Il linguaggio del silenzio: comunicare al di là delle parole

//   7 gennaio 2013   // 2 Commenti

foto 35°art.DSC06587 300x225I festeggiamenti ormai sono alle spalle, perciò ora godiamoci l’ esistenza sotto un altro aspetto.
Qualsiasi situazione può essere trasformata in ogni momento poiché tutto coesiste: gioia e dolore, tempesta e sereno, luce e buio, rumore e silenzio. Consideriamo il silenzio come il nostro intimo compagno che ci incoraggia a sviluppare lo sguardo, l’ascolto, le percezioni, in breve a parlare senza alcuna voce.
Il silenzio ha un significato diverso da mutismo. Il mutismo impedisce qualsiasi comunicazione perché racchiude in sé paura, compiacenza, caparbietà.
Il risvolto che qui voglio analizzare è naturalmente quello positivo, quello di apertura alla vita, dove la varietà dei silenzi è colma di significati infiniti; anche nel rumore quotidiano puoi ottenere il tuo silenzio.
La quiete è una strada per raggiungere serenità, pace e indipendenza, permette quindi di affrontare meglio le stimolazioni stressanti. Per questo gli spiriti liberi possono vivere in compagnia di sé stessi come con gli altri, senza essere alterati e tormentati dalle circostanze personali o dalla società. Non importa isolarsi nella solitudine per ascoltare il silenzio, stare in silenzio o essere silenzio, basta concedersi un attimo di strettissimo contatto con il nostro spazio segreto, per rendersi conto quanto importante sia raggiungere una visione più ottimistica delle cose e prendere effettivamente atto che siamo “vivi”, che possiamo vivere la vita al di là delle brutture!
Il silenzio è uno stato personale di coscienza, dato che nulla nell’Universo è silente. Infatti non parlo di silenzio in contrapposizione di assenza di rumore poiché si vive in un mondo sonoro, ma silenzio come assenza di parole, come atteggiamento interiore. Si dice che quando si raggiunge uno stato di non-azione si raggiunge la verità.
Nel silenzio si coglie il mistero, si attua la conoscenza, si avverte il delicato profumo di Dio.
“…Chi custodisce la sua bocca e la sua lingua preserva se stesso dalle angosce…” (Prov. 21,23).
Non si può semplicemente essere se non si fa un pò di silenzio mentale, altrimenti come possiamo afferrare pienamente cosa in realtà si prova e cosa l’altro esprime? Molte volte, quando più è necessario, non siamo capaci di tacere. Come afferma Plutarco: “dobbiamo predisporci all’ascolto con animo disponibile come fossimo invitati ad un banchetto sacro”.
Il silenzio è pure il linguaggio delle passioni e delle emozioni più segrete. E qui entra in gioco un’altro modo espressivo, devo dire molto intrigante, che fa da cornice alle parole non dette: il lampo bellissimo e toccante che è racchiuso in uno sguardo, uno scambio complice che ci lega all’altro. E’ uno stupendo canale di comunicazione perché è sensazione, percezione, partecipazione; inoltre permette di mantenere il controllo, di riflettere, di osservare.
A proposito di passioni anche per gustare a fondo un cibo, una bevanda, un’opera d’arte, occorre assaporare ogni cosa nel silenzio, lasciandosi immergere dalla concentrazione su ciò che effettivamente si sta facendo in quel preciso istante.
Tiziano Terzani aveva bisogno di silenzio per leggere. Nei suoi libri ci racconta della malattia e della bellezza della lettura solitaria nel proprio eremo: “…Il medico migliore è dentro di noi, forse non farà guarire il tuo fisico, ma libererà la tua mente dandoti la sottile ebbrezza dell’immortalità…”.
Oltre a ciò, considero il silenzio come il trampolino della parola. A tale scopo eseguiamo un piccolo ma funzionale esercizio di autocontrollo nel momento in cui una situazione comincia a diventare schiacciante: contiamo mentalmente fino a sette e poi iniziamo a parlare.
Parla solo quando sei sicuro che quello che dici è migliore del silenzio! (Proverbio arabo)
Perché oggi la vita è così caotica? Perché, se ci fermiamo, il più delle volte si ha un’ estrema paura di entrare in profondo contatto con noi stessi, ciò causa ancora di più insicurezza; non solo, allentare la presa dà la sensazione di perdere, senza rimedio, il controllo su tutto. Allora il “tutto” diventa una corsa inesorabile che ci procura una grande incapacità di ascoltare in silenzio noi e l’altro.
Non sappiamo da dove comincia e dove finisca il silenzio, ogni suono esce dal silenzio e poi vi fa ritorno. Nella Natura c’è sempre una sinfonia in atto: il canto degli uccellini, il frinire delle cicale, i trilli dei grilli, essi seguono un vero e proprio ritmo: cantano, ascoltano e riprendono fiato.
Anche per quanto riguarda le piante esiste un silenzio parlato. I vegetali sentono molto più di quello che si potrebbe immaginare, si può proprio dire che parlano al di là delle parole. E’stato provato, attraverso vari esperimenti, una loro risposta vibratoria quando vengono toccate in malo modo o quando vengono trattate con amore.
