Intervista ad Andreea Vass, consigliere economico del primo ministro della Romania

//   4 luglio 2011   // 0 Commenti

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Andreea Vass ricopre attualmente l’incarico di consigliere economico del primo ministro della Romania ed è professore universitario presso l’Accademia di Studi Economici , ASE, di Bucarest. A soli 31 anni è una delle personalità più ascoltate ed influenti nel panorama politico romeno. Ha costruito il proprio percorso di formazione attraverso diversi dottorati di ricerca presso London School of Economic, Stanfor University, Maison des Sciences de l’Homme, e con attività svolte presso l’ONU, il  WTO e la Nato.

ML: In questa fase, l’economia nazionale sembra essere riemersa dalla fase di recessione. La ripresa economica, per il momento è solo “tecnica”, può essere considerata concreta e duratura?

Anreea Vass: A prima vista, la ripresa economica può sembrare solo “tecnica”. Tuttavia, al di la delle statistiche di aumento del 1,7% nel primo trimestre del 2011 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e un aumento previsto del PIL di1,5% nel 2011 e del 4% nel 2012, può essere visto come un cambio di paradigma economico. Il passaggio da un modello di crescita economica basata sui consumi e le importazioni a uno che si concentra sugli investimenti e le esportazioni appare sempre più come l’unico percorso di sviluppo sostenibile tra le economie di tutto il mondo.

Il governo ha fatto alcune importanti riforme necessarie per l’economia rumena, in modo da garantire una ripresa duratura. Abbiamo iniziato con i problemi fiscali della Romania, malgrado le possibili e non auspicabili perdite di gradimento e consenso politico. Abbiamo agito sul lato delle grandi riduzioni della spesa pubblica, seguendo l’esperienza europea, dalla quale abbiamo appreso che gli aggiustamenti strutturali incentrati sul lato della spesa hanno più successo, non generano fenomeni recessivi e conducono a un consolidamento più stabile del bilancio statale.

Inoltre abbiamo fatto un passo importante con l’adozione, per la prima volta in Romania, di un piano finanziario pluriennale e della legge di responsabilità fiscale. Attraverso questi accorgimenti, potremo realizzare la riduzione del deficit di bilancio, e raggiungere maggiori livelli di trasparenza e prevedibilità.

Il Codice del lavoro adottato di recente porta ad alcuni cambiamenti importanti per il settore privato. La modalità di assunzione e di licenziamento del personale è stata resa più flessibile, i datori di lavoro possono stipulare contratti di lavoro con durata determinata di massimo 36 mesi, rispetto ai 24 mesi previsti dalla precedente legislazione, e possono ridurre l’orario di lavoro settimanale o ridurre il numero dei propri dipendenti durante le fasi di crisi economica con maggiore facilità . Inoltre, il Codice del dialogo sociale sta completando il codice del lavoro attraverso la riforma che mira a ristrutturare i sindacati, le associazioni dei datori di lavoro e il concetto dei contratti collettivi di lavoro.

Per quanto riguarda la riforma del sistema pensionistico pubblico, sono state implementate quattro misure principali: l’eliminazione delle pensioni che non si basano sul principio contributivo, l’aumento dell’età pensionabile, l’indicizzazione delle pensioni e l’introduzione di una pensione minima sociale. Partendo dal principio che un paese indebitato non è un libero, così facendo, abbiamo ridotto l’onere finanziario sia per lo stato sia per la prossima generazione.

Al fine di creare le capacità e le competenze richieste dal mercato del lavoro, ed in particolare dal mercato del lavoro europeo, con la nuova legge nazionale per l’istruzione si sviluppa un sistema educativo incentrato sullo studente e sulla qualità del percorso di studi. Incoraggiamo apprendimento duraturo alunni e gli studenti rumeni.

ML: In Romania, come nel resto del mondo, ci sono alcuni fattori macroeconomici che possono influenzare il percorso di crescita e sviluppo. Come valuta il problema dell’inflazione? Che cosa si aspetta nel medio termine, ci potrà essere una riduzione di tale indice?

