte formato francobollo)

E, in chiusura a questo articolo, il viaggio appassionante nella vita di Galileo mi porta a inserire questa immagine riportata su vari canali telematici e social per raccontare l’accostamento  di Galileo Galilei con Tiffany “Animal academicum”. Chi è Tiffany “Animal academicum”? Lo riporta l’Adnkronos: http://www.adnkronos.com/cultura/2017/01/05/cagnolina-degli-aforismi-masha-sirago-tiffany-mostra-milano_6kIC0HNVz1r5VDmRJv0fnK.html  e, per saperne di più, “Allo Spazio Filatelia Milano in mostra le opere in formato francobollo di Tiffany “Animal academicum” con cartolina postale e annullo filatelico”: http://www.mondoliberonline.it/allo-spazio-filatelia-milano-in-mostra-le-opere-in-formato-francobollo-di-tiffany-animal-academicum-con-cartolina-postale-e-annullo-filatelico/67042/  Il dialogo immaginario e letterario tra Galileo Galilei e Tiffany “Animal academicum” by Masha Sirago con questa immagine dello sguardo attento di Galileo sul “rettangolino dentellato” che rappresenta il progetto culturale da me ideato : http://www.pictaram.life/post/1656772499521606140_4059196364

Così sette secoli di arte occidentale, intrecciandosi con la scienza, la tecnologia e l’agiografia galileiana, raccontano  la parabola umana di Galileo celebrato in una Padova che lo vide protagonista per 18 anni. Ricordati dallo scienziato come i più felici per la libertà concessagli dallo Studio patavino, allora ai vertici della cultura europea. A corollario della mostra, l’Università agli Studi ha affiancato  un programma di iniziative, incontri, approfondimenti sulla figura di colui che è stato uno dei suoi più illustri docenti e Maestri. Info: www.fondazionecariparo.it

Leggi anche: Nuova apertura del complesso monumentale del Bo, storica sede dell’università di Padova: http://www.mondoliberonline.it/nuova-apertura-del-complesso-monumentale-del-bo-storica-sede-delluniversita-di-padova/56408/

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