Il carcere rischia di diventare una chimera!

//   24 gennaio 2012   // 0 Commenti

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

carcere 300x181La proposta di legge presentata dall’On. Lanfranco Tenaglia, del Partito Democratico, si presta, a mio parere, ad un lungo e tormentato dibattito. Il testo in questione, infatti, propone l’abolizione del carcere per coloro che commettono i cosiddetti “reati minori”.

“Sarebbe – afferma il proponente – una  misura di buon senso. Tante volte non ci sarebbe bisogno di un lungo e costoso processo, addirittura con tre gradi di giudizio, a fronte di casi di impatto minimo sulla società”. 

Accanto all’iniziativa di Tenaglia, se ne sta concretizzando un’altra, quella di un comitato ristretto di deputati esperti di giustizia che stanno discutendo in segreto la depenalizzazione dei reati di “particolare tenuità”, per intenderci quelli della mela rubata in un supermercato.

Paola Severino, la responsabile del Dicastero della Giustizia, ha recentemente  dichiarato la volontà di detenere gli arrestati presso le celle di sicurezza delle Caserme e dei Commissariati fino all’udienza per direttissima, evitando in tal modo il loro trasferimento nelle patrie galere.

Insomma, una lavorio parlamentare e governativo incessante, il cui interesse appare proteso a risolvere il grave problema dell’affollamento delle carceri, piuttosto che a cercare regole e modelli giuridici nuovi e diversificati, per meglio  adattarsi ai cambiamenti che stanno modificando e sempre più trasformando la nostra realtà quotidiana.

Tra l’altro, il concetto vetusto e superato della funzione “rieducativa del condannato” che il diritto processuale penale assegna alle carceri, non ha alcuna possibilità di riuscita. L’emergenza, pur grave, nella quale è sprofondato l’attuale sistema va ad aggravare il problematico ambiente carcerario di per se pregno di violenza, acredine ed intolleranza al punto di impedire ogni possibilità di successo in tal senso.

Un quadro negativo al quale si è posto rimedio in passato emanando e predisponendo tutta una serie di garanzie processuali personali che si traducono, nella maggior parte dei casi, in provvedimenti che impediscono, di fatto, l’applicazione della traduzione in carcere dell’imputato e del condannato.

Tutto farebbe propendere per una pronta rimodulazione delle norme processuali e  giudiziarie, se non fosse che le norme buoniste così intese, rischiano di intensificare e peggiorare il rapporto sociale che si innesca tra reo e vittima, tra cittadini lesi ed istituzioni e tra gli stessi addetti ai lavori.

Le mie convinzioni garantiste e liberiste non possono negare che provvedimenti “svuota o di allargamento carceri” e riforme pseudo giudiziarie non offrono una corretta applicazione del diritto tra chi auspica un “giusto processo” e  chi dal medesimo ne deve trarre soddisfazione.

Archiviare d’ufficio reati come l’ingiuria, la minaccia, il danneggiamento oppure,  il furto di piccole quantità di carburante o quello avvenuto su merce disposta alla fede pubblica, offre il fianco a tutta una serie di soggetti abituati a delinquere. Quali freni inibitori potrebbero mai avere costoro nel commettere un’infinità di abusi senza pregiudicare in alcun modo la propria condizione processuale penale?. Proviamo a pensare quanti sarebbero i “reati lievi” perpetrati ogni giorno a danno delle nostre comunità o di singoli cittadini, nel caso in cui fosse abolito il carcere. Una condizione che, francamente, apparirebbe come una sorta di “immunità processuale”.

Il Parlamento deve impegnare il proprio tempo e le proprie energie per emanare una riforma della giustizia che preveda lo svolgimento del processo in tempi ragionevoli e con modalità meno farraginose. Più volte e da più parti, infatti,  viene evocata, a ragione, la “certezza del diritto”, una prerogativa che preclude tutela e protezione dei cittadini vittime di reati di ogni forma ed entità.

Il significato giuridico basilare del nostro sistema giudiziario, un faro di luce verso il quale tutti, ma proprio tutti debbono propendere senza se e senza ma.

SILENZIO GIUSTIZIA IN CORSO!


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