Andreea Vass: Noi abbiamo ottime performance sulle esportazioni, ma incontriamo difficoltà con l’inflazione. Nel 2010, le esportazioni hanno registrato il loro livello più alto di tutta la storia della Romania, con un valore complessivo di 37,25 miliardi di euro. Nello stesso anno si è dimezzato il deficit commerciale rispetto al 2008. Più di questo, nei primi quattro mesi del 2011 l’esportazione delle merci è stata del 36% in più rispetto allo stesso periodo del 2010.

All’inizio dell’anno, abbiamo previsto un livello di inflazione di 5,1% per il  2011. Il livello effettivo di inflazione è  dell’8,41%, il più alto dell’Unione europea. Dobbiamo analizzare le fonti che generano l’inflazione. L’aumento dell’inflazione, prima di tutto, è dovuto ad un aumento generale dei prezzi alimentari. Sul breve termine, è possibile che l’inflazione tenda ad aumentare, come diretta conseguenza delle evoluzioni sul mercato energetico. Una liberalizzazione dei prezzi dell’energia significa anche un aumento dei prezzi dell’energia per le aziende. A partire dal 1 luglio, le società rumene, salvo quelle produttrici di energia termica, pagheranno il 10% in più per il gas naturale, ma è il primo passo necessario nella strategia di liberalizzare il mercato del gas naturale entro il 2013 per le aziende e tra il 2013 e il 2015 per i consumatori. Questo porterà probabilmente ad un aumento generale dei prezzi che equivale ad una crescita dell’inflazione. La Banca Nazionale di Romania (BNR) ha gestito bene la situazione fino ad ora. Nel medio termine, ci aspettiamo una evoluzione più favorevole, al fine di raggiungere il livello previsto, se non per quest’anno, almeno per l’inizio di quello successivo.

ML: Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una “bolla bancaria” quando il mercato è stato alimentato con eccesso di liquidità a cui ha fatto seguito una fase restrittiva del credito. Come valuta oggi l’atteggiamento delle banche per aiutare l’economia e nel promuovere la ripresa degli investimenti? Che ruolo ha avuto il FMI?

Andreea Vass: Dopo la “bolla bancaria”, le banche hanno adottato un comportamento molto più prudente. Hanno cominciato a cercare operazioni meno incerte. Oggi, si assiste ad una ripresa degli investimenti per le società non finanziarie, e ad un lento miglioramento della situazione finanziaria della popolazione. La BNR nelle informazioni rilasciate nel maggio di quest’anno ha informato che nel primo trimestre del 2011 la domanda di credito delle società non finanziarie ha avuto un’evoluzione positiva che si presume continuerà nel prossimo trimestre, come conseguenza delle aspettative favorevoli sulla situazione economico. Il Fondo Monetario Internazionale, insieme con la Commissione Europea, ha avuto un ruolo decisivo, migliorando la stabilità del paese sia internamente quanto esternamente garantendo che i provvedimenti che il  Governo aveva preso erano quelli giusti.

 

ML: Quali sono i principali pilastri della politica economica del governo? Quali sono le sue aspettative per il futuro?

Andreea Vass: Il Governo aveva tre avversari principali nel 2008. Prima di tutto, la più grave crisi economica negli ultimi 60 anni, poi, il deficit di bilancio del 4,8% del PIL nell’anno con la più alta crescita economica (7,9%) che ha portato la Commissione Europea ad attivare la procedura  di infrazione per disavanzo eccessivo, e infine, uno stato da riformare e le irragionevoli decisioni assunte dal  governo Tăriceanu che aveva aumentato i salari e le pensioni di un punto, senza avere la necessaria copertura finanziaria e quindi  andando a generare debito aggiuntivo per la spesa sociale. Di conseguenza, siamo stati chiamati a far fronte a questa situazione da subito in modo aggressivo.

