Il giudice condanna la Fiat a riassumere i “Tre dell’ Ave Maria”

//   29 febbraio 2012   // Commenti bloccati

marchionne17

Stando alla legge 300, Statuto dei diritti dei lavoratori, il licenziamento dei tre dipendenti fu legittimo. Ma poi, a furor di popolo, l’apparato sindacale si mise in moto ravvisando che erano state infrante clausole (?)secondo le quali il licenziamento in tronco sarebbe stato ingiusto, mentre l’atteggiamento tenuto dai tre operai lo legittimava in pieno. L’azienda, da parte sua, avendo ravvisato che il provvedimento preso era stato legittimo lo ha ritenuto irrevocabile, quindi non intende assolutamente tornare sulla sua decisione, che una volta per sempre è stata inesorabilmente applicata e non ci sarà sindacato o giudice o codicillo che possa modificarne la decisione presa dall’Amministratore Delegato della Fiat.
Purtroppo, in Italia ogni vertenza sul lavoro, lo abbiamo scritto più volte, finisce sempre con un verdetto giudiziario favorevole al lavoratore dipendente, anche quando è evidente che ha torto marcio. Mai a favore dell’azienda. La spiegazione opinabile ma non certificata, è quella secondo la quale, la legge propende solitamente verso il più debole delle due parti in causa, e fu per questo motivo che questo giornale, propose, a suo tempo, un progetto di legge di iniziativa popolare per uno STATUTO DEI DIRITTI D’AZIENDA. Oggi parliamo di fattispecie di legge-aborto che si chiama “Statuto delle aziende“, dove la parola “diritti”è stata abolita come vergogna nazionale. Infatti, come dimostra clamorosamente anche la recente sentenza che impone alla Fiat la riassunzione dei tre licenziati, è evidente quello che noi andiamo ripetendo inutilmente da anni, che le aziende, i datori di lavoro, hanno soltanto DOVERI da rispettare, e sanciti per ogni dove, mentre i dipendenti hanno i DIRITTI che il loro Statuto, la Legge 300 ha sancito, negando all’azienda da cui dipendono la decisione. Come del resto dimostra proprio la sentenza relativa al caso dei tre dipendenti Fiat, licenziati su due piedi a suo tempo dall’A.D. della Fiat per giusta causa. Ora che recentemente, il Senato ha ratificato lo Statuto delle aziende, che noi abbiamo stampato in migliaia di copie, e diffuso, e ne spediremo copia a chi ce lo chiede, abbiamo la prova ineccepibile della formidabile presa per i fondelli per tutti i datori di lavoro italiani, prova fornita dalla realtà. DA UNA PARTE ABBIAMO CODIFICATO I DIRITTI DEI LAVORATORI DIPENDENTI con la loro legge “300″ che i sindacati vantano come una loro conquista. Dall’altra, abbiamo questo “Statuto delle aziende”:(dove la parola diritti non esiste!) E’ vero che è stato chiesto l’emendamento e vedremo se anche l’esempio deciso, volitivo e intelligente di Marchionne, nell’opporsi nettamente alla sentenza del giudice che impone alla Fiat, tre riassunzioni, saprà chiarire le deficienze di una legge che inorridisce il mondo dell’industria. Anche la dichiarazione chiarificatrice di Emma Marcegaglia , presidente di Confindustria che ha parlato dell‘art.18, quale ruffiano dei vagabondi, c sta suscitando tanto clamore, e porta un contributo considerevole al settore dei diritti costituzionali delle aziende. E’ mai possibile che soltanto il solitario A.D. Marchionne, in Italia, abbia avuto il coraggio e lui solo di evidenziare l’inviolabilità dei diritti delle aziende? E soprattutto, quante sono state sino ad oggi le piccole e medie aziende imprese costrette a delocalizzare in Paesi esteri per vedere finalmente rispettati quei diritti che in Italia, non sono mai esistit?

E l’esodo di decine di migliaia di unità produttive, quanti danni ha provocato all’occupazione? E quanti all’erario? Pigiare sull’art. 18 e vantare conquiste SINDACALI e senza ascoltare la Marcegalia che ama dire pane al pane, aggraverà ulteriormente la carenza dei diritti aziendali, e la voglia di andare ad intraprendere altrove. MA non lamentiamoci poi se in Italia un giovane su tre è senza lavoro, e chi ha un lavoro, magari lo ha precario. Le aziende hanno pochi ordinativi perchè lacci e lacciuoli le imbrigliano, e impediscono loro la conquista di nuovi mercati. Nessuno pensa che la rigidità sindacale aumenta spesso i costi di produzione. La dichiarazione chiarificatrice di Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria dovrebbe essere monito per tutti, l’art.18 è il ruffiano dei vagabondi. Ma il caso eclatante, che nessuno vuol rammentare perchè vergognoso, dovrebbe essere quello celebre dei quattro lavoratori dell’aeroporto di Venezia sorpresi a rubare il contenuto delle valige dei viaggiatori: flagranza di reato. Arresto ed espulsione dall’azienda per giusta causa. Ma ecco l’inaudito. I sindacati, intervenuti hanno adito le vie legali, cosicchè il magistrato, more solito, ha ordinato all’azienda dell’aeroporto la riassunzione dei 4 ladri, nessuno dei quali ha restituito la refurtiva. Cosicchè, dopo pochi mesi dal fatto, l’azienda che gestisce l’aeroporto, si è vista sconfessare dal magistrato che le ha ordinato di rimangiarsi il provvedimento, pur legittimo, perchè il giudice, nella “sua infinita sapienza “aveva ritenuto il furto aggravato commesso dai quattro dipendenti ladri, una marachellina non tale da legittimare il licenziamento. Non solo, nel grande locale dei bagagli dell’aeroporto fu apposta una telecamera di permanente funzione, per controllare le valigie giacenti. Insorse solita la reazione dei sindacati che si opposero al provvedimento, ritenendolo illegittimo perche avrebbe offeso la dignità dei ladri.

Siamo infine ad esprimere francamente un elogio all’A.D. Marchionne per il suo comportamento netto, preciso,logico, inteso a salvaguardare la dignità di chi in azienda ci va per compiere il suo dovere. Ed esprimere inoltre tutta la nostra solidarietà all’uomo, sul quale pesa la responsabilità decisionale delle masse operaie della Fiat. In Italia tutto è aleatorio, sovente anche stupido, ma quello che non esiste, è il rispetto dell’autorità aziendale, delle regole che impongono l’impegno che assume l’azienda coi propri clienti e della prassi secondo la quale quando arriva il fine settimana o l’inizio della prossima, l’infinita richiesta di permessi con le motivazioni più strampalate, riduce il numero dei lavoratori in azienda a cifre incredibili. In nessun Paese industriale europeo si verifica una rarefazione dei dipendenti, a fine settimana come nelle aziende italiane. Nessuna assemblea sindacale, ha mai proposto di ridurre un fenomeno che rappresenta un danno settimanale considerevole. Attenzione la ridotta flessibilità aziendale, come la battaglia sull’art.18, assieme all’assenza della codificazione dei diritti d’azienda, faranno aumentare l’esodo delle imprese verso Paesi nei quali non esiste un sindacato miliardario come in Italia, un esodo irrefrenabile che rappresenta il maggior pericolo per l’occupazione giovanile


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