Amicizie pericolose e simpatici boss

//   20 settembre 2011   // 3 Commenti

balotelli scampia

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

L’acquisto della maggiore età non è solo un traguardo anagrafico, è un appuntamento significativo nella storia dell’essere umano e nella sfera privata del singolo cittadino. Un tempo coincideva con l’arrivo della cartolina militare, quando la “leva” era obbligatoria e con essa l’assunzione delle responsabilità che si proponevano improrogabilmente. Al termine della “naia” il rientro nell’ambito familiare, dopo la lunga permanenza al servizio della nazione, rappresentava il naturale spartiacque tra la minore età e quella maggiore.

Non sono un nostalgico, sia chiaro. L’ammodernamento e le esigenze dell’amministrazione che cambia (in meglio) è pur sempre un valore aggiunto e va perseguito. Ciò che noto è un abbassamento del livello di guardia in termini di valori umani,  come se tra il passato ed i tempi che cambiano non vi sia stato quel travaso di esperienze e di aspettative proprie di una società civile in evoluzione. Nuove generazioni che hanno inteso l’appartenenza ad una comunità incentrata sui diritti piuttosto che sui doveri.

Molte sono state le cause di degenerazione. Tra queste, a mio parere, è da  annoverare  il ruolo genitoriale, scemato man mano e con esso le gerarchie familiari, divenute “fuori moda”. Le coppie si sono allargate e quelle divise (io rientro tra questa seconda categoria) hanno prodotto uno scollamento nel sistema, un tempo stabilmente detenuto dai nostri nonni e da uno Stato più attento e meno compromesso alle stravaganze di forze politiche spregiudicate ed arriviste presenti sulla scena politico-parlamentare.

Un mio amico, che di queste cose se ne intende, racconta di essere stato succube due volte. La prima volta da figlio, quando l’educazione era molto rigida e per certi versi incomprensibile, la seconda da padre, ostaggio dei capricci della sua prole e dell’incontrastato strapotere materno, eccessivamente protezionista ed egoista.

La realtà quotidiana è soggiogata dallo sfrenato desiderio di apparire più che dall’essere, il guadagno facile e le tentazioni del costume rendono poco appetibile lo studio e la formazione. Ne sono prova le interminabili code alle quali si sottopongono flotte di ragazzi che attendono il loro turno per entrare nell’agognata “casa del grande fratello”, trasmissione giunta ad edizioni clamorosamente vertiginose. Analogo discorso vale per il gioco del calcio, divenuto meta e punto di arrivo piuttosto che uno sport disincantato ed educativo. Giocare in serie A o avere una parte in programmi televisivi significa essere “arrivati”, aver raggiunto il traguardo, essersi sistemati.

A questo modello di giovani che mirano le organizzazioni criminali abbagliate dalla sirena del personaggio “famoso”  da mettere nel “carnet” personale. Non sono pochi i casi in cui noti personaggi del calcio o dello spettacolo, si sono fatti fotografare in compagnia di  esponenti mafiosi. La cronaca di questi ultimi giorni si è soffermata sulle foto che hanno ritratto Miccoli, il valente giocatore del Palermo, e Salvatore Lauricella, figlio di “scintilluni”, il re del pizzo, in evidente rapporto di amicizia. A loro si è interessata l’Antimafia Palermitana segnalando che tra i due ci fossero “…frequenti e continui rapporti…”. Al momento non è dato sapere quanto il fuoriclasse rosa nero sapesse o fosse al corrente della vita privata e diciamo “professionale” del Lauricella, certo è che si accompagnava ad un personaggio equivoco. Non è un caso isolato, il calciatore Balotelli, ad esempio, se ne andato in giro a Scampia, rasentando la perplessità.

In altri settori le cose non vanno meglio, volti noti e star dello schermo e della musica che scopriamo essere depressi, assuntori di psicofarmaci, personaggi che hanno un’influenza enorme verso i giovani che da questi si lasciano sedurre ed attirare. Una dipendenza che non aiuta la crescita e la costruzione morale e dei nostri figli.

Seguendo analoga impostazione vi sono altri itinerari che fungono da “specchietto per le allodole”, in grado di attirare l’attenzione e l’interesse dei giovani e meno giovani. La criminalità organizzata sguinzaglia i propri “reclutatori” che assoldano ragazzi, ultimamente anche ragazze, che si prestano a svolgere piccoli compiti in cambio di una paga profumata e sull’unghia.

Non è difficile, né complicato adescare disoccupati per “servigi”, tutto sommato semplici e senza alcuno sforzo. Un “lavoro” ben remunerato da ripetere immediatamente senza alcuna remora o ripensamento. Quei “datore di lavoro” vengono percepiti come benefattori che aiutano la collettività e le famiglie in difficoltà.

In uno dei tanti incontri che ho avuto con alcuni studenti di scuola in terra di Calabria, mi è rimasta impressa una domanda postami da un liceale. “Mi sa spiegare – mi domandò – come mai i mafiosi risultano più simpatici dei tutori dell’ordine?”.

Non ci ho riflettuto un attimo e ritengo di aver soddisfatto il ragazzo o almeno lo spero. Rimane l’interrogativo e l’aspetto sociologico del problema, di non facile soluzione.

Cosa ne pensano i lettori in proposito?


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3 COMMENTS

  1. By mauro pantano, 16 dicembre 2017

    L’uomo, dopo un lento processo evolutivo è entrato in un vorticoso meccanismo degenerativo che è andato a smantellare principi e valori.
    Il globalismo economico ha accelerato la concorrenzialità dei popoli
    premiando una visione consumistica e distruggento i cardini morali su cui si reggevano le comunità occidentali.
    Un mondo nuovo senza tappe e con obiettivi di immediatezza di risultato ha offerto ampio spazio al compromesso finalizzato al raggiungimento dell’obiettivo.
    Questa nuova visione deteriore ha trovato ampio spazio nella politica, dove le premianze di rappresentanza non attingono nel merito bensi in torbide formule di disponibilità.
    Anche la criminalità organizzata ha ampliato il suo bacino di influenza
    con una gioventù con orizzonti onesti di successo sempre più ristretti.
    Una nota di merito per l’autore dello scritto.

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  2. By chiara brusciano, 16 dicembre 2017

    Sono d’accordo con l’autore dello scritto quando asserisce che nella nostra società c’è “un abbassamento del livello di guardia in termini di valori umani”, ma non bisognerebbe essere così disfattisti verso i giovani d’oggi che sono molto seguiti dai genitori anche se “separati” e molto seguiti dai nonni che come sempre si dice sono la forza sommersa della nostra Italia, i nonni infatti riescono a “travasare esperienze passate” alle nuove generazioni e consegnare ragazzi (cioè i loro nipoti) ricchi di storie antiche e di un passato fatto di sacrifici enormi sopportato soprattutto dalle donne, quelle donne che oggi, hanno preso finalmente in mano una bella fetta di potere sia nella famiglia che nella società per fiancheggiare, contrastare e spesso sostituire con onore gli uomini, loro si, sempre egoisti ed incapaci di ragionare ed agire a 360 gradi per mantenersi una famiglia e per educare i propri figli sempre e comunque anche se qualche volte ci si sente piacevolmente “ostaggio” di loro, il nostro sangue, il nostro futuro, la nostra continuazione sempre e comunque nel bene e nel male. Viva le mamme le nonne e i figli.

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  3. By Amanzio, 16 dicembre 2017

    Bel sito!

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