Verna: “L’economia italiana ha fondamenta solide, resisterà. Il vero problema è l’immobilismo della politica”

//   24 luglio 2012   // 1 Commento

fabio vernaLa situazione economica del paese appare sempre più grave e noi ne abbiamo parlato con Fabio Verna, un noto economista, ma con una formazione direttamente maturata sui mercati finanziari internazionali: allora Professore ci dia le Sue valutazioni su cosa sta accadendo?

“Dopo quest’ultimo venerdì nero per le borse europee, in particolare per la nostra Piazza Affari e per la borsa di Madrid che perde in una sola seduta oltre il 6%, la via crucis dell’euro-sistema continua inesorabile. Lo spread, questo termine tecnico che da un anno tutti noi abbiamo imparato a conoscere, il quale indica il differenziale tra i diversi rendimenti obbligazionari, ha raggiunto in Spagna quota 600 basic points fra i titoli del debito pubblico iberico ed i “bund” tedeschi, con un ulteriore aggravamento della crisi tutta finanziaria dell’economia spagnola. Una fase di grave recessione drasticamente rappresentata dalle desolanti parole del Ministro del Bilancio del governo madrileno Cristobal Montoro: “non abbiamo più nemmeno un euro nelle casse dello stato, se la B.C.E. non avesse acquistato i nostri titoli del debito pubblico il nostro paese sarebbe in default”. Una crisi finanziaria importata da oltre oceano ma che con il suo effetto domino si sta diffondendo anche in altri paesi dell’eurozona e che ormai sta divenendo pienamente una crisi economica”.

Su molti network si parla ormai diffusamente di “rischio contagio”, dopo la Grecia e più recentemente la Spagna, da più parti si ventila l’ipotesi che il prossimo paese che verrà investito da questa bufera finanziaria sarà il nostro, Lei cosa ne pensa?

“Indubbiamente la situazione è complessa e le difficoltà che la nostra economia sta attraversando sono notevoli, la crisi finanziaria derivata dalla bolla speculativa, definita dei mutui “subprime” ha trovato terreno fertile in molti stati europei già fortemente gravati da ingenti debiti sovrani e sicuramente anche il nostro paese ha subito e sta ancora subendo forti attacchi speculativi, ma i fondamentali su cui poggia l’economia del nostro paese sono ancora solidi, naturalmente il “rischio contagio” a cui sia Lei che molti Suoi colleghi fanno riferimento è reale e personalmente ritengo che per tutto il corrente mese d’agosto sia le borse europee, sia il già citato spread, faranno altalenare parecchio i mercati finanziari e questo almeno sino a quando a settembre la Corte costituzionale di Karlsruhe non autorizzerà l’intervento del fondo salva stati, varato lo scorso 28 giugno dal Consiglio europeo e teoricamente in vigore già dal 9 luglio. In attesa che trascorra questa burrascosa estate, la Banca d’Italia ha sospeso l’asta di titoli italiani già fissata per la metà di agosto, mentre Mario Draghi conferma che la B.C.E. ha tutte le riserve necessarie per sostenere l’economia dell’eurozona.”

Mi sembra che Lei sia passabilmente ottimista sulle possibilità di superare la corrente crisi?

“Personalmente valuto due fattori, uno tecnico che ci offre dei dati nonostante tutto positivi; mentre l’altro, di carattere politico che mi lascia diverse perplessità. Il nostro paese ha un debito pubblico che ormai ammonta a 2.000 miliardi di euro, detenuto per circa il 60% dai nostri risparmiatori o dalle nostre istituzioni, con la restante quota del 40% in mano ad investitori esteri. Il nostro stato ha altresì un patrimonio pubblico valutato prudenzialmente in 1.800 miliardi di euro, che correttamente alienato potrebbe ridurre una quota notevole del tanto citato, quanto gravoso debito pubblico. A fianco di questi valori, abbiamo un patrimonio privato che pur al netto della svalutazione immobiliare o della caduta del reddito, assomma a valori apprezzabili fra i 6.500 ed i 7.000 miliardi di euro. Dunque anche se come è facile presupporre, venissimo attaccati, sin dal corrente mese di agosto, dalla speculazione internazionale o dal cosiddetto “rischio contagio” avremmo comunque degli argini di tenuta piuttosto notevoli. Invece il nostro punto di debolezza resta nella politica, nelle sue contraddizioni, nella sua incapacità di affrontare i reali problemi del paese. Nello scorso autunno con lo spread in forte crescita, avevamo bisogno di una politica economica che proponesse una discontinuità nei confronti delle scelte poste in essere antecedentemente, e questa il Presidente Monti è stato in grado di assicurarla. Eppure oggi questo nuovo decisionismo, questa politica di rigore finanziario, non basta più, in quanto per stessa ammissione di Monti, il suo governo è transitorio, mentre i mercati chiedono stabilità per pianificare investimenti di medio periodo. Se Monti ha fatto e continua fare fatica a portare avanti delle significative riforme strutturali, sempre pressato dalla logica troppo spesso clientelare dei partiti, figuriamoci cosa accadrà nel dopo Monti quando i partiti dovranno affrontare le promesse fatte nell’ormai imminente campagna elettorale; quegli stessi partiti che gli hanno consentito di operare solo secondo la logica emergenziale dettata dalla manovra correttiva sul deficit corrente.”

Professore allora ne deduco che Lei auspichi che a Palazzo Chigi resti un governo tecnico?

“No, sono i cittadini che hanno il diritto di eleggere i propri rappresentanti e con essi i propri governi; auspico che il nostro paese possa avere un governo che offra stabilità al paese. Le politiche economiche e con esse i mercati finanziari, chiedono aspettative positive, sono infatti le aspettative che muovono i grandi capitali e che fanno crescere le nazioni e con queste il benessere sociale.”

Abbiamo toccato taluni aspetti della vita politica del nostro paese e vorrei concludere proprio con una domanda su una questione di attualità politica: cosa ne pensa delle intercettazioni sulla linea telefonica del Presidente della Repubblica?

“Il Capo dello Stato gode di prerogative debitamente sancite dalla costituzione, fra cui quella sulla assoluta privacy su tutte le sue comunicazioni e dunque anche su quelle telefoniche, ma io sono un economista ed almeno dal mio punto di vista riterrei che i problemi maggiormente pressanti per il nostro paese siano altri: abbiamo un debito pubblico che grava pesantemente su ciascuno di noi, una pressione fiscale da primato che deprime la crescita e che a sua volta genera un’evasione per oltre un centinaio di miliardi di euro all’anno, una spesa pubblica fuori controllo con addirittura la Sicilia a rischio “default”, abbiamo un “sommerso” valutato dai più qualificati centri studi in circa il 16% del P.I.L. e dunque non ritengo che la questione attinente la mancata distruzione delle intercettazioni telefoniche del Presidente Napolitano, sia fra le priorità che i nostri concittadini auspicano di veder prontamente risolte dai nostri rappresentanti nei partiti e nelle istituzioni.”


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1 COMMENT

  1. By Francesco Saverio, 21 maggio 2013

    L’auspicio è che la lucida e completa analisi del Prof. Verna sia recepita dai rappresentanti dei partiti che a breve dovranno assumersi, finalmente, le proprie responsabilità davanti al Paese.
    Ora non possono più nascondersi come topi!

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