Industria: Padova, più debole il polso della crescita. Per 6 aziende su 10 è “caro credito”

//   23 novembre 2011   // 0 Commenti

Massimo Pavin presidente Confindustria Padova

Padova – Termometro tiepido per l’industria padovana nel terzo trimestre. Rallenta, ma resta ancora positiva, la velocità di ripresa dell’attività. Stabile la produzione, profilo piatto per ordini totali e vendite in Italia. L’unico faro ancora una volta è l’export, sia pure meno tonico di inizio anno. Nei giudizi degli imprenditori il rallentamento dovrebbe proseguire a fine anno. La tempesta dei mercati e l’incertezza per la crisi dei debiti sovrani raffreddano la domanda e gli investimenti, per le condizioni finanziarie più onerose, il calo di fiducia e dei consumi.
Fra luglio e settembre la produzione aumenta per il 37,5% delle aziende (38,8 nel trimestre precedente), il valore più basso degli ultimi diciotto mesi, a fronte del 26,1 che riduce l’attività. La frenata è più marcata per le imprese tra i 20-49 addetti. Tra i comparti, il metalmeccanico realizza la performance migliore, con produzione in aumento per il 45,2%. Rallenta la dinamica del portafoglio ordini, più consistente per il 32,4% a fronte del 29,9 che lo assottiglia. Invariato l’orizzonte di lavoro: per il 72,3% delle imprese non supera i tre mesi, il 27,7% ha visibilità superiore. Dopo la frenata del (lento) recupero nel secondo trimestre, è ancora debole il polso della domanda interna, con il 33,1% che aumenta le vendite in Italia e il 29,3 che le riduce. Ancora una volta è il fronte estero a portare i migliori risultati, sia pure meno brillanti ormai da tre trimestri a causa della frenata globale: il 37,8% delle aziende aumenta le vendite all’estero, il 15,1% le riduce. Stabili le esportazioni nei mercati extra UE, in aumento per il 32,6%; rallentano quelle nell’area UE (aumento per il 33,1).
L’occupazione si mantiene stabile per sei imprese su dieci (61%); la quota di chi ha fatto nuove assunzioni (20,1%) torna a superare quella di chi ha ridotto gli organici (18,9%). Aumentano sensibilmente, dal 38 al 54%, le assunzioni a tempo determinato, diminuiscono quelle a tempo indeterminato (da 28,5 a 23,5%), si riduce il ricorso al lavoro interinale (da 33,5 a 22,5%).
Dopo lo scatto in avvio 2011, la dinamica dei principali indicatori del tessuto industriale rallenta nel corso dell’anno, pur mantenendosi in terreno positivo. Si allentano nel terzo trimestre le tensioni sui costi di materie prime e semilavorati, in aumento per il 66,3% delle imprese (dal 76%). Prosegue per il quarto trimestre consecutivo il rialzo dei tassi di interesse applicati dalle banche, con il credito sempre molto selettivo e più caro per il 60,1% (47,7 nella rilevazione precedente). Peggiorano i problemi di liquidità, giudicata tesa dal 35,4% del campione, anche a causa dell’allungamento dei tempi di pagamento: il 62,7% lamenta ritardi.
Le previsioni per il quarto trimestre segnalano un nuovo calo di fiducia. La produzione è attesa in crescita dal 28,1% delle aziende padovane, in calo dal 23,4 (saldo da +13 a +5). Attese piatte sugli ordini interni; minore fiducia anche sulla tenuta della domanda estera, in crescita per il 26,4% (in discesa per il 15,5). Il 69,1% giudica stabili le prospettive dell’occupazione. L’incerto quadro congiunturale suggerisce prudenza, ma non cancella gli investimenti, previsti nei prossimi dodici mesi dal 61,7% delle aziende; sale al 23,4% (dal 18,6) la quota di chi aumenterà gli impieghi, soprattutto in innovazione di processo, sostituzione di impianti, ampliamento della capacità produttiva.

«Il terzo trimestre conferma il peggioramento congiunturale in corso e che proseguirà nell’ultima parte dell’anno. Anche se dentro al dato generale c’è un sistema industriale fortemente polarizzato, tra chi si è concentrato su economie di scala, innovazione, presidio dei mercati riuscendo a crescere, e chi operando prevalentemente sul mercato interno o in settori più esposti alla crisi sta pagando il prezzo più alto. Riportare la fiducia sui mercati per spegnere l’incendio degli spread, ridurre il costo di raccolta delle banche e, quindi, quello dei finanziamenti per imprese e famiglie. È questa la priorità per il nuovo Esecutivo, con una netta discontinuità per la politica economica, volta a riconoscere e sostenere le componenti più vitali del tessuto economico». Così il presidente di Confindustria Padova, Massimo Pavin commenta i risultati dell’indagine congiunturale realizzata da Ufficio Studi di Confindustria Padova e Fondazione Nord Est su un campione di 389 imprese.
«Le indispensabili misure a costo zero per la crescita avranno effetti differiti nel tempo – analizza Pavin - l’urgenza è fare “presto e bene” quello che può dare subito una scossa. A cominciare dall’anticipo della delega fiscale, modificando la composizione del prelievo in modo da renderla più favorevole alla crescita, riducendo le aliquote sul lavoro e le imprese, queste ultime 13,5 punti sopra la media europea, e recuperando le risorse da spesa improduttiva, riforma delle pensioni, lotta all’evasione. In questa prospettiva, misure fiscali sulla casa e, se necessario, un’imposta contenuta sui grandi patrimoni possono essere accettabili se il Governo dirà con chiarezza che il relativo gettito sarà indirizzato alla riduzione del prelievo su attività produttive e lavoro, con un intervento sull’Irap».
Il presidente di Confindustria Padova si rivolge quindi direttamente alle banche. «La stretta creditizia, che è già ben visibile alle imprese, nei prossimi mesi è probabilmente destinata a trasformarsi in un vero e proprio credit crunch. Ci auguriamo che con le prime mosse del Governo Monti si apra un periodo di stabilità dei mercati, che riduca il costo di raccolta e quindi del finanziamento per le imprese. Intanto però chiediamo alle banche del territorio una tregua sugli spread, di recepire immediatamente ogni ribasso, e un rinnovato patto per la crescita dell’economia territoriale, perché non manchi il sostegno alle imprese che lavorano, innovano, rischiano ed esportano».


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