Il processo da fare al… “renzismo”

//   7 marzo 2017   // 0 Commenti

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Non è solo ipocrita e ridicolo sostenere, come vanno facendo i dirigenti del Partito Democratico sia di area reziana che dello schieramento contrario all’ex premier, che il caso Consip non dovrà entrare nelle primarie e nel successivo congresso del partito. Perché se è assolutamente sacrosanto impedire che le assise nazionali del Pd si trasformino in una udienza processuale di una inchiesta che non si è affatto conclusa con un qualche rinvio a giudizio, è ancora più giusto porre al centro del dibattito non solo dei dirigenti dem ma dell’intero Paese il modello di occupazione e di gestione del potere applicato da Matteo Renzi nei tre anni in cui è stato Presidente del Consiglio e padrone esclusivo d’Italia.

In questa luce il caso Consip è solo un esempio, uno dei tanti, di come il renzismo abbia prima preso possesso e successivamente gestito tutti i punti nevralgici del sistema pubblico nazionale. Da quelli rappresentati dalle cariche apicali di ministeri ed enti pubblici di importanza nazionale e internazionale a quelli delle municipalizzate e degli enti locali dove si decide buona parte dell’economia italiana e dove si verificano gli sprechi più ingenti e incontrollabili.

Al congresso, in sostanza, non si dovrebbe parlare di Tiziano Renzi e delle sue ipotetiche e al momento ancora non dimostrate influenze sui vertici dell’azienda degli acquisti pubblici o dei suoi rapporti con il potentissimo imprenditore Alfredo Romeo. Si dovrebbe, al contrario, denunciare come la gestione del potere in epoca renziana abbia rappresentato l’ultima e più inquietante evoluzione di quello spoils system entrato in vigore dopo gli anni della lottizzazione partitica e consociativa della Prima Repubblica. Uno spoils system che, a dispetto dell’inglese, ha assunto una forma incredibilmente paesana riconducibile non tanto al nepotismo di stampo rinascimentale e mediceo, ma a un familismo non amorale ma profondamente immorale tipico dei villaggi chiusi a qualsiasi forma di moderno civismo.

Alla sbarra congressuale, quindi, non deve entrare il padre di Renzi ma la pretesa del renzismo di porre lo Stato al servizio esclusivo del giro toscano degli amici e dei familiari ruotato attorno all’ex premier dai tempi della scalata alle Presidenza della Provincia di Firenze fino ad oggi. Si è trattato di un segno della crisi generale del sistema pubblico nazionale? Può essere. Ma, di sicuro, si è trattato dell’ultimo stadio di questa crisi, oltre il quale c’è solo la dissoluzione per inguaribile immoralità!

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