Imprese: vola l’export dei distretti italiani

//   15 febbraio 2012   // 0 Commenti

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Un successo anche per le migliaia di multinazionali tascabili, e della rete dei loro fornitori, nei cui stabilimenti si progettano e costruiscono impianti che rappresentano l’eccellenza grazie alla qualità, il know how e la capacità di creare prodotti custom, che rispondono alla specifiche esigenze del cliente.

È questo che emerge dal «Terzo osservatorio nazionale distretti italiani» realizzato dalla Federazione dei distretti italiani presentato oggi a Roma.

I container con beni o macchinari che raggiungono i Paesi delle economie avanzate oppure gli emergenti partono dalle Pmi dei distretti di Treviso e Brescia (macchine industriali), Vicenza (meccatronica e automazione), Bologna (meccanica e packaging). Tutte capitali del manifatturiero, territori dove l’iper specializzazione e la capacità d’innovare sono all’ordine del giorno.

«Il 2011 è stato un anno altalenante per i distretti – commenta Valter Taranzano, presidente Federazione Distretti Italiani -. Si è registrata una crescita, che però non ha avuto il conforto della continuità e nell’ultimo trimestre l’export ha tenuto in piedi il sistema. Per il 2012 – aggiunge Taranzano – prevedo ancora una crescita delle esportazioni ma anche l’acuirsi di problematiche: in primis quella occupazionale». Non a caso, quest’anno un quarto delle imprese territoriali prevede una riduzione del personale e solo il 6% un aumento.

Tra i 101 distretti monitorati dall’osservatorio spicca quello di Bologna la capitale delle macchine per l’imballaggio. Un distretto dove l’export vale 1,4 miliardi, in crescita del 18% rispetto all’anno precedente. Maurizio Marchesini, ad della Marchesini Group, leader negli impianti di packaging per il farmaceutico e la cosmetica, segnala che «il nuovo anno è iniziato in linea con il 2011 salvo un piccolo rallentamento negli ordinativi». Per questa mini multinazionale l’export vale circa il 90% dei ricavi, quelli 2011 hanno toccato i 188,5 milioni, e la parte del leone è delle commesse che provengono dai Bric.

è Treviso, poco più di un miliardo di export e il miglior trend di crescita, +62,6 per cento. «Rispetto agli anni pre crisi sono cambiati i mercati di riferimento e ora i tre quarti dell’export della meccanica sono destinati verso i paesi emergenti – spiega Katia Da Ros, vice presidente di Unindustria Treviso con delega all’internazionalizzazione -.

E infine in pole position è il settore del tessile, abbigliamento e pelletteria. Il polo fiorentino della pelletteria raggiunge quota 1,1 miliardi (+34,2% sul 2010) grazie al ritorno delle commesse delle grandi griffes che tornano a produrre qui le collezioni alto di gamma.


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