Davide contro Golia

//   12 novembre 2011   // 0 Commenti

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Francesco Saverio Di Lorenzo, Segretario di Base del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP) pressola DirezioneInvestigativaAntimafia (D.I.A.).

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

Il pastorello Davide ed il più temuto guerriero Golia miti biblici rappresentano appieno il quadro che ha frapposto in questi giorni una diatriba senza precedenti che ha visto da una parte (Davide), cioè, i rappresentanti sindacali della Polizia di Stato e dell’Amministrazione civile dell’Interno della Direzione Investigativa Antimafia, scontrarsi contro (Golia) in personificata dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Il duello riguardava l’articolato 4 del comma 21 inserito nel disegno di legge di Stabilità economica posto all’approvazione della Commissione Bilancio del Senato. Il combinato prevedeva un taglio fino al 20% dello stipendio dei dipendenti della struttura antimafia.

Quattro giorni di sit-in in Piazza delle Cinque Lune a due passi dal Palazzo Senatoriale con i vessilli sindacali al vento e le maestranze a sollecitare l’approvazione a loro favore di un emendamento che colpiva ingiustamente una struttura fiore all’occhiello nella lotta alla criminalità organizzata.

Con il fiato alla gola ed il cuore speranzoso, le notizie si sono rincorse per tutto il giorno. Finalmente alle 20.00 del 10 di ottobre (Davide) ha potuto esultare: VITTORIA, VITTORIA e molte lacrime sono sgorgate da occhi arrossati  dalla tensione e dalla lunga e snervante attesa.

Golia era stato sconfitto dalla perseveranza, dalla caparbietà, dalla volontà, dal senso di responsabilità e dall’unità interna dimostrata dai suoi uomini e donne che con onore e senso del dovere conducono una battaglia contro “poteri forti” che sono stati smascherati.

Il mito della forza bruta e dell’arroganza che sconfina nella stupidità e nella presunzione di sentirsi invincibile, contro il mito dell’astuzia e dell’intelligenza che sa dei suoi limiti, ma che sa guardare la realtà e cogliere di sorpresa il tronfio avversario e vincerlo.

I mass media, hanno trattato l’argomento con leggerezza e le poche televisioni e radio private giunte in piazza, non sono state utili a dare risalto alla gravità del momento che non riguardava l’aspetto prettamente economico e salariare degli appartenenti alla D.I.A., piuttosto, l’impossibilità, se l’emendamento proposto fosse passato, di promuovere e rinnovare un’offensiva alla mafia facendo fede unicamente alle risorse ed ai sacrifici personali degli appartenenti.

I cittadini devono sorreggere e proteggere il patrimonio di esperienze e professionalità espresso dalla D.I.A., costruito in venti anni nei quali sono stati portati a casa risultati inimmaginabili nel perseguire e distruggere intere consorterie mafiose. Anni nei quali Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e valorosi tutori dell’ordine hanno perso la vita a testimonianza di quanto può essere rilevante il tributo che si corre il rischio di offrire quando si è contro un nemico di siffatte proporzioni. Il loro sacrificio e quelle delle loro famiglie lo ricordano ogni giorno che Cristo manda in terra.


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