In viaggio tra i Maori

//   22 novembre 2011   // 2 Commenti

immagine maori polinesiani accarezzata dai venti del mare e bagnata da piogge cadute a tratti incessanti. Un arcipelago di isole meravigliose che ancora oggi, nonostante l’arrivo e le trasformazioni attuate dall’uomo negli ultimi due secoli, conserva flora e fauna incredibili. I Maori discendono da popolazioni austronesiane provenienti dalle terre polinesiane e, grazie alle loro tecniche di navigazione, arrivarono in Nuova Zelanda più di 3.000 anni fa. I motivi per i quali gli antenati polinesiani dei Maori avessero intrapreso tali viaggi, resta ancora un mistero. Si ‘trasferirono’ su canoe oceaniche, chiamate waca, riuscendo a trasportare anche 200 persone a canoa oltre agli animali e piante grazie alle quali avrebbero potuto iniziare una nuova vita. Quando i Maori arrivarono in Nuova Zelanda dovettero adattarsi al clima molto più rigido delle terre polinesiane d’origine e si abituarono a lavorare un tipo di lino locale, l’harakeke. Grazie alla produzione di questo tipo di tessuto, poterono creare tutto ciò che contribuiva al loro sostentamento, dalle reti da pesca ai cesti per trasportare il cibo, dalle corde ai sandali, dai mantelli per capi o uomini di ceto elevato alle vele triangolari delle barche waka taua fino alle stuoie. A partire dal 1840 grandi ondate di coloni europei si sono trasferite in Nuova Zelanda. La popolazione Maori ebbe un grande interesse di commerciare con i ‘bianchi’, da loro chiamati pakeha e, grazie appunto al commercio, diverse tribù cominciarono ad arricchirsi.

Una delle loro tecniche artigianali più rinomate era, ed è, la lavorazione del legno e la relativa intagliatura in cui i Maori sono veri maestri e che considerano sacra ma non necessariamente simbolica. I Maori sono famosi anche per i loro tessuti e la tessitura era compito delle donne; altro tipo di arte è la lavorazione della giada, una gemma pregiata che si trova in grande quantità sulla West Coast e nel Fiordland. L’Isola di Te Wai Pounamu, che significa “l’acqua della giada”, è da secoli il luogo dove questo popolo si rifornisce di tale materiale per costruire oggetti di vario tipo e per le più diverse funzionalità, dalle armi da guerra ai gioielli. Le problematiche per le tribù Maori nacquero con la scoperta dell’oro nel 1861 che portò una enorme crescita degli insediamenti da parte degli europei al punto che le tribù locali cominciarono a perdere il controllo della loro terra. Infatti, proprio tra il 1860 ed il 1870 cominciarono le guerre maori che causarono la perdita di molte delle loro terre. Una caratteristica del popolo Maori è moko, un’arte del tatuaggio che anticamente permetteva di distinguere il ceto sociale di chi lo indossava a seconda del suo grado di lavorazione. Il viso veniva tatuato in modi diversi in base al sesso e si sviluppava sul corpo in relazione alla nobiltà di chi lo portava: le donne erano tatuate sul mento e sulle labbra, gli uomini, invece, sul viso ma il disegno poteva raggiungere anche le cosce e i glutei. Dopo un periodo in cui questa tradizione era caduta in disuso, ed era mantenuta solo dalle gang Maori violente, nel 1999 venne riconosciuto dallo Stato come patrimonio culturale e forma d’arte. Esistono alcuni stili di danza maori e provengono tutti dalla principale chiamata haka. Nel corso degli ultimi vent’anni è famosa quella che viene effettuata, prima di ogni incontro sportivo, dagli attuali Campioni del Mondo della Nazionale di rugby chiamati All Blacks. Grazie al crescente interesse che i media hanno confermato al mondo del rugby, la danza che i giocatori realizzano prima di ogni match è diventata, oltre che il simbolo della perfezione nella pratica dello sport, il veicolo di comunicazione che il popolo Maori utilizza per farsi conoscere ovunque. E’ una danza che vuole trasmettere il sentimento di chi la esegue e che può avere molteplici significati. Non è una danza di guerra o intimidatoria, come spesso in maniera sbagliata viene considerata, ma vuole essere una manifestazione di dolore, di gioia e, comunque, una forma espressiva libera che lascia a chi la esegue attimi di libertà totale nei movimenti.


Articoli simili:

2 COMMENTS

  1. Pingback: In viaggio tra i Maori | NPR

  2. By Cirilla, 26 settembre 2017

    Mi hai chiarito le idee!

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *