Il futuro è dei giovani? Iniziamo dalle start-up

//   29 marzo 2012   // 0 Commenti

start up 300x161Negli ultimi tempi, sempre più si legge di società in start-up che, partendo dalla valorizzazione di una intuizione, di una idea, si sviluppano creando possibilità di lavoro.

A conferma di questo fenomeno socio-economico, che è ormai visto come un motore di sviluppo per l’occupazione e per l’economia, vengono illustrati esempi di giovani start-uppers che riescono ad affermarsi, in Italia e all’estero, generando interessanti prospettive.

Questo processo è da valutare come una seria risposta all’iniziativa, piuttosto velleitaria, contenuta nel decreto sulle liberalizzazioni, per la parte che fa riferimento ad aziende che giovani sotto i 35 anni possono creare, impegnando solo 1€.

Il messaggio è emotivamente stimolante; al tempo stesso, però, è illusorio e fuorviante.

È difficile trovare un’alternativa al paradigma per il quale, per sviluppare un’idea imprenditoriale, occorrono capitali, supporto del sistema finanziario, risorse umane valide, il tutto sostenuto da un profittevole progetto industriale.

Penso, in un momento di cinica critica, ad un “bamboccione” che, arrivato a 35 anni, e senza una valida occupazione, fonda una società con 1 € e poi crea problemi al papà, rastrellando i suoi risparmi e la sua pensione!

Ritorniamo agli start-uppers ed a qualche esperienza, all’estero, che può servire da esempio e da stimolo.

Negli ultimi 10 anni in USA, grazie a nuove start-up, sono stati creati 30 milioni di posti di lavoro, circa 3 milioni l’anno. Oggi il 40% del PIL degli USA è realizzato da aziende nate dopo il 1980. Negli ultimi 100 anni ci sono state 7 recessioni. Durante tutte queste recessioni il numero di start-up è aumentato e questo ha contribuito alla ripresa.

Più concretamente, negli Stati Uniti è stato creato “Startups are engines of job creation” .
Si tratta di un programma messo a punto dal Presidente Obama (Gennaio 2011) per valorizzare lo spirito imprenditoriale da indirizzare nelle imprese ad alto potenziale di crescita in settori innovativi che saranno leader nell’economia del 21° secolo.
Il Presidente Obama ha richiesto sia un intervento del governo federale (semplificare l’accesso ai capitali, all’attività economica ed accelerare l’innovazione) che l’intervento dei privati (StartUp America Partnership).
La partnership prevede la costituzione di un fondo da 400 ML per gli investimenti in Start Up al quale hanno aderito grandi corporation come: Intel Capital, Facebook, IBM, HP e fondazioni come la Kauffmann Foundation.

Un altro esempio importante è Israele, con il progetto “Yozma Program”che, lanciato dal governo, consiste nella creazione di un fondo di fondi pubblico di 100 milioni di dollari.
L’obiettivo fondamentale è fare da “anchor investor” e attivare una serie di fondi di venture capital partecipati al 60% da investitori privati e gestiti da privati che possano far da traino per la nascita delle start-up.
Sono stati creati 10 fondi, il capitale complessivamente raccolto è stato 250 ML (100 ML dal governo) che sono stati investiti in 200 start-up.

Queste realtà possono essere riprodotte nel nostro Paese, al quale può essere detto tutto, meno che manchi di creatività e voglia operativa.

A mio modo di vedere, la chiave, per dare un concreto impulso, per questa via, al sistema produttivo, sta nei fondi di venture capital, che sono vocati a sostenere tale tipo di iniziative.

Partendo dal presupposto che il venture capital è l’apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo, va specificato che, nel corso degli anni, questo concetto ha subito delle modifiche.

Infatti, dagli anni ’80 ad oggi, pur restando invariato nella sua essenza, le caratteristiche dell’attività di investimento istituzionale nel capitale di rischio sono mutate, diversificandosi in funzione del sistema imprenditoriale di riferimento e del grado di sviluppo dei diversi mercati e offrendo, oggi, una più variegata gamma di possibilità di intervento.

In particolare, seguendo la scia lanciata dagli Stati Uniti, anche in Europa il concetto di venture si diversifica in funzione della tipologia di operatore che pone in essere il finanziamento, tra venture capital e buy out.
Alla prima categoria corrispondono due tipologie specifiche di investimenti:
- l’early stage financing, ovvero l’insieme dei finanziamenti (seed financing e start up financing) a sostegno delle imprese nei primi stadi di vita;
- l’expansion financing, ovvero quella serie di interventi effettuati in imprese già esistenti che necessitano di capitali per consolidare e accelerare la crescita in atto.

La realtà del Venture Capital può contribuire fortemente alla crescita del sistema economico, se non esserne il motore portante.

Occorre, però, nel nostro Paese, fare un salto culturale affinchè la mentalità del venture capital attecchisca, facendo divenire naturale che un fondo intervenga nell’equity di un progetto industriale, che ponga un suo rappresentante nel CDA e che, eventualmente, partecipi alla gestione, per poi uscire, dopo 3/5 anni, vendendo la propria quota, ovvero, sempre con questo obiettivo, accompagni la start-up nella quotazione in borsa, nei mercati AIM-MAC.

Al tempo stesso, è importante per l’industria del venture capital la nascita del fondo di fondi, che preveda la partecipazione pubblica, sia nazionale che regionale.

Al riguardo, l’esempio israeliano, precedentemente citato, è particolarmente significativo e stimolante.

Altro passaggio importante è che gli investitori privati in start-up ricevano un beneficio fiscale, come già succede in Francia, con un valido ritorno.

Nel mondo del venture capital, tra le iniziative più valide che ho potuto conoscere in questi ultimi anni, merita una menzione la società Enlabs, fondata da Luigi Capello.

Essa si occupa di finanziare ed aiutare le start-up, che partono da qualche idea particolarmente significativa.
Dalla sua creazione ad oggi, Enlabs ha promosso l’avvio di 11 start-up, che ormai si muovono, a distanza di qualche anno, in maniera sicura nel contesto operativo nazionale.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *