Ingeteam di Castel Bolognese: orgoglio italiano degli inverter fotovoltaici

//   22 luglio 2011   // 0 Commenti

In soli tre anni di vita, Ingeteam ha conosciuto una crescita travolgente, tanto che l’ultimo bilancio parla di un fatturato di 82 milioni, ricavi per 17 milioni di euro e 530 Megawatt installati nel 2010. Continui investimenti nella ricerca e sviluppo e uno staff di professionisti più giovane della media delle grandi aziende: sono questi i segreti del vostro successo?

“Direi che la ricetta di Ingeteam, che ci ha portati a raggiungere questi ambiziosi risultati e a conquistare il 10% del mercato italiano degli inverter fotovoltaici in un tempo così breve, è l’insieme di molti ingredienti: in primis prodotti efficienti e affidabili in ogni condizione e su ogni tipo di impianto, uno staff preparato, motivato e giovane (per la metà composto da donne e la cui età media è 31 anni), ma anche la capacità di aver saputo ascoltare il mercato e fornire delle risposte di buon livello. Credo che abbiamo saputo cavalcare l’onda verde”.

Avete annunciato l’apertura di tre nuovi divisioni in Emilia-Romagna: trazione ferroviaria, impianti a biomasse e a solare termodinamico. Potrebbe illustrarci nel dettaglio queste novità e il loro potenziale sia in termini di innovazione che di business?

Si, abbiamo annunciato l’avvio anche in Italia di queste tre nuove divisioni e l’inaugurazione di un laboratorio di ricerca e sviluppo, che lavorerà sull’elettronica di potenza – in particolare applicata al settore eolico e fotovoltaico, alla realizzazione di reti di distribuzione elettrica intelligente “Smart Grid” e agli impianti di generazione elettrica isolata “Stand alone” – a stretto contatto con la divisione ricerca della casa madre in Spagna. La divisione di trazione ferroviaria lavorerà allo sviluppo di locomotori elettrici di ultima generazione, in grado di garantire le prestazioni richieste dal mercato con un consumo di energia elettrica significativamente inferiore alla media, e con un ritorno sull’investimento nell’arco di appena 3 anni. Verrà inoltre introdotta sul mercato Italiano l’intera gamma della divisione “Traction”: dai sistemi di alimentazione delle catenarie con recupero di energia in rete “Inge Ber”, ai sistemi di propulsione per tram, metropolitane e autobus elettrici. Il comparto biomasse garantirà, anche in Italia, un ciclo di progettazione/produzione a 360° che consente di avere centrali “chiavi in mano”, con la comodità di potersi rivolgere ad un solo soggetto. Infine, il solare termodinamico: una tecnologia all’avanguardia, che prevede l’utilizzo di specchi parabolici per accumulare il calore del sole e produrre in questo modo energia. A differenza dei tradizionali impianti a pannelli fotovoltaici, questo tipo di installazione ha il pregio di continuare a funzionare anche di notte, permettendo quindi una produzione uniforme e continua di elettricità durante l’intero arco della giornata. Proprio nel settore del solare termodinamico Ingeteam ha maturato importanti esperienze. Siamo stati infatti partner del colosso delle rinnovabili Acciona nella costruzione di 4 centrali solari a concentrazione (1 in America e 3 in Spagna) della potenza di 60 MW ciascuna. Per ogni centrale, il cui costo complessivo si aggira intorno ai 300 mln €, l’investimento di Ingeteam è stato di 60 – 80 milioni. Per questo nuovo settore siamo alla ricerca di partner che si vogliano affidare alla competenza di Ingeteam, player dinamico ed esperto, in grado di fornire le migliori garanzie per un rapido ritorno sull’ investimento.

Ad inizio anno avete inaugurato un progetto dedicato alla mobilità sostenibile con l’installazione di colonnine di ricarica rapida per autoveicoli elettrici. Può essere davvero questa la risposta all’inquinamento da gas di scarico e al caro petrolio?

