iCloud riporta l’informatica indietro nel tempo

//   29 agosto 2011   // 2 Commenti

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Da qualche giorno è online il nuovo portale Apple chiamato iCloud. In realtà è ancora in fase di testing e l’accesso è aperto solo agli sviluppatori, ma quello su cui volevo focalizzare l’attenzione è l’idea che sta dietro a questo servizio e soprattutto come un concetto che risale ai primi passi dell’informatica, oggi (grazie al web) possa essere riproposto come una soluzione innovativa e inedita.

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iCloud si chiama in questo modo perché è basato sul concetto del cloud computing, definizione molto di moda di questi tempi e di cui spesso e volentieri si abusa senza sapere di cosa si stia parlando. Volendo dare una definizione al cloud computing, in estrema sintesi, si può dire che questa tecnologia tende a trasferire sulla rete dei software e dei servizi che fino ad oggi erano pensati per essere eseguiti sul proprio computer senza la necessità di doversi collegare ad Internet.

Adesso che la diffusione delle connessioni ci permette di stare “online” 24 ore su 24 sia da postazioni fisse come casa e lavoro, che in mobilità grazie a tablet e smartphone, tutte le maggiori aziende di software si stanno muovendo nella direzione del cloud computing, prima su tutte Google che sta facendo un lavoro di sviluppo formidabile sulle tecnologie esistenti per adattarle a tutti i nuovi device elettronici, aggiornando le interfacce di utilizzo per renderle fruibili anche da telefonino e tablet, ma soprattutto mettendo sul piatto moltissimi servizi innovativi accessibili in mobilità.

Nella stessa ottica si sta muovendo anche Apple che non è nuova a progetti di questo tipo, non per niente, uno dei punti di forza dell’azienda di Cupertino è, senza dubbio, la capacità di integrare le varie tecnologie esistenti e semplificare il loro utilizzo per renderlo “usabile” anche a chi non è un esperto di computer oppure non dispone di un amico “smanettone”.

iCloud non è altro che un sistema di storage dati online accessibile e sincronizzabile da tutti i device dello stesso utente: adesso lo spiego in italiano!

Se io scatto una fotografia dal mio tablet oppure memorizzo un numero di telefono sul mio iPhone, questi dati vengono spediti automaticamente, tramite connessione ad Internet, al mio spazio web iCloud che li sincronizzerà con tutti i device di cui dispongo: computer portatili, postazioni fisse di casa o del lavoro, tablet e smartphone. Grazie a questo sistema sarà possibile avere sempre a disposizione i propri dati indipendentemente dal luogo e dal device con cui sono collegato, inoltre diventa, a tutti gli effetti, un modo automatico di fare il backup direttamente sui server Apple; basti pensare che se mi rubano il cellulare oppure rompo il disco del mio computer di casa, non è un problema: una volta comprato quello nuovo, lo collego ad iCloud e subito vengono ripristinati tutti i miei dati così come li avevo lasciati.

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Integrazione e semplificazione sono le parole che guidano, ormai da anni, gli ingegneri di Cupertino durante lo sviluppo di nuovi prodotti e non si può certo dire che questa politica non abbia portato i suoi frutti, dato che Apple è diventata una delle aziende più importanti del mondo, scrollandosi di dosso definizioni come “sono solo gadget per fanatici” oppure “sono dei prodotti di nicchia”. Apple sta dimostrando una capacità incredibile nel proporre nuovi prodotti e nuovi servizi anche su dei target di utenti che magari non hanno mai usato un personal computer, ma si trovano benissimo con un iPad tra le mani. Il core business dell’azienda non sono più solo i Mac e questo è testimoniato dal fatto che nel 2007 la società che prima si chiamava Apple Computer Inc. adesso è diventata solo Apple Inc.

iCloud (come molti altri prodotti vedi iPhone, iTunes, iPad) è destinato a cambiare radicalmente le nostre abitudini nella gestione dei dati personali grazie ad un servizio di sincronizzazione molto potente, ma soprattutto grazie alla semplicità di utilizzo che caratterizza tutti i prodotti di Cupertino e li rende accessibili anche a chi non ha grande dimestichezza con l’informatica.

Facendo un ragionamento più ampio sul funzionamento del sistema iCloud, mi viene in mente un discorso che ho sentito, qualche anno fa, seduto sui banchi universitari, quando un professore ci spiegava che lo sviluppo dell’informatica avviene ciclicamente; infatti il concetto del cloud computing richiama fortemente l’architettura terminale-mainframe molto di moda negli anni 70-80 e rispecchia la necessità di chi amministra un sistema informatico o una rete di computer di togliere carico computazionale dai pc degli utenti per spostare tutto su un server centrale. I vantaggi di quest’approccio sono evidenti sia in termini di costi, che in termini di tempo per effettuare la manutenzione.

In questo modo torniamo indietro nel tempo ai primordi dell’informatica, quando non esistevano ancora i Personal Computer, ma si parlava di “terminali” e di “mainframe”: gli utenti accedevano al sistema da un terminale che non svolgeva nessun tipo di computazione e non salvava nessun dato, perché tutte queste operazioni erano a carico del mainframe centrale. Il concetto di cloud si basa sulla stessa linea teoria con la differenza che quando c’erano i terminali servivano dei cavi per collegarsi al server, mentre oggi il nostro mainframe si chiama World Wide Web ed è accessibile da qualsiasi angolo del mondo che può essere lo studio di casa, ma anche un cocktail bar in riva al mare.


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2 COMMENTS

  1. By frank, 25 giugno 2018

    tenere una grande mole di informazioni nello stesso posto comporta rischi per la sicurezza non indifferenti e rende i fruitori dei servizi sempre più ignoranti sulle tecnologie che usano ,ma sopratutto li rende facilmente controllabili e sfruttabili riuscendo a spremere + soldi rispetto ai metodi convenzionali

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  2. By nicola.calisesi, 25 giugno 2018

    Grazie Frank per la tua osservazione.
    Io sono del parere che la tecnologia, per essere veramente efficace, debba essere completamente trasparente all’utente e il fatto di considerare un utente: user e non super-user (usando un gergo unix-like) spesso e volentieri risulta una politica vincente.
    Per quanto riguarda la sicurezza dei dati, credo che tenerli su un cluster online distribuito (fruibile anche da web) mantenuto da Apple, sia molto più sicuro e affidabile che tenerli su un pc di casa oppure, ancora peggio, su un hard disk portatile.
    Chiaramente questi servizi non sono gratuiti e aprono i soliti scenari sulla gestione dei dati e sulla privacy, ma allo stesso tempo non è possibile ignorare le richieste di un mercato (quello dei cloud services) in forte espansione e che, per molti osservatori, sta diventando il nuovo orizzonte di tutte le aziende informatiche a livello globale, basti pensare a IBM e HP che ormai sono diventate società di servizi.

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