Il silenzio, allorché lo cerco, è per me un vero e proprio stato di grazia dove le sue forme assumono percorsi che mi permettono di accedere ad una conoscenza superiore. Si riesce a guardare lontano, oltre l’orizzonte, in cerca del nostro calice sacro (Santo Graal), per intuire, poi, che è riposto proprio nel nostro cuore, qui è la sede della nostra grande potenzialità. Il tesoro è nascosto in noi, però da sempre l’uomo lo cerca solo sulle varie strade dell’esistenza, certo sono anche queste utili per comprendere che il divino è dentro di noi, ma “dovunque tu vada ci sei già”, afferma Jon Kabat-Zinn. E’ tutto qui, a portata di mano! Per quanto si tenta, non si può sfuggire a sé stessi, i problemi non si possono trasferire altrove, rimangono sempre attaccati a te se non attui una trasformazione nel “qui e ora”, per quanto problematico sia. Nulla è facile, ma tutto può essere semplice!
Questo segreto è ben manifesto nel silenzio che permette a sua volta di ascoltare il mistero del nostro bambino interiore. Per gli indiani d’America l’inverno è la stagione dei segreti…approfittiamone.
Possiamo avvicinarci ad un magico silenzio anche ascoltando un certo tipo di musica, oppure davanti ad un paesaggio innevato.
Ricordo sempre la mia esperienza, in una notte d’inverno, all’età di 12 anni: mi svegliai all’improvviso, verso le tre del mattino, con la percezione che qualcosa era accaduto perché il silenzio era talmente profondo e ovattato. Subito ho avuto la sensazione che la neve avesse fatto la sua apparizione. Una luce piena entrava nella stanza attraverso le persiane. Aperta la finestra, lo spettacolo della campagna imbiancata mi colpì con un’emozione di straordinaria potenza silenziosa. E’ così che il rumore del silenzio mi aveva avvertita della splendida sorpresa, donandomi un brivido carico di tranquillità e libertà!
Ogni artista, prima di iniziare la sua opera si apre al silenzio con un momento di raccoglimento. Salvador Dalì consigliava ai suoi apprendisti pittori: ”…Andate a sedervi davanti alla vostra tela e contemplate a lungo la sua superficie intatta e bianchissima. La contemplerete a lungo senza accendere la luce, in questo modo il vostro spirito lavorerà meglio…”
Dopo tale pratica, sicuramente, la bellezza e la finalità di un’opera diventa un grido dell’essere. Per questo penso che la creazione più strabiliante, che rappresenta il silenzio, sia senza dubbio un cielo stellato che infrange il suo tacito buio creando la luce!
L’esercizio per ricercare il silenzio è una vera terapia, invita alla meditazione, offre la possibilità di un risveglio della coscienza, apporta un benessere psicofisico, quindi diventa una pratica di salute totale che mette in atto un rinnovamento continuo per trasformare le nostre zavorre in una fonte di Pace, Luce e Amore, la vera serenità!
*** *** ***
Un mio scritto tratto da: “L’Universo di Giulia: non solo poesie, pensieri e parole”.
“Improvvisamente colpita
Il vento anima gli alberi del bosco e la tempesta è in arrivo, non la puoi fermare.
La pioggia ti buca la pelle, corri, corri, corri per cercare riparo, ma niente
Ad un tratto ti fermi, ti siedi e senti la tua voce che esplode urlando: Amore ti amo. Silenzio!
Improvvisamente colpita da tale realtà, in questo luogo incantato, scopri che non sei sola.
Sono in tanti che hanno sentito il tuo grido e con grande sorpresa…il passerotto ti vola sotto gli occhi, la formica ti passa sul piede, la farfalla svolazza sopra la tua testa, il merlo accenna una melodia. E ancora, la lucertola si affaccia tra le pietre e ti scruta immobile.
In lontananza, poi, riesci a percepire altri suoni, tra cui anche le strane parole dell’upupa ed ecco che il temporale è passato oltre.
Chissà se, al di là del bosco, ci sarà un altro grido d’amore senza risposta?!?
Non importa, mi dico poiché la favola comincia adesso!”.
*** *** ***
Non dobbiamo evocare quello che abbiamo perso, ma quello che abbiamo trovato, nel silenzio, nel rumore, nel qui e ora!

Giulia Zeroni – Consulente del benessere su misura
Economo Dietista – Dirigente di Comunità – Estetista
E-mail: giuliazeroni@virgilio.it
Sito web: www.giuliazeroni.it


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2 COMMENTS

  1. By fiore, 19 gennaio 2018

    Cara Giulia, nel leggere il tuo artcolo ho ricordato il cammino nel deserto in Israele.Quel camminare lento con 50 gradi di caldo seguendo il ruscello che appariva e scompariva fra i sassi fino al miracolo della cascata di acqua tiepida.Siamo cadute ricordi? ma subito ci siamo rialzate tu più dolorante di me, con un piede bello gonfio!Quanto lavoro da quel momento, quante cadute e quante rinascite! le parole di quel giorno: “Dio non è nei tuoni, nei fragori, ma nella voce sottile del silenzio” le porto ancora scolpite dentro di me.Grazie. Fiore

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    • By giulia, 19 gennaio 2018

      Il viaggio interiore è iniziato davveto tanto anni fa. In Israele, è vero,insieme abbiamo fatto le nostre prime esperienze profonde misurandoci con il silenzio! Che bello ricordarlo oggi con te e anch’io ti ringrazio. Giulia

      Rispondi

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