Il “Ponte sullo Stretto di Messina”, una riflessione

//   28 febbraio 2013   // 0 Commenti

resizer.jsp Ho avuto la fortuna di seguire il Progetto “Ponte sullo Stretto di Messina” molto da vicino, sia come
membro del Consiglio di Amministrazione della società, che da studioso del fenomeno meridionale.
L’appello della comunità scientifica, apparso su Il Corriere della Sera, del 27 febbraio 2013, e riportato di
seguito, a favore di un patrimonio di conoscenze da non perdere, è particolarmente calzante.
Conoscevo, ovviamente, la realtà di cui si parla; leggendo però i contenuti, si ha una chiara e drammatica
evidenza di ciò che il nostro Paese rischia di perdere.
Al di là delle valutazioni tecniche, alle quali ho poco da aggiungere, vista la palese ed inconfutabile
autorevolezza dei firmatari, voglio richiamare i motivi che mi hanno sempre spinto a sostenere il “sogno
Ponte”.
Da calabrese, che soffre per la triste situazione della sua regione, mi sono interrogato sulle motivazioni
reali che sono alla base di un atteggiamento “tiepido”, se non negativo,  verso il progetto, da parte di un
certo strato dell’opinione pubblica.
Capisco, anche se non accetto, la deriva ideologica e la superficialità a considerare l’idea come
“infatuazione berlusconiana”, ma non posso accogliere la posizione della classe dirigente calabrese che, di
fronte al disastro in cui si trova quel territorio, non ha saputo cogliere nel progetto Ponte la possibilità di
dare una scossa all’economia e di creare, in tempi rapidi, occupazione per i  giovani.
Nei loro panni avrei realisticamente dato la seguente impostazione: pretendiamo il rispetto dell’ambiente,
il coinvolgimento dei privati nel finanziamento dell’opera, un ferreo controllo del territorio per evitare
infiltrazioni malavitose, una sicurezza sotto il profilo della realizzazione tecnica. Ciò posto, diamo fiducia
al progetto, chiedendo, da subito, l’apertura di scuole di formazione per l’impiego di manodopera locale
sia per la costruzione dell’opera che per l’indotto.
In riferimento ad un ottuso, perdurante atteggiamento negativo, i giovani dovranno chiedere ai
responsabili politici un progetto alternativo che possa supplire a ciò che inevitabilmente verrebbe meno
con la cancellazione del progetto. I giovani dovrebbero chiedere un’alternativa immediata e non un
progetto pluriennale di cui i politici sono maestri per rinviare. Nel rinvio, cresce la disoccupazione,
arrivando, come è già arrivata, ad un limite di rottura sociale.
Ci saranno sicuramente illustri menti che auspicano per il Sud “ben altro”. Questo “ben altro” va avanti da
più di 50 anni, senza un costrutto serio; purtroppo, questi “benaltristi”non vengono mai richiamati alle
loro pesanti responsabilità.
A conclusione, inviterei la “sinistra” a rileggere l’articolo di Francesco Merlo, apparso su La Repubblica, il
1 ottobre 2003
(http://www.repubblica.it/2003/j/sezioni/cronaca/pontemessina/pontemessina/pontemessina.html ).
Anche Grillo farebbe bene a dare un’occhiata.


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