“Fiducia e crescita, agire subito”

//   19 febbraio 2011   // 0 Commenti

confindustria

Mario Ravagnan Delegato Credito e Finananza Confindustria Padova 2 199x300Il  metalmeccanico è il settore portante del nostro sistema produttivo, uno dei più colpiti dalla crisi, ma anche uno dei più reattivi ad agganciare ogni minimo segnale di ripartenza. Ne parliamo con Mario Ravagnan, delegato di Confindustria Padova per il Credito e la Finanza e consigliere di amministrazione di Ravagnan Spa di Limena (Pd), capofila di un gruppo leader nell’impiantistica industriale del trattamento delle acque e nella caldareria, e con attività minori nei settori dell’acquacoltura e dell’agricoltura, con 250 addetti, 40 milioni di euro di fatturato e 60 milioni di consolidato Italia, unità produttive in Italia e in Messico.

Dopo lo scatto in avvio del 2011, nel terzo trimestre, secondo Unioncamere, il metalmeccanico ha registrato un rallentamento di produzione e fatturato, pur con indici ancora positivi. Quali le prospettive per il futuro?

«Il metalmeccanico continua a realizzare performance migliori della media degli altri settori, pur in una fase di peggioramento congiunturale italiano e globale che, nei giudizi degli imprenditori, dovrebbe proseguire per parecchi mesi. Ancora una volta è l’export a portare i migliori risultati con un +12,9% nel terzo trimestre e oltre un quarto del fatturato totale, a fronte di una domanda interna ancora in calo (-6,3%). È un risultato del riposizionamento in atto: le imprese padovane si stanno orientando verso i nuovi mercati, Bric in testa, ma non solo. Ė chiaro, però, che dentro al dato generale c’è un sistema fortemente polarizzato, tra chi si è concentrato su economie di scala, innovazione, presidio dei mercati, riuscendo a crescere, e chi operando prevalentemente sul mercato interno o in settori più esposti alla crisi sta pagando il prezzo più alto».

Per le imprese è previsto un cammino in salita. Saranno pronte a cercare nuove strade, cambiare modelli organizzativi e foto produzione 217x300riposizionarsi?

«Lo stanno già facendo. Ė un cambio di pelle necessario, soprattutto in uno scenario in cui appare sempre più fondamentale aprirsi ai mercati che, per mentalità e logistica sono difficili da conquistare. Ė uno sforzo che va sostenuto, non senza però una politica economica adeguata che punti a costruire un contesto adatto allo sviluppo e a migliorare la capacità competitiva delle nostre imprese rispetto ai competitor».

Quali i provvedimenti più urgenti?

«Le misure per la crescita non sono più rinviabili. Confindustria ha delineato una strategia coerente e coraggiosa che dia un chiaro segnale di inversione di marcia. A cominciare dall’anticipo della delega fiscale, modificando la composizione del prelievo in modo da renderla più favorevole alla crescita, riducendo le aliquote sul lavoro e le imprese, queste ultime 13,5 punti sopra la media europea, e recuperando le risorse da spesa improduttiva, riforma delle pensioni, lotta all’evasione. In questa prospettiva, misure fiscali sulla casa e, se necessario, un’imposta contenuta sui patrimoni maggiori possono essere accettate se finalizzate con preciso impegno del Governo alla riduzione del prelievo su attività produttive e lavoro. Gli italiani non si tireranno indietro. Poi occorrono investimenti in grandi opere, infrastrutture, interventi sul mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali. Occorre recuperare quella fiducia del mondo economico che consenta la ripresa degli investimenti dei grandi capitali nel nostro Paese».

L’accesso al credito continua ad essere un tema caldo. Quali segnali emergono dal rapporto banca-impresa?

«Da una nostra indagine è emerso che per il 51,2% delle piccole e medie imprese padovane il rapporto con gli istituti di credito è peggiorato negli ultimi sei mesi. Il 75% in particolare lamenta un costo del denaro in sensibile aumento e prestiti bancari più difficili, una percentuale che sale al 82,4% nelle aziende di medie dimensioni. Scongiurare il rischio di un credit crunch è fondamentale in un contesto fatto di tensioni finanziarie, fatturati in contrazione, tempi di incasso più lunghi e incerti. A ciò si aggiungono vincoli, come il Patto di stabilità, che allungano in modo insostenibile i tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni. Tutto ciò ha pesanti conseguenze sulla liquidità aziendale e quindi sull’operatività delle imprese».

 foto produzione 2 300x199Cosa vi aspettate dagli istituti bancari per far ripartire produzione e investimenti?

«Ė evidente che le stesse banche sono vittime del ciclone finanziario e le loro difficoltà sono oggettive. Lo testimonia l’allarme sulla liquidità lanciato dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas. Ed è altrettanto evidente che oggi sono molto più prudenti prima di concedere finanziamenti. Ma ciò che chiediamo è di credere ancora e di più nelle nostre imprese perché non manchi il sostegno a quelle realtà solide, che investono, innovano, rischiano, esportano. L’altro aspetto strategico in questo momento è migliorare la struttura finanziaria delle aziende: più patrimonializzazione con mezzi propri, più apertura del capitale a terzi attraverso alleanze industriali e private equity. Devo dire comunque che gli istituti di credito, complice la crisi, hanno capito e rivalutato il ruolo che hanno le associazioni per un costante e produttivo confronto sul territorio perché, oltre all’oggettiva affidabilità dell’impresa, è indispensabile la condivisione della progettualità».

 Come si è mossa Confindustria Padova in questa direzione?

«Negli ultimi due anni abbiamo stretto accordi con i principali istituti bancari del territorio per garantire un dialogo rapido ed efficace finalizzato alla continuità del credito alle piccole e medie imprese, sia per fronteggiare l’emergenza nel pieno della crisi, sia per sviluppare strategie di internazionalizzazione, innovazione, crescita dimensionale. Per facilitare questo dialogo e la trasparenza tra Pmi e banche, inoltre, l’Area credito e finanza di Confindustria Padova ha predisposto un fascicolo informativo che riporta tutte le notizie di carattere quantitativo e qualitativo utili a far meglio conoscere l’impresa, focalizzando, oltre ai dati economici e patrimoniali, prospettive di sviluppo, mercati di espansione, governance. La condivisione del fascicolo con le banche è un altro passo in avanti. Ai nostri imprenditori chiediamo lo sforzo di “raccontarsi”, alle banche la capacità di “leggere” il valore aziendale oltre gli automatismi dei numeri».


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