Il senso della crisi

//   19 agosto 2011   // 0 Commenti

Sono stati gli eventi a fermare la caduta del centrodestra. Se non ci fosse stata l’emergenza sarebbe stato condannato ad indebolirsi nel paese fino a consunzione. Invece paradossalmente la straordinarietà della crisi rafforza governo e maggioranza che sono costretti a cambiare atteggiamento e adottare provvedimenti nell’esclusivo interesse del paese. Provvedimenti che si possono condividere o no, ma che sono portatori di un messaggio inequivocabile: il paese non è allo sbando, ma ha una guida, che può piacere o non piacere, ma che sta agendo non nell’interesse personale o di partito, ma nell’interesse nazionale. berlusconi bossi 300x225E’ questo il senso di quanto avvenuto in questi giorni. Su tutto il resto si può discutere, ma questo è quel che conta, quello che obbliga Berlusconi a chiudere una fase che lo stava portando nel baratro e aprirne una che potrebbe rilanciare il centrodestra.
E qui si apre una finestra sul possibile. Con la manovra si chiude definitivamente un periodo del berlusconismo. Quello rivoluzione liberale e della modernizzazione. Le mani nelle tasche degli italiani, pur col cuore grondante sangue, il Cavaliere le ha messe eccome. E allora deve re-impostare il programma politico. Cosa non facile, visto che non ci sono più le stelle polari delle ideologie. O forse, pur sbiadite, ci sono ancora e basterebbe solo scrutare con più attenzione il cielo per coglierne gli elementi universali o attuali.
Ma ci vuole coraggio! Quelle 30 province da eliminare ne sono l’esempio lampante che grida vendetta al cospetto dei cieli! Ma perché 30 e non tutte? Se l’è chiesto anche Berlusconi. Ma non ha potuto. Ha dovuto ancora cedere ancora una volta al veto della Lega. Un taglio all’italiana in salsa padana. Che gli elettori se lo ricordino.


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