Il grande sostegno al Made in Italy

//   2 marzo 2012   // 0 Commenti

catia-polidori

On Polidori, a pochi mesi dagli Stati Generali del Commercio Estero, ultimo atto del suo mandato da Viceministro, è in grado di stilare un bilancio?
Gli Stati Generali del Commercio Estero sono stati la sintesi più alta del breve ma inteso lavoro compiuto durante il mio mandato governativo. Non un convegno come ce ne sono tanti, bensì un laboratorio, una sessione di lavoro dell’export italiano realizzato a costo zero (di questi tempi non è poca cosa) per lo Stato. Un evento senza precedenti al quale hanno partecipato attivamente otre mille imprenditori tra big e nomi meno noti, sette associazioni di categoria, responsabili dei principali istituti di internazionalizzazione, regioni e massimi rappresentanti delle autorità europee e italiane del settore. Un parterre di tutto rispetto, dunque, che non si è limitato ad assistere passivo a quanto veniva loro trasmesso. Al contrario, gli Stati Generali sono stati la tappa finale di un percorso iniziato mesi prima con l’avvio dei tavoli di lavoro, divisi per macro settori produttivi, in occasione dei quali i partecipanti hanno potuto fotografare lo stato dell’economia reale, mettere nero su bianco i limiti del sistema e soprattutto avanzare proposte e tracciare scenari per il futuro delle nostre imprese e del “Made in Italy”. Il tutto è poi confluito in una sorta di manifesto da cui far ripartire l’azione di Governo. Peccato solo che non ci sia stato dato il tempo.

Sul nostro giornale, Lamborghini ha osservato che in passato simili occasioni non sono propriamente servite a portare beneficio all’intero comparto.
Da viceministro ho fortemente voluto riunire gli Stati Generali del Commercio Estero proprio per adottare una metodologia di lavoro nuova, improntata al dialogo tra istituzioni ed operatori, suddivisi in base alle loro specifiche competenze settoriali. In una sorta di campus gli imprenditori hanno così avuto l’opportunità di mettere a frutto le loro esperienze, avanzare proposte, formulare idee innovative in un grande sforzo comune (perché comunque hanno sottratto tempo prezioso alle loro attività) a sostegno del “Made in Italy”.
Si è trattato di un vero e proprio lavoro di scouting e per realizzarlo al meglio abbiamo scelto personalità esperte (per ovvie ragioni non è stato possibile riunire tutte le eccellenze nostrane) che quotidianamente si confrontano con le difficoltà e le speranze delle imprese.
A conclusione degli Stati Generali la squadra del “Made in Italy” ha presentato il proprio manifesto per l’export formulato durante le varie sessioni di lavoro dei sei tavoli riguardanti i comparti principali delle nostre produzioni. I tavoli, composti anche da associazioni di categoria, funzionari del Ministero dello Sviluppo Economico, Unioncamere e Assocamerestero, non hanno però avuto un ruolo permanente, ma si sono sciolti dopo la due giorni di fine ottobre. Altro motivo per il quale gli Stati Generali sono stati garanzia di lavoro per l’intero comparto e non per i singoli che vi hanno preso parte.

Secondo Lei cosa si può ancora fare per aiutare l’economia a buttarsi la crisi alle spalle?
Credo che le istituzioni e il mondo della politica, sul solco di quanto già fatto dal Governo guidato dal Presidente Berlusconi, stiano dando prova, sia sul piano europeo che internazionale, di essere in grado di risollevarsi.
Per quanto riguarda il mondo delle imprese è imperativo adoperarsi per aiutare, in modo particolare i “piccoli”, a superare i molti ostacoli che rendono estremamente difficile il loro operare, e in un secondo momento, adottare misure che consentano loro di crescere ed innovare. In quest’ottica ho ad esempio presentato una proposta di legge per la riduzione e l’estinzione dei ritardati pagamenti delle pubbliche amministrazioni nelle transazioni commerciali con imprese e sto predisponendo una mozione sull’Iva per cassa. Quanto all’export, è sufficiente scorrere gli ultimi dati Istat per rendersi conto che il “Made in italy” è l’unico antidoto contro la più buia delle crisi. Se è vero come è vero che in piena recessione le esportazioni hanno fatto registrare un trend positivo soprattutto nei mercati emergenti. Ecco, io credo che nei prossimi mesi ci si dovrà impegnare anima e corpo per far passare un messaggio molto semplice: il “Made in Italy” è sinonimo di qualità ed eccellenza superiori anche agli Usa e alla Germania. Dovere dello Stato è agevolare in ogni modo l’esportazione italiana dei prodotti. Attenzione, però,esportare sì e ovunque a patto che la produzione (se non tutta, almeno la gran parte), il progetto ed il cuore restino tricolori.

Un consiglio al Governo in carica.
Più che un consiglio, all’attuale Governo consegno il documento per l’export che bene ha evidenziato le criticità incontrate nel processo di internazionalizzazione dai principali settori produttivi nazionali e individuato interventi possibili a livello nazionale e multilaterale per definire le priorità del Sistema-Italia nella sfida globale.
Tra le misure suggerite: l’armonizzazione in un’unica regia dell’attività di promozione nazionale e locale; il sostegno alla crescita dimensionale delle imprese e all’internazionalizzazione; attività più incisive di comunicazione istituzionale per la promozione del “Made in Italy” ed infine una serie di azioni a livello multilaterale, contro la pirateria e per il superamento delle cosiddette barriere non tariffarie.


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