Il PDA scende in piazza contro banche, istituzioni e governo di “omicidio fiscale”

//   4 gennaio 2012   // 0 Commenti

partito delle aziende

Manifestazione di solidarietà, verso le famiglie degli imprenditori suicidi e di protesta verso questo Governo, che invece di capire fa finta di non vedere. Le difficoltà in cui versano le piccole e medie imprese, in questa crisi oramai infinita, non è una news, ma è purtroppo una realtà concreta.
Resta il fatto che, nonostante i suicidi dei piccoli industriali del Nord siano una piaga sociale in continua espansione, (visto che dall’inizio dell’anno se ne contano già 12), non vi è ancora la giusta proporzione di dolore e di sentita ingiustizia, verso ciò che è divenuto un fiume in piena, che può scatenare una vera e propria rivoluzione sociale, da parte di chi ormai non ha più scampo a miseria e disperazione.
Governo e Istituzioni si attivino, in modo rapido e concreto, per dare un appoggio a tutti quei piccoli imprenditori che a causa di : usura bancaria, crediti non incassati ed oppressione fiscale, si trovano ora in una situazione per loro non concepibile, ma soprattutto inaffrontabile.
Il Partito delle Aziende scenderà in piazza IL 19 GENNAIO CON UNA MANIFESTAZIONE FUORI DAL COMUNE, rendendo noto a chi ancora non sa, che esiste il reato di omicidio fiscale, per il quale può essere perseguito e obbligato a pagare, chi ha causato la morte di persone che hanno dedicato al Lavoro la propria vita.
Già nell`autunno 2008 i primi effetti della grande crisi economica hanno iniziato a farsi sentire.
Se i Grandi si restringono i Piccoli muoiono. In due anni, secondo i dati della CISL, 120 000 imprenditori artigiani e lavoratori autonomi hanno dovuto chiudere. Il CERVED, un centro di studio dei mercati, stima in 60 000 il numero di fallimenti d`impresa in Italia, ovvero il 53 % in più rispetto al 2008.
In questo scenario la Lombardia si trova in testa , seguita dal Veneto. I fallimenti riguardano innanzitutto le piccole aziende, in particolare il settore edile. Il 75% di quelle che si sono viste costrette alla chiusura avevano un volume di affari non inferiore a 2 milioni di euro prima della crisi.
Resta da capire perché questi imprenditori abbiano deciso di mettere fine ai loro giorni. In Veneto molto spesso il proprietario dell`azienda è contemporaneamente datore di lavoro e manovale, per lui i propri dipendenti sono volti familiari, che fanno parte del quotidiano e vivono tutti nello stesso quartiere.
Per un piccolo imprenditore licenziare non è un gesto impersonale, ne viene coinvolto in prima persona. Nella nostra Nazione, soprattutto al Nord, non c’è questa concezione anglosassone in base a cui il fallimento fa parte della vita di un imprenditore. Qui lo si vive come il marchio di un fallimento personale, una diminuzione “di sé”. “Questi imprenditori sono morti per eccesso di etica”, diceva Dario di Vico, giornalista del Corriere della Sera, che ha consacrato un libro ( Piccoli, ed. Marsilio) a questi piccoli industriali del Nord.
Ciò che descrive in questo libro è l’assenza di considerazione verso il piccolo imprenditore, che in realtà rappresenta l’anima del tessuto economico italiano ed è colui che permette anche alle Grandi Industrie di essere ancora attive.
Nasce così un problema sociale, che esula da attaccamenti a vite agiate, come qualcuno potrebbe erroneamente interpretare, non conoscendone la realtà, che si manifesta nell’impossibilità di accettare un fallimento verso i propri dipendenti, familiari e prima ancora verso se stessi.
I fattori che ci hanno portato a questa difficile condizione sono stati creati dalle banche usuraie e senza scrupoli verso la vita umana, crediti spesso verso lo Stato (che poi manda le cartelle di Equitalia) , mercato fermo per colpa di una politica assente e succube di scelte Tedesche e Francesi.
Così passano ancora una volta inosservate quelle morti che non fanno audiens, che non creano i casi di cronaca nera “da salotto”.
Dietro a queste morti c’è il lutto di tante famiglie, c’è l’inutilità della Preghiera Cristiana, verso chi non ha nessuna intenzione di sentire, ma attenzione perché, per chi Crede, vi sarà un Giudizio ben più reale e preciso, verso chi permette simili affronti alla dignità umana.

Il Presidente Fabrizio Frosio


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