INDIPENDENZA KURDA – POCHI GIORNI AL REFERENDUM

//   21 settembre 2017   // 0 Commenti

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La data per il referendum per l’indipendenza e la creazione di uno Stato Kurdo è stata osteggiata da tempo ma definita: il 25 settembre prossimo, pochi giorni che si annunciano da tempo controversi. Guardando la posizione di questo territorio è ovvio che pone in discussione il cuore di un Medio Oriente che da poco ha dichiarato la vittoria contro l’Isis e che punta a una rinascita economica, appoggiata dalle riserve petrolifere. Ma mentre l’Iraq, nelle riunioni governative di questi ultimi giorni, dichiara l’incostituzionalità del referendum ponendo l’ombra di possibili rivolte interne, l’Iran teme che i kurdi residenti nel Paese possano poi reclamare altrettanto. La Turchia non approva, la Russia rispetta l’integrità territoriale e l’Arabia Saudita propone la mediazione internazionale dell’ONU.

La partita quindi si gioca alle ultime mosse, con proposte di spostare il referendum al 2018 purché il governo iracheno accetti il risultato. Intanto spostiamo e poi nel frattempo si vedrà. Il risultato sarebbe già scontato a favore di questa indipendenza,  perché la popolazione l’aveva già tentata in passato e poi nessuno ha mai proposto un’alternativa di accordo.

Il Cancelliere del Kurdistan Masrour Barzani ha affermato: “Quando l’Iraq fu creato avevamo supposto che fosse stata una Nazione uguale per tutti, ma dal 1991 siamo stati soggetti a maltrattamenti, deportazioni, prigionia, distruzione di villaggi e genocidi… Sono loro che ci hanno spinto verso questa direzione per il futuro della nostra gente.”.

Ma gli USA da che parte stanno in questo momento? A giugno gli USA dichiaravano che il referendum sarebbe stata una distrazione da priorità più urgenti. La strategia era rendere l’area più forte con un governo iracheno stabile e, pur la volontà di una indipendenza sia legittima, si incoraggiava una maggiore collaborazione con il governo iracheno. I soldati kurdi sono stati decisivi per la guerra con l’Isis in Siria e l’indipendenza di un’area contesa, in mezzo ad altre già complesse, ovviamente destabilizza, meglio non esporsi ora.

Intanto i kurdi, circa 30 milioni di persone, sono incastrati tra Iran, Iraq, Siria, Turchia e Armenia, vittime da anni di persecuzioni e massacri. Intanto Trump decide sul nucleare iraniano e dallo scorso luglio ha dato il via alla costruzione di una base militare americana permanente nella zona strategica di Zammar, nel distretto di Mosoul, la quarta in Kurdistan, in accordo con Barzani.

Il balletto USA sul supporto/non supporto al referendum non è dichiarato ma chiaro.


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