Tra presente e futuribile

//   14 dicembre 2011   // 0 Commenti

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Tra poche ore la prima proposta di finanza pubblica targata Mario Monti nella veste di primo ministro sarà legge. Salvo poco probabili emendamenti dell’ultima ora, l’impianto generale difficilmente sarà rivisto. Pertanto pare sin da ora definitiva. Questo lascia poco spazio di manovra al parlamento (che comunque in questi anni ha dimostrato di non aver saputo fare il suo dovere) se non per i piccoli ritocchi apportati in sede di commissioni unificate.

La domanda che dobbiamo porci è: cambierà da domani la gestione della cosa pubblica? La risposta..hainoi è presto data..cioè NO!

I famosi “saldi” invariati infatti rappresentano un PRELIEVO e NON un TAGLIO, del quale tuttavia pare ormai evidente a tutti irrinunciabile. A tutti meno che ad una politica/tecnica che sembra anch’essa aver rinunciato al futuro dei cittadini che verranno.
I provvedimenti approvati infatti, metteranno le mani nelle ormai prosciugate tasche dei cittadini Italiani che stremati da una fiscalità vorace si sono visti eroso sino all’osso il potere d’aquisto dei propri salari e compensi. Aumenteranno (ancora una volta) le accise sul carburante, le imposte dirette ed indirette come l’Iva e ricomparirà l‘IMU cioè la TASSA sulla casa. Agli enti locali inoltre sarà data la possibilità di aumentare i prelievi sui redditi da lavoro dipendente ed autonomo. Insomma una stangata complessiva da circa 1.129 Euro a famiglia (Adusbef). Il tutto impatterà negativamente sulla capacità di consumare degli Italiani per un 7,6% annuo (Adusbef). Tradotto, si posano le basi per una imminente RECESSIONE essendo l’economia Italiana dipendente per lo più da domanda interna. Le ricadute infatti saranno a negative ed a catena su imprese e perciò lavoratori. Considerando inoltre che stanno per finire gli ammortizzatori sociali straordinari (dalla dubbia efficacia a medio termine), i potenziali disoccupati del settore privato sono circa 500.000. Per costoro la capacità di consumare (e risparmiare) si azzera.

Di per contro l’abnorme apparato di Stato non risente minimamente di alcun taglio ne meccanismo di efficientamento. I pochi provvedimenti in questo senso infatti paiono più specchietti per le allodole (dall’odore acre). L’abolizione dell’ente provincia infatti non specifica in contestuale taglio dei dipendenti del suddetto ente. In sintesi, sparisce la provincia ma rimane l’apparato. Discorso analogo per altri enti previdenziali che confluiranno in INPS. I dipendenti pubblici in Italia paiono insomma INTOCCABILI. Lo stato Italiano non ne vuole sapere di dimagrire e se l’opinione pubblica potrà forse veder “saziata” la fame di giustizia da presunti imminenti tagli alle indennità dei politici, il bilancio dello stato continuerà ad essere AFFOSSATO da una spesa corrente ciclopica e CAUSA PRINCIPALE dell’attuale dissesto delle finanza statali.

Scenario a tinte fosche dunque.

Mai così attuale risulta essere la battaglia che da mesi con sempre più risonanza ediatica, portano avanti i Tea Party Italiani.
Cioè MENO STATO con una vasta e conseguente cura dimagrante per quell’esercito di 3.750.000 dipendenti pubblici che alla luce dei fatti paiono l’unica VERA casta Italiana, svincolata da qualsiasi criterio meritocratico e spesso autoreferenziale con se stessa. A costoro si affiancano una moltitudine di consulenti per la PA, revisori, sindaci e nominati in Cda di società pubbliche o municipalizzate.

L’impegno del movimento dei Tea Party Italiani è e sarà di rinvigorire e ricomopattare quella grande area liberale e riformatrice che nel 1994 aveva visto in Silvio Berlusconi il grande cambiamento di cui l’Italia aveva disperato bisogno.
La grande novità sta però nel fatto che questi movimentisti che nascono spontanei e dal basso, si coordianano in modo nuovo e capillare, crescendo numericamente di giorno in giorno e privilegiando web, Social Network e passaparola.

La “rivoluzione liberale e meritocratica” pare dunque stia avanzando spontaneamente, inesorabile e porta con se un nuovo modo di comunicare.


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