Il “Bunga bunga” è un bluff

//   8 maggio 2014   // 0 Commenti

l43 berlusconi boccassini 121019144549 bigUna caccia all’uomo senza precedenti contro codici e diritto questo il caso Ruby. La verità sta venendo a galla e ciò che emerge è  che alla procura di Milano non si è amministrata la giustizia come andrebbe intesa. Non è una news si conosceva già prima la realtà e tutto il movimento contro Berlusconi ma ora che è la stessa magistratura ad ammetterlo ecco che si scatena il putiferio. Ilda Boccassini avviò l’inchiesta Ruby relativa alla vita privata di Berlusconi in modo totalmente illegale. Non aveva alcun titolo per farlo ma a lei importava troppo e la legge non contava, ne era a conoscenza lei come i collegi che per timore di trasferimenti o di  eventuali negative ripercussioni contro la loro carriere hanno preferito tacere. Troppo forte la magistratura democratica fatta di  pm e giudici di sinistra ai quali a quanto pare tutto è consentito, meglio stare defilati quindi. Ma ecco che gli atti del Consiglio superiore della magistratura fanno crollare il castello di carta che per 3  lunghi anni aveva miracolosamente retto, difese d’ufficio e improvvisate varie vengono spazzate via. Sottoscrivendo ciò che era sotto gli occhi di chi voleva vedere: l’indagine su Silvio Berlusconi per il caso Ruby è nata fin dal primo giorno fuori dalle regole. A condurla è stato un magistrato che non aveva il titolo per farlo. Il magistrato in questione è Ilda Boccasini, procuratore aggiunto della repubblica che poi ha portato fino in aula il processo all’ex premier, riuscendo a chiedere ed a ottenere la condanna per concussione e prostituzione minorile. Un inchiesta che lei non avrebbe potuto fare. Il fatto interessante che a confermare lo scempio non sono i legali di Berlusconi o i simpatizzanti della destra ma bensì Manlio Minale ex procuratore capo di Milano che nell’autunno del 2010 era come oggi procuratore generale. Minale, interrogato dal Csm nell’ambito dell’inchiesta nata dall’esposto di Alfredo Robledo (procuratore aggiunto, sulla gestione  dei fascicoli di inchiesta della procura milanese), Robledo ha inserito il caso Ruby nell’elenco dei casi gestiti non secondo le regole ma in  quelli della opportunità politica. Un fascicolo del quale la Boccassini si sarebbe impossessata senza averne diritto. Minale conferma che il capo di gabinetto della questura di Milano Pietro Ostuni è stato interrogato il 30 ottobre 2010 da Ilda Boccassini “senza titolarità” . Ostuni dichiaro di aver ricevuto per la prima volta  una chiamata da Silvio Berlusconi la notte in cui Ruby era in questura, testimonianza che poi si è rilevata cruciale per la condanna inflitta al Cavaliere per concussione. NB: Fino a quel momento il possessore e titolare del fascicolo era un altro magistrato, il pm Antonio Sangermano, coordinato dal procuratore aggiunto Pietro Forno, specialista in reati sessuali. Fino a quel momento e dal luglio precedente erano Forno e Sangermano ad aver interrogato Ruby nella comunità che ospitava la giovane. Poi arriva ottobre e forte di anni di indagini contro Berlusconi entra in campo la Boccassini. L’indagine spetterebbe a  Forno per la parte “sessuale” e per il reato di concussione al pool con a capo Robledo. Ma il 28 ottobre la follia con l’approvazione di Bruti,  il caso passa nelle mani del pool antimafia del pm Sangermano, che entra cosi nel “team” della Boccassini. Due giorni dopo ed ecco l’interrogatorio di Ostuni, con la Boccassini al comando che controlla totalmente l’inchiesta come coordinatrice di Sangermano. Bruti parla di una prassi costante questa relativa i trasferimenti dei casi nella procura di Milano ma ad oggi non se ne trova traccia in nessun altro caso. Le regole sono state infrante e a dirlo e Minale, magistrato insospettabile e lontano da ogni forma di “berlusconismo”, il processo andrà avanti e le prove raccolte dalla Boccassini continueranno ad avere un  valore  e se ne discuterà il 20 giugno nel processo d’appello. Ma ciò che è sotto gli occhi di tutti è che quando la Boccassini ha avuto la possibilità di incastrare Berlusconi agendo contro la legge non ci ha pensato due volte e non se le è fatta scappare. “Non aveva titolarità” dice Minale ma sapeva dell’indagine su Ruby e quando nei due giorni seguenti all’ingresso di Sangermano nella sua squadra, BOOM! Quella era l’opportunità… “ Questa inchiesta devo farla io” disse la Boccassini, Bruti acconsentì e ora il Csm vorrà più di un chiarimento..


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