Il successo dei vini veneti nel 2018

//   21 febbraio 2019   // 0 Commenti

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Per la produzione vitivinicola del Veneto, il 2018 può essere considerato come un anno d’oro, se non addirittura da record: rispetto all’anno precedente, infatti, la produzione è cresciuta di quasi il 50%, per un totale di sedici milioni di tonnellate raccolte. Questo vuol dire che la regione è ai primi posti della graduatoria italiana non solo per ciò che concerne la produzione di uve, ma anche dal punto di vista della capacità di esportazione. D’altro canto, il settore è caratterizzato da molteplici variabili che non permettono di sedersi sugli allori, prima tra tutte l’andamento climatico: altri interrogativi importanti provengono, inoltre, dalla sostenibilità della viticoltura.

I numeri del settore vitivinicolo

Quel che è certo è che il settore vitivinicolo, anche grazie a realtà come cassine di pietra, rappresenta un settore strategico per tutto il comparto primario, al punto da valere oltre il 35% dell’export vinicolo di tutto il Paese. Il Veneto merita di essere considerato una miniera di tesori, grazie ai suoi 94mila ettari di vigneti, di cui il 40% è situato in quota. Ben undici milioni di tonnellate sono dedicate a produzioni a denominazione di origine: si tratta del 67% del totale della produzione, con quattordici DOCG e ventinove DOC. A queste cifre è necessario aggiungere i tre milioni di tonnellate per dieci produzioni IGT, vale a dire a indicazione geografica tipica. Insomma, la qualità del territorio non può essere messa in discussione, così come le potenzialità di una regione che lascia spazio agli investimenti.

Le prospettive per il futuro

Sebbene i numeri recenti risultino tutt’altro che negativi, è comunque indispensabile continuare ad agire con uno sguardo rivolto verso il futuro. Gli addetti ai lavori sono concordi nel ritenere che la permanenza ad alti livelli della viticoltura del Veneto è legata all’applicazione dei disciplinari di qualità imposti, ma soprattutto al rispetto delle quantità previste. Il rispetto dell’ambiente e le produzioni bio sono le due direttrici in base a cui orientare gli sviluppi futuri. Per il momento, sul totale regionale la superficie vitata che è stata investita a biologico copre appena un ventesimo, per poco più di 4mila ettari. Va detto, comunque, che si tratta di un valore in costante aumento, anche se i margini di miglioramento su cui si può lavorare sono testimoniati dal fatto che la media nazionale è nettamente superiore, raggiungendo il 16% del totale. Al tempo stesso, non si possono non rimarcare le differenze tra Nord e Sud del Paese: i dati del Veneto sono in linea con quelli delle altre regioni settentrionali più importanti.

La sostenibilità delle colture in Veneto e l’impegno delle istituzioni

La Regione Veneto, in relazione al ricorso a sistemi di coltura caratterizzati da un livello di sostenibilità più elevato e all’adozione di prodotti fitosanitari, ha deciso di finanziare investimenti finalizzati alla messa a punto di strumenti di meccanizzazione e di sistemi che risultino rispettosi dell’ambiente. Non solo: è noto l’impegno a livello istituzionale per la predisposizione di disciplinari orientati alla certificazione ministeriale integrata. Il programma include anche la promozione del sistema denominato Qualità Verificata.

Cosa cambierà domani? I vitigni resistenti

A livello regionale si osserva con un certo interesse la sperimentazione di vitigni resistenti, che sono oggetto di studi approfonditi: si tratta di colture che implicano un evidente calo della quantità di trattamenti annui. Come è facile intuire, esse possono essere considerate delle opportunità decisamente valide in quei contesti che vanno ritenuti più sensibili, cioè gli ambienti in cui è inevitabile l’interazione con l’abitato e con l’uomo. 


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