L’azione del governo nell’affrontare la crisi economica e finanziaria si è strutturata su tre pilastri. Il primo è rappresentato dalle riforme strutturali, al fine di evitare gli sforamenti economici di bilancio più importanti. Era stato previsto che, in assenza delle misure di austerità adottate dal governo, il deficit di bilancio generale sarebbe stato vicino al 10% del PIL nel 2009 e al 14% nel 2010 e nel 2011. Al momento le stime di  deficit di bilancio del PIL per l’anno in corso si attestano al 4,4%. Nel primo trimestre del 2011 abbiamo registrato un deficit di bilancio di solo l’1% del PIL, dato che ci mantiene in linea con la riduzione programmata.

In secondo luogo, abbiamo lavorato sul miglioramento delle finanze pubbliche. Lo sforzo del governo si è concentrato, da un lato, sul miglioramento e  sulla riduzione della spesa pubblica (67% nel 2009, 69% nel 2010, rispettivamente, dello sforzo di risanamento del bilancio totale) e, dall’altro, ad aumentare i ricavi (33% nel 2009 , 31% nel 2010, rispettivamente, dello sforzo di risanamento del bilancio totale).

Infine, questi due pilastri sono stati completati con le misure per il rilancio di uno sviluppo economico sano e, nel lungo periodo, con misure volte al mantenimento dei posti di lavoro e al rafforzamento delle misure di riassorbimento dei disoccupati, al miglioramento degli investimenti pubblici, alla promozione di investimenti privati attraverso  gli aiuti di Stato o con garanzie statali, alla diminuzione degli oneri fiscali e amministrativi per le imprese in difficoltà e alla accelerazione dell’assorbimento dei fondi comunitari.

In tal modo, ci aspettiamo di rimettere l’economia della Romania sul percorso di uno sviluppo reale e sostenibile, attraverso la crescita degli investimenti considerato uno dei nei principali pilastri della politica economica.

ML: La Romania dovrà presto decidere se e quando adottare l’euro.Quali sono le sue aspettative ? La volatilità eccessiva del tasso di cambio può avere effetti negativi sulla ripresa economica?

Andreea Vass: Nonostante le discussioni sulla sostenibilità della politica economica rumena negli ultimi mesi, la Romania mantiene la scadenza del 2015 per l’adozione dell’euro. Per il momento però, la Romania ha soddisfatto solo 2 dei 5 criteri di Maastricht, quelli riguardanti il tasso di cambio e il debito pubblico. Mantenere l’obiettivo rappresenta un catalizzatore importante per la coerenza delle politiche economiche. I vantaggi dell’adozione dell’euro sono superiori agli svantaggi.

L’adozione dell’euro è associata a benefici come i costi di transazione più bassi e tassi di interesse più bassi che inducono a maggiori investimenti. La moneta unica elimina le incertezze relative alle variazioni dei tassi di cambio e riduce quindi il rischio relativo al commercio estero, portando ad una crescita del commercio internazionale e degli investimenti che alla fine generano un alto livello di PIL pro capite. Inoltre, facendo parte di una zona con una moneta unica significa avere più vantaggi per i cittadini e per le imprese. Questi vantaggi sono tradotti in un ambiente più stabile per l’intera economia, eliminando le fluttuazioni del corso valutario e quindi eliminando le incertezze, i rischi ed i costi di cambio. L’eliminazione dei costi relativi al cambio delle valute diverse faciliterà business nei mercati extra-europei e renderà più facile il confronto dei prezzi di beni e servizi tra i  diversi paesi della zona euro e, di conseguenza, migliorerà la concorrenza. Sul lungo periodo, l’adozione dell’euro può essere visto come uno strumento per l’aumento del tenore medio di vita.

ML: La in Grecia, quasi in default finanziario, può influenzare il paese? Crede che la Romania sarà coinvolti nel piano di salvataggio finanziario?

Andreea Vass: In una qualche misura tutto è economicamente connesso. È per questo motivo che la situazione greca potrebbe influenzare l’economia rumena in diversi modi. Prima di tutto, c’è il rischio di contagio finanziario. Poi, c’è il rischio di impatti negativi sul commercio, sugli investimenti diretti stranieri (FDI) e nelle rimesse dei lavoratori .

In qualità di partner commerciale, la Grecia ha mantenuto però un profilo marginale: nel 2010 infatti solo 1,5% delle esportazioni della Romania erano dirette in Grecia, mentre le importazioni dalla Grecia rappresentano solo il 1,3% del totale delle importazioni dello stesso anno.

La Romania è più vulnerabile, invece, rispetto una eventuale riduzione dei flussi di FDI dalla Grecia. Secondo gli ultimi dati della BNR, nel 2009, la Grecia occupa la quinta posizione tra i principali investitori in Romania. Lo stock di investimenti diretti esteri greci rappresentato il 6,6% del totale dei flussi di FDI, come nel 2008.

Nel settore bancario, la situazione è sotto controllo, anche se il grado di attenzione rimane alto. Le filiali delle banche greche che operano in Romania potrebbero essere tentate di ridurre la loro esposizione al fine di aiutare le loro sedi centrali in Grecia in termini di finanziamenti e di liquidità. Comunque la BNR è preparata ad affrontare un eventuale situazione di shock. Inoltre, i 5 miliardi di euro messi a disposizione della Romania da parte del FMI sono una sorta di una fondo di protezione. Essi rappresentano un accordo preventivo e attualmente non sono in programma di essere utilizzati.

I problemi che hanno recentemente colpito la moneta nazionale in Romania, il Leo, non sono stati indotte solo dai problemi in Grecia, ma anche dall’aumento percepito dagli investitori rispetto al rischio globale. Eppure c’è un impatto indiretto che potrebbe influenzare la ripresa economica della Romania e cioè il rallentamento della crescita economica dell’Unione europea a seguito della situazione greca.

Il piano di salvataggio finanziario per i paesi fuori della zona euro non è ancora stato deciso. Il progetto della presidenza ungherese è in discussione. Fino ad ora, la proposta è quella di reindirizzare una quota dei fondi UE alla Grecia, un’azione, comunque, che non prevede l’utilizzo di  fondi del bilancio nazionale. Certo è che i paesi della zona euro contribuiranno a sostenere la Grecia, ma le implicazioni per la Romania e il grado del suo coinvolgimento sarà valutata solo dopo una decisione definitiva.

ML: La maturità della classe dirigente di un paese è prevalentemente valutata da due indicatori: il tasso di corruzione e dal tasso di evasione fiscale. Qual è la vostra opinione in merito?

Andreea Vass: Il tasso di corruzione e di evasione fiscale sono preoccupanti. Il tasso di percezione della corruzione nel 2010 pone la Romania alla posizione 69 (su 178 paesi), con un punteggio di 3,7 su un massimo di 10 concordato ai paesi altamente “puliti”. Siamo in grado di apprezzare positivamente la creazione nel 2005 del DNA, la direzione nazionale anti corruzione, ma abbiamo ancora bisogno di misure efficaci in questo senso.

Si può percepire la Romania come un paese corrotto, senza gente corrotta come è stato per troppi anni in passato. Ora, i cambiamenti sono visibili e la volontà politica di combattere la corruzione è fondamentale: si legge sempre di più di persone indagate per corruzione  e sottoposte a procedimento. Quattro nuovi codici sono stati attuati in modo da ripristinare la credibilità del sistema giudiziario, incrementando la trasparenza, semplificando il quadro giuridico e migliorando il grado di accessibilità, con aspetti positivi già visibili e menzionati nella relazione rilasciata dal comitato di cooperazione e verifica.

L’evasione fiscale è un problema, perché la diminuzione delle risorse finanziarie dello Stato rende difficile il pagamento delle pensioni e dei salari, degli investimenti e  di tutte le attività delle autorità pubbliche che servono ai cittadini. Eppure, siamo sulla strada giusta. Nel 2010, a seguito di ispezioni fiscali, gli importi supplementari determinati sono stati il 74% in più rispetto al 2009. Le entrate di bilancio  sono state pari al 33% del PIL nel 2010, un record negli ultimi 20 anni, in parte a causa del successo nella lotta contro l’evasione fiscale.