Abbiamo deciso di investire nel settore della mobilità sostenibile perché è indubbio che le automobili elettriche saranno il futuro della mobilità. Non si tratta di una moda “green” del momento, ma di una scelta obbligata, dettata da tre ragioni così profonde che non possono più essere ignorate. Innanzi tutto l’inquinamento: tutti gli esperti del settore sono concordi nel dire che l’effetto serra sta distruggendo il clima del nostro pianeta, e noi tutti non possiamo ignorare che questo ci tocca da vicino. Le altre due motivazioni sono tra loro collegate: il petrolio, così come tutti i combustibili fossili, è in via di veloce esaurimento e dunque il suo costo è destinato ad aumentare in maniera esponenziale. Il mercato oggi è pronto a raccogliere la sfida dell’auto elettrica: le case automobilistiche, che ormai da anni stanno sviluppando progetti di mobilità alternativa, oggi sono in grado di fornire prodotti competitivi sia dal punto di vista dell’autonomia che delle prestazioni del veicolo. Le preoccupazioni maggiori riguardano l’autonomia del mezzo, ragion per cui attualmente si sta spingendo moltissimo sulla tecnologia delle batterie agli ioni di litio, e il contenimento dei costi di sviluppo e costruttivi. Lo sforzo che si sta compiendo è quello di fornire al consumatore finale, noi tutti, un’automobile sotto tutti i profili (anche nel prezzo) simile a quelle odierne. Quello che manca per il reale decollo della mobilità sostenibile è uno standard di strumentazione e di ricarica riconosciuto e adottato da tutti i costruttori e la volontà politica che fino a questo momento è stata carente o, in certi casi, addirittura assente. Al giorno d’oggi, però, nemmeno il politico più sprovveduto può ignorare che c’è una sensibilità crescente da parte dei cittadini su questi temi. Se dovessi fare una previsione su quando questo nuovo mercatò esploderà, direi sicuramente non più tardi del 2020, per quel tempo tutte le condizioni saranno mature. Una prospettiva di questo tipo però fa notare come, in un futuro molto prossimo, il consumo di elettricità è destinato ad aumentare molto rispetto ad oggi. È per questo che Ingeteam, così come altri operatori del settore, è impegnata nello sviluppo di sistemi per la smart grid: dispositivi integrati alla rete elettrica in grado di ridurre gli sprechi e di indirizzare l’energia, anche di picco, lì dove serve.

Per quanto riguarda lo Smart Grid, invece, quanto dovremo attendere affinché questo tipo di rete anti sprechi si diffonda in tutta Italia?

Difficile stabilire una data entro la quale la diffusione di tali reti sarà pronta nel nostro Paese. Un primo sforzo per la transizione verso le “smart grid” è già in atto, ma c’è ancora molto da fare e gli investimenti necessari per giungere a obiettivi accettabili entro il 2020 dovranno crescere molto. La rete intelligente potrebbe essere uno dei più grandi generatori di ricchezza di questo decennio e i progetti europei in corso riguardanti le “smart grid” rappresentano un buon punto di partenza.
Il punto è che lo sviluppo della ricerca scientifica sulle “smart grid” richiede una vasta cooperazione multidisciplinare e interdisciplinare, che coinvolge diversi soggetti, sia pubblici, sia privati. E’ necessario che gli investimenti siano equilibrati e che tutti gli attori interessati siano parimenti coinvolti, senza dimenticare le industrie sulle energie rinnovabili, i piccoli produttori che sono anche consumatori, le associazioni di categoria e territoriali interessate. Questo richiede grandi sforzi e voglia di cooperazione. Finché non si raggiungeranno tali accordi sarà difficile riuscire ad ottenere -in tempi utili- questo obiettivo comune e favorevole a tutti noi che sono le smart grid.

