Il governo Monti, la Lega Nord e l’Italia dei Valori

//   2 febbraio 2012   // 0 Commenti

di-pietro-bossi

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

Mario Monti il 16 novembre del 2011, dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi, è divenuto il sessantunesimo Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, il secondo della XVI Legislatura Parlamentare.

Un “governo di impegno nazionale” così lo definì, il “super Mario” nazionale, durante il suo primo discorso tenuto al Senato, in occasione della fiducia ottenuta il 17 novembre 2011 con 281 si, 25 no e  nessun astenuto. Ed il giorno successivo alla Camera, con 556 si, 61 no e nessun astenuto.

Commissario europeo per il “mercato interno ed i servizi”, nella commissione Sander  e poi, alla “concorrenza” nella commissione Prodi, molti osservatori considerano Monti “un tecnico”, non avendo egli mai aderito ad alcun partito, né fatto parte del Parlamento italiano prima del 9 novembre 2011, quando viene nominato senatore a vita dal Presidente Giorgio Napolitano. La stessa stampa internazionale lo definisce un “governo tecnico d’emergenza”.

Le prestigiose esperienze europee e l’incarico ricevuto dal Presidente Napolitano, hanno determinato la convergenza della quasi totalità dei partiti politici che, con una variegata ed anomala coalizione di maggioranza, hanno sostenuto ed hanno fatto si che il governo Monti sia divenuto esecutivo.

Si è parlato molto e da ogni parte sono piovute proteste, anche dimostrative, sulle iniziative assunte dall’esecutivo in questi due mesi circa di attività governativa. Il primo atto formale che il governo ha partorito è stato il decreto legge “salva italia”, al cui interno sono state inserite tutta una serie di norme restrittive che sono andate a colpire prevalentemente il ceto medio ed i settori più deboli della popolazione. Ad esso ha fatto seguito il decreto “sulle semplificazioni”, destinato, almeno nelle intenzioni, a migliorare la qualità della vita dei cittadini che hanno rapporto con la pubblica amministrazione.

Monti, a ben guardare, non ha dismesso il proprio ruolo di commissario, ha solamente sostituito il proprio ambito territoriale e di competenza, infatti, sta attuando tutta una serie di iniziative che vanno verso le riforme richieste dalla commissione europea e da altre istituzioni forti ed autorevoli, come la Germania, ivi compresala Francia, che ha il suo bel da fare  per tenere in ordine la crescente inflazione ed il calo di popolarità del suo Presidente, in vista delle imminenti presidenziali.

Lo spread, questo terribile spauracchio sconosciuto a molti in passato, sembra contenersi in limiti accettabili. Le fibrillazioni dei mercati appaiono dissolversi e le borse europee, compresa quella di Milano, subiscono aumenti al positivo.

Tutto bene, quindi? Stiamo diretti verso la risoluzione della crisi?

L’Italia si sta muovendo a piccoli passi, l’annunciato pareggio di bilancio è una previsione azzardata, ma non è un traguardo impossibile da raggiungere.

La nostra è una nazione che riesce a risollevarsi, sappiamo come fare. Non saranno certamente i “commissari di turno”, benché meno gli attuali partiti a risollevare le sorti del nostro paese. Benchè meno, quelli che si sono dichiarati all’opposizione, come la lega nord o l’italia dei valori.

La Lega, alleata del Popolo delle Libertà, si è defilata, presa sempre più dall’ottusa cecità nel non voler vedere al di là del proprio naso. I traguardi ragguardevoli raggiunti dal consenso popolare e l’aver preso parte al governo del paese per alcuni anni, non gli sono stati d’aiuto e consentirgli un’evoluzione politica ed una maturità tale da modificare e progettare un salto di qualità verso un’unificazione nazionale del tutto imprescindibile nell’attuale contesto storico. I programmi secessionisti e separatisti che persegue sono in perfetta antitesi con gli eventi e con gli stati sovrani tesi a comporre un’Europa politicamente unita.

Dichiararsi all’opposizione in un momento così difficile per il nostro paese, rasenta l’immaturità politica e dimostra la poca attenzione nei confronti di uno stato sofferente ed in crisi. Sarebbe stato più utile per i cittadini sorreggere e guidare nella sua azione un governo tecnico in modo da discernere ed individuare le giuste riforme. Chiamarsi fuori, proprio ora, è scorretto e direi anti-sociale. Lo hanno compreso persino il pd e pdl che insieme votano e proteggono l’iter governativo senza pregiudizi o differenze, caso unico nella storia repubblicana.

Ma si sa, la Lega Nord ha a cuore la sola padania e l’IDV ha la pretesa di diventare “grande”, il resto è di secondaria importanza.

 


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