Il servizio idrico dopo il referendum

//   14 luglio 2011   // 1 Commento

acqua

Il referendum sull’acqua, con la vittoria “bulgara” dei sì, ha creato una situazione nella nostra Nazione veramente paradossale. La mancanza di informazione reale ha dominato, e l’opinione pubblica è stata indotta a votare con la convinzione che fosse in discussione l’acqua come bene comune, con il rischio di non essere più pubblica e quindi di diventare di proprietà dei privati. È stato facile fare le barricate “per il bene comune”, ma in questo caso il bene comune è stato il peggior nemico del buon senso. Basti infatti considerare che non è normale che, secondo i dati ISTAT, per erogare 100 litri d’acqua mediameacqua pubblica fondo magazinente se ne prelevino 165.

Non dimentichiamo inoltre che per servizio idrico integrato si intende che il gestore, pubblico o privato che sia, deve raccogliere l’acqua, renderla potabile, portarla ai rubinetti e smaltirla dopo averla depurata.

Il che vuol dire investimenti da finanziare per rendere il nostro sistema idrico conforme ai parametri europei del settore. Il calcolo delle somme previste da spendere entro il 2020-2025 per raggiunger i target richiesti in tutto il territorio nazionale (onde evitare le multe della UE) è di almeno 64 miliardi di euro, pari a oltre 6 miliardi all’anno. Ora, con la vittoria dei sì che penalizza specificatamente la remunerazione del capitale investito, considerando che solo l’11 % degli investimenti necessari potrà essere coperto dalle casse pubbliche, come si può pensare alla possibilità di finanziamenti da parte delle banche, quando quest’ultime, a questo punto, non hanno più garanzie reali, non potendosi più spalmare il capitale prestato sulle tariffe? Chi pagherà gli investimenti necessari ad impedire che il nostro paese cada sotto la mannaia delle multe comunitarie? È evidente a questo punto che tutto ciò dovrà ricadere sulla fiscalità generale, a scapito quindi di altre spese necessarie, a meno che il Governo o, meglio ancora, il Parlamento, in una ottica bipartisan, non risolva il problema.

Il Governo in parte ha risposto alla sollecitazione referendaria attraverso la costituzione di una apposita Agenzia nazionale per la Vigilanza sulle Risorse Idriche (la cui istituzione è stata sancita nell’odierno decreto sviluppo appena passato alla Camera dei deputati), la quale, sulla carta, disporrà di poteri di controllo e regolazione sul mercato idrico, anche attraverso l’utilizzo di sanzioni pecuniarie particolarmente severe, nel caso di comportamenti non corretti da parte dei gestori. Si tratta di un notevole passo avanti rispetto alla attuale realtà della Commissione Nazionale di Vigilanza sulle Risorse Idriche, di cui in questo momento faccio parte. Infatti, l’assenza in seno al Conviri della potestà sanzionatoria ne ha nei fatti compromesso la capacità operativa, rendendola un organo eccessivamente burocratizzato. Se, come spero e come mi sembra sia l’intendimento del Governo, la nuova Agenzia avrà l’indipendenza necessaria e l’ autorevolezza conseguente a criteri di nomina similari a quelli delle altre Autorità, ritengo che essa potrà svolgere effettivamente un ruolo autorevole di garanzia e controllo.

Rimane comunque da individuare una strategia per far uscire il sistema dall’empasse creato dal referendum; soprattutto rimane da indicare la strada per far si che un nuovo ripiego su gestioni esclusivamente pubbliche, le uniche possibili, nei fatti, se si proibiscono incentivi all’impegno di capitale privato, non mascherino comportamenti inefficienti e clientelari, con un nuovo ingresso della politica più becera dentro i consigli di amministrazione di società sottratte alla capacità auto regolativa di un mercato forte e disciplinato Il rischio infatti è che, coperti dalla maschera della fiscalità generale, i costi propri relativi al servizio vengano mescolati ai costi dovuti alle assunzioni facili e alle parentopoli, con aggravio della spesa per i cittadini e, verosimilmente, peggiori servizi per gli utenti.

 

Guido Cace *

È attualmente Componente della Commissione Nazionale di Vigilanza sulle Risorse Idriche (dal 24 settembre 2009). Già Vice Presidente di FederUtility dal 2005 al 2008. Già Vicepresidente della FederGasAcqua dal 2000 al 2005. Già Presidente di ACEGAS Spa di Trieste dal 2002 al 2004 (Azienda quotata in borsa).


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1 COMMENT

  1. By rinaldo, 22 agosto 2017

    L’esito del referendum ha avuto percentuali bulgare perché bulgara è la percentuale di gente che non sopporta che aziende private lucrino su un bene così fondamentale.
    E’ giusto pagare per avere l’acqua, ma non è giusto che su questa tariffa ci stia il guadagno di un fondo di investimento che vuole, a fine anno, un rendimento garantito.
    Bulgara è anche la percentuale di gente che ha capito che l’obbligo di cedere le quote ai privati entro il 2011 sarebbe stata una svendita delle stesse.
    FederINutility andrà ad investire altrove…

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