IMG 4636Ingeteam sede colonnine
Ingeteam è l’esempio vivente di come, anche in Italia, si possa far business ‘etico’ investendo sulle rinnovabili. Perché, secondo lei, il nostro paese sembra credere e investire così poco nella green economy – meno della media europea – e in generale nella ricerca scientifica?

Comunemente quando si parla di business etico si tende a pensare alla pura filantropia, o ad attività industriali marginali che non producono reale ricchezza. Ingeteam Italia è la dimostrazione dell’esatto contrario. Le energie rinnovabili sono un ramo di business destinato a crescere, anche in maniera maggiore di come è avvenuto in questi ultimi anni. Per dare un’idea di quanto la green economy sia una realtà nella quale investire e scommettere, basta dare qualche dato: nella sola Emilia Romagna la filiera della energie rinnovabili conta più di 200.000 addetti, con un fatturato di centinaia di milioni di euro. Nessun altro settore in Italia ha saputo fare di meglio, né in termini di fatturato, né in termini di creazione di occupazione. Ma la filiera delle rinnovabili non è solo questo, è anche ricerca. Noi di Ingeteam ogni anno investiamo circa il 6% del fatturato in R&S, un dato superiore sia alla media europea (4%), sia alla media italiana (2%). Il fatto che una politica miope non colga questi segnali forti, che provengono dal tessuto produttivo del nostro Paese, sta a significare che gli interessi che stanno dietro alle fonti di energia tradizionali sono ancora molto presenti. Io però sono fiducioso che entro pochi anni anche ci si dovrà arrendere all’evidenza: il futuro energetico, non solo italiano ma del mondo, è nelle energie alternative. Oggi si tenta di nascondersi dietro al fatto che le fonti energetiche verdi siano antieconomiche perché incostanti ed dispendiose, ma non è così. La ricerca, così poco incentivata in Italia, ha fatto passi da gigante e già ora l’energia elettrica prodotta da generatori eolici ha costi che si allineano a quelli delle fonti tradizionali e, anche per il fotovoltaico, si sta per raggiungere la grid parity.

Inevitabile una domanda sul referendum sul nucleare. Come giudica il “No” espresso dagli italiani? Quali prospettive si aprono ora per il nostro paese in tema di energia?

È evidente che il ‘no’ espresso in maniera così convinta dagli italiani mi fa essere ottimista. La partecipazione così massiccia al referendum e tutta la campagna ‘sociale e partecipativa’ che ha preceduto il voto ha reso evidente che i cittadini hanno maturato una sensibilità nuova rispetto ai temi ambientali. La catastrofe nucleare giapponese di Fukushima ha risvegliato vecchie paure sul nucleare, ma non credo che sia solo questo ad aver guidato la scelta di proseguire sulla strada delle energie pulite. Da padre ,mi piace pensare che molti dei cittadini che hanno detto ‘si’ lo abbiamo fatto pensando che ‘abbiamo il mondo in prestito dai nostri figli’ e che per questo siamo moralmente, e non solo, obbligati a consegnare nelle loro mani un futuro, anche energetico, migliore. Solo le “energie alternative”, come sin ore le si è impropriamente chiamate, hanno in sé il potenziale per adempiere a questa promessa. Sono inesauribili e non inquinano, non ci costringono a scegliere tra la nostra salute e i comfort ai quali siamo abituati e a cui non vogliamo dover rinunciare. Nel nostro Paese, così come nel resto mondo, la prospettiva energetica che si apre è quella di uno sfruttamento sempre maggiore delle rinnovabili, che necessità però di un dialogo costruttivo tra la politica e l’impresa per tracciare le linee guida di uno sviluppo armonico. L’Italia, rispetto ad altri Paesi europei è molto fortunata perché sorge su un territorio che, dal punto di vista della produzione indipendente di energia, offre molte opportunità: ha molte zone ventose, è baciata dal sole e possiede molti bacini idrici, soprattutto nel nord del Paese. La combinazione tra tutti questi fattori potrebbe rendere la penisola libera dai combustibili fossili entro pochi decenni.


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