Il mercato del lavoro nero è diminuito grazie anche all’adozione del nuovo codice del lavoro che include sanzioni molto più alte. Così, il numero ufficiale di contratti di lavoro attivi nel presente è di 6,37 milioni, ed è molto più alta rispetto al 2008, quando furono 6,23 milioni, ma va considerato che fu l’anno con la più alta crescita economica.

C’è, naturalmente, un sacco di lavoro da fare per ottenere il grado desiderato di maturità anche  della classe operaia.

ML: Ad oggi, la Romania ha uno dei più bassi tassi di utilizzo dei fondi strutturali europei, il che implicitamente significa perdere terreno nei confronti di altri concorrenti europei. Quale potrebbe essere lo stimolo per un loro maggiore impiego?

Andreea Vass: Abbiamo già adottato misure per migliorare l’assorbimento dei fondi comunitari. Da un lato, questi riguarda una serie di agevolazioni finanziarie ai beneficiari. Abbiamo raddoppiato il massimo di pre-finanziamento delle quote, dal 15 al 30% del valore ammissibili e concesso pre-finanziamenti anche ai beneficiari privati che godono di aiuti di Stato, fino al 35% del valore della sovvenzione. Abbiamo migliorato la flessibilità dei criteri di ammissibilità, per quanto riguarda la mancanza di debito verso i bilanci pubblici, e abbiamo introdotto la possibilità di pegno / ipoteca del patrimonio rilevante nel progetto. I beneficiari privati hanno la possibilità di aprire “conti progetto” non solo con la Tesoreria dello Stato, ma anche con le banche commerciali. Inoltre, l’obbligo per le micro-imprese per fornire il co-finanziamento dei progetti europei in forma del proprio contributo ai costi ammissibili (nel Programma Operativo Regionale) è stato rimosso. Il valore del progetto completo è concesso ai beneficiari che sono istituzioni della pubblica amministrazione centrale. Le procedure di asta sono state accelerate, modificando la legislazione in materia di acquisizioni.

D’altra parte, ci sono misure che mirano alla semplificazione della guida del richiedente. Ci sono alcuni documenti, come la “Sintesi del progetto”, che non sono più necessari quando il progetto è presentato, mentre altri vengono sostituiti con dichiarazioni sulla responsabilità del richiedente (copie “secondo l’originale” sono ammessi in luogo dei certificati originali). Inoltre, l’elenco dei documenti richiesti viene richiesto quando il contratto di finanziamento è firmato e gli obblighi dei beneficiari partono  chiaramente dopo la firma dei contratti.

Come conseguenza si è accelerato il ritmo assorbimento. Fino al 24 giugno, il totale dei pagamenti ai beneficiari è aumentato a 2.640 milioni di euro, che rappresenta quasi il 13% della dotazione 2007-2013 relative al pre-finanziamento e rimborsi. I contratti firmati coprono oltre il 55% dei fondi allocati per i sette anni, così le nostre priorità sono tre per il momento: l’attuazione! realizzazione! L’implementazione del! E le altri tre priorità sono: l’attuazione responsabile, corretta e lecita!

ML: Il settore delle energie rinnovabili che potrebbe essere un segmento trainante dell’economia ha vissuto un periodo di incertezza. Nelle prossime settimane dovrebbe essere definitivamente approvato la legge su E-RES. Gli investimenti stranieri possono venire, ma molti altri sono stati dirottati verso altri paesi. Un’opportunità o un’occasione perduta?

Andreea Vass: Dobbiamo rispettare gli obblighi assunti con la strategia di Europa 2020 per quanto riguarda il terzo obiettivo, il cambiamento climatico e l’energia. L’approvazione della legge sulle risorse rinnovabili imporrà un quadro legislativo meno incerto, necessario per attrarre gli investitori stranieri. Vedremo se abbiamo preso o abbiamo perso questa opportunità. Io credo che la  Romania sia viva e vegeta !



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