In Italia ai giovani non resta altro che vivere con mamma e papa’

//   8 ottobre 2011   // 0 Commenti

il film_ giovani carini e disoccupati

Certo che in Italia tra tutti i passaggi graduali che si fanno (o si dovrebbero fare per quelli che se lo possono permettere) per raggiungere l’eta’ adulta come, la scuola elementare, la prima comunione, le medie, la cresima, il liceo, il diploma, la festa del 18° anno, l’universita’ , la laurea, il master&Co, sicuramente il matrimonio (e, quindi, la casa che, poi, e’ l’equivalente della possibilita’ di crearsi una famiglia) e’ diventato una delle ”fatiche di Ercole”.

Insomma a pensare sull’autonomia dei giovani che oggi vorrebbero tirare su famiglia non e’ solo la crisi, la disoccupazione ma a metterci lo zampino, o meglio la zampa, e’ anche il rincaro degli immobili.

A confermarlo uno studio degli economisti Francesca Modena (Universita’ Trento) e Concetta Rondinelli (Banca d’Italia) diffuso da Bankitalia, secondo cui ”i giovani piu’ sfortunati che oggi hanno tra i 29 e i 35 anni, che nel momento in cui potevano spiccare il volo con le proprie ali, tra i 22 e i 29 anni, hanno subito gli effetti dell’ascesa dei prezzi delle case e degli affitti. Mentre quelli piu’ fortunati che sono riusciti a lasciare l’habitat dei genitori e vivono (quasi) da soli in realta’ lo devono, nel 30% dei casi, comunque ancora a mamma e papa”’.

Attraverso delle formule matematiche le due studiose calcolano che ”un aumento delle quotazioni immobiliari di circa 700 euro al metro quadro riduce la probabilita’ di lasciare la famiglia di origine di circa mezzo punto percentuale per gli uomini e di oltre un punto percentuale per le donne. E ancora: il 10% di aumento del costo delle case riduce la propensione a lasciare la casa dei genitori della stessa proporzione”.

”Mediamente passano sei anni tra la prima esperienza di lavoro e il momento in cui i giovani lasciano la casa dei genitori”, rileva l’analisi. ”Considerato che la recente crisi globale ha ridotto sia le possibilita’ di occupazione per i giovani sia i redditi delle famiglie, maggiori investimenti sono necessari nei progetti di social-housing”, conclude lo studio.

Per ora mi viene in mente solo una parola: ”Indignados”!


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