Il premier ad Atreju: “Abbiamo ancora 18 mesi per realizzare le riforme di Stato, giustizia e fisco”.

//   10 settembre 2011   // 0 Commenti

berlusconi atreju

Così il presidente del Consiglio interviene alla Festa nazionale della Giovane Italia ”Atreju 2011” a Roma ai piedi del  Colosseo.

Sivio Berlusconi ammette di avere ogni tanto la tentazione scappare “e’ difficilissimo fare qualcosa di concreto in un sistema che non dà nessun potere a chi è alla guida del governo. Ho un senso di impotenza”. Ma poi assicura: “Resto per cambiare il sistema”.

Succederà a se stesso come candidato premier nel 2013? “Una decisione da prendere a seconda della situazione che si appaleserà” ma di sicuro “gli elettori moderati prevarranno su questa sinistra che abbiamo la disgrazia di trovarci di fronte, non avendo nessun esponente degno di essere pensato come presidente del Consiglio”. Berlusconi, però, il suo sogno nel cassetto ce l’ha: “Il mio pensiero non recondito ma più volte dichiarato è quello di vedere prossimamente Gianni Letta presidente della Repubblica e Angelino Alfano presidente del Consiglio”.

Nel suo intervento, e nelle risposte alle domande dei giovani dell’organizzazione che fa capo a Giorgia Meloni e Annagrazia Calabria, Berlusconi torna a polemizzare con i magistrati: “Un paese senza privacy non è certamente un paese completamente libero” e “in questo momento lo strapotere che si è preso la magistratura che da ordine dello Stato si configura ogni giorno di più come potere senza controllo esterno è intollerabile”. Si tratta di una situazione, da “combattere e cancellare”.

Il Cavaliere ribadisce il suo ‘j’accuse’: “I cittadini sono depositari della sovranità popolare; i cittadini votano e col voto passano la sovranità popolare al Parlamento e ai suoi membri. I membri del Parlamento votano, ma il risultato del loro viene abrogato. Sintetizzando e semplificando oggi la sovranità popolare non è più dei cittadini e del Parlamento ma è dei magistrati di Magistratura democratica”.

Dal premier arriva una dettagliata spiegazione di come si è arrivati alla manovra: dalle richieste della Bce, alle consultazioni con le parti sociali, al lavoro “spalla a spalla con Tremonti”, all’unanimità in Cdm dopo aver convinto alleati e ministri. “Non c’è tecnico al mondo che sarebbe riuscito a fare il miracolo che noi abbiamo fatto”, rivendica, e cita l’esecutivo di Marco Minghetti 140 fa come unico precedente di governo che riesce a fissare il pareggio di bilancio come farà quello italiano nel 2013.

Naturalmente, un punto di equilibrio si e’ dovuto trovare con la Lega: ”Si fa così perché è un do ut des” afferma il premier. Tranchant il giudizio sull’opposizione che insieme ai suoi giornali ha avuto un atteggiamento “anti-italiano” raffigurando un esecutivo che non sapeva cosa fare. Lo sciopero, poi, è stato, per il premier, l’elemento caratterizzante del “patriottismo” del Pd: “Il segretario del Pd è sceso in piazza. Hanno dato una immagine negativa del Paese, contro gli interessi del Paese”, denuncia il presidente del Consiglio.

Inevitabile un riferimento alle cronache giudiziarie. Il bunga-bunga? “Una cosa innocentissima”, e comunque, ‘Non c’è nessuno al mondo che mi possa ricattare” e non c’è nulla che io cambierei”, dice a chi domanda se pensa di aver commesso errori. Autoassoluzione piena sul fronte del rapporto con Gheddafi: “E’ nel galateo di quei Paesi baciare la mano. Io l’ho fatto adattandomi al galateo: nei confronti di Gheddafi è stato un atto non di sottomissione, ma di educazione”.

Parola di speranza per quanto riguarda una vicenda che addolora la platea di centrodestra: il caso Battisti. L’ex presidente brasiliano Lula “nel suo giorno ultimo di governo ha dato ascolto ai sondaggi. E’ stata una grandissima delusione -afferma Berlusconi- ma non è detta l’ultima parola, penso possano accadere delle cose che possano portare a modificare la situazione. Noi lavoreremo a questo riguardo”.

Ma la questione giudiziaria resta pressante, al punto che a margine della festa, a chi gli chiede delle intercettazioni, replica deciso: “Andiamo a vedere le telefonate… Il mandato di cattura è successivo di sei giorni”, ha spiegato il premier a proposito della intercettazione telefonica in cui avrebbe consigliato a Lavitola di non tornare in Italia.

 

 

 

 

 

 


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