Il silente mercato del narcotraffico

//   3 agosto 2011   // 0 Commenti

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Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

IL  SILENTE MERCATO DEL NARCOTRAFFICO

L’estate è implosa. Gli allegri vacanzieri hanno già raggiunto le tanto agognate mete di riposo, almeno così si crede. Altri le raggiungeranno presto. Altri ancora  opteranno per quella “mordi e fuggi”, all’apparenza, più conveniente. Insomma, una popolazione in movimento ed all’arrembaggio di un posto al sole, al divertimento a tutti i costi e senza condizioni.

A questo mondo spensierato e palese, si contrappone un altro, altrettanto godereccio, ma terribile e sprezzante, formato dai commercianti della morte, dai padroni del traffico internazionale della droga.

L’incolpevole natura produce una pianta, dall’anglosassone dryg, al cui interno secerne delle sostanze farmacologicamente attive (principi attivi), insieme ad altre inermi. Le mani e la mente diabolica dell’uomo ha trasformato queste sostanze oggetto di studio e di impiego nella farmacognosia, in un businnes illegale, in un uso improprio nell’uomo, tale da determinare fenomeni di dipendenza fisica e/o psichica, la cosiddetta tossicodipendenza oltre che di svariati effetti collaterali.

Efferate organizzazioni criminale si contendono il predominio per la distribuzione e la commercializzazione sul mercato mondiale della sostanza stupefacente, escogitando e sperimentando strategie nuove e rinnovate per “fregare” i controlli e farla in “barba” agli investigatori, quest’ultimi alla costante ricerca di informazioni utili al loro contrasto.

Articoli di stampa hanno riportato la notizia, da tempo all’esame degli “addetti ai lavori”, circa l’allarme lanciato recentemente dalla DEA, l’Agenzia antidroga americana. Si teme che i “cartelli” siano in grado di trasportare la coca dal sud America alle coste Africane ed addirittura nel Mediterraneo. Mi si obietterà, lo si sapeva già, nulla di nuovo all’orizzonte. Può darsi. Poco o nulla si sa, invece, sull’ingegno e la furbizia, dei fabbricanti di droga giunta al punto di utilizzare dei sommergibili per il suo trasporto illecito. Avete capito bene, i sottomarini.

I trafficanti, per la verità, non sono nuovi ad imprese di questo genere, fino a poco tempo fa disponevano di mezzi subacquei artigianali e poco capienti. Ora, grazie all’enorme disponibilità di denaro, alla tecnologia ed alla complicità di tecnici e specialisti compiacenti, sono in grado di costruire e “varare” grandi natanti, veloci e sofisticati, capaci di sostenere anche lunghe distanze. Il generale Douglas Fraser, capo del “Comando Sud Operazioni Americane” ha confermato il pericolo del “fronte marino” avvertendo che i Messicani, soprattutto, già signori delle droga nelle Americhe ed in Australia, potrebbero, d’ora in poi, controllare direttamente anche il florido mercato Europeo. Anzi, stando alle fonti di intelligence , le nuove rotte sarebbero state già sperimentate, con conseguenze inimmaginabili.

L’ultimo sottomarino dei “narcos”  colombiani è stato intercettato il 13 luglio scorso dalla Marina Militare Honduregna, a circa 16 miglia dalla costa Gracia de Dios, nel Mar dei Caraibi. L’equipaggio, quattro colombiani ed un honduregno (tutti arrestati) hanno fatto in tempo ad indossare i giubbetti salvagente ed ad aprire le valvole per l’autoaffondamento del sommergibile che si è adagiato sul fondale, profondo meno di quidici-venti metri. A bordo, si presume che vi siano alcune tonnellate di cocaina, che si cercherà di recuperare, adeguatamente confezionate e destinate proprio ai cartelli messicani per il mercato americano.

D’altronde che il mare, quel mondo affascinante e fantastico, fosse divenuto la via privilegiata dei signori dell’oro bianco, lo si sapeva. Il 7 luglio ultimo scorso, lungo le coste panamensi, è stato sequestrato il veliero “Intaka”, battente bandiera americana, di proprietà di un italiano residente a Miami, che trasportava 3406 litri di cocaina liquida diretti in Europa. Questo per la quanto concerne il trasporto in superficie. Temevamo, ed ora ne abbiamo la conferma, quello sotto acqua, più subdolo, più complicato da controllare, da arginare.

Negli ultimi quattro anni, le forze navali statunitense, quelle colombiane e di altri Paese del Centro America, hanno sequestrato 79 sottomarini, tre solo sulla costa colombiana lo scorso giugno, tra l’altro ancora in fase di ultimazione. La DEA lo definisce Self Prospelled Semi Su-mersibles” (SPSS), ossia “Strutture Semoventi Semi-Sommergibili”, quasi tutti costruiti in Colombia in luoghi impervi e con fitta vegetazione, scarsamente abitati, dove è possibile installare veri e propri cantieri invisibili e lavorare in tranquillità.

A tutt’oggi, l’unico sottomarino ancora in costruzione al di fuori della Colombia, è stato localizzato nel dicembre del 2009 nel municipio di Pedernales di Delta Amacuro, in Venezuela. Gli SPSS sono realizzati utilizzando acciaio, legno e vetroresina ed hanno lunghezze variabili da 12 ai17 metri, una larghezza di tre metri, con un’autonomia anche di5 miglia ed una velocità media di 10 nodi. La colorazione dello scafo, scelta non a caso, è grigia o blu scuro.

A lavori ultimati (un mese al massimo) lo scafo viene fatto scivolare su corsi d’acqua fino alla costa del Pacifico, dove subirà una sorta di collaudo, dopo di che viene nascosto e lì rimane in attesa di ricevere il suo primo carico di droga. Il costo generale dell’operazione si aggira sui due milioni di dollari.

Di particolare interesse è l’SPSS sequestrato il 12 febbraio nella foresta di Timbiquì in Ecuador, dotato di periscopio che avrebbe consentito la navigazione a circa 10 metri sotto il livello del mare. Presentava anche maggiori confort per l’equipaggio. Potrebbe far sorridere il fatto che una bozza di progetto, redatta a mano, rinvenuta nel cantiere, porta la firma di un broker italiano, esperto di nautica presente nella zona per curare gli affari della “nostra ‘ndrangheta”.

Le rotte sottomarine, quindi, sono in arrivo nel cuore del Vecchio Continente e con esse un carico di morte e dolore.

Non disperate gente, la celebre romanza della Turandot di Giacomo Puccini “nessun dorma”,  è la parola d’ordine degli organi investigativi.


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