Ici per le attività commerciali della Chiesa. Sarà la volta buona?

//   14 febbraio 2012   // 0 Commenti

ici chiesa

Forse è la volta buona, ma il condizionale, in questi casi, è d’obbligo. Secondo quanto riportato da La Repubblica, a breve l’Italia potrebbe cancellare con un colpo di spugna un assurdo privilegio: l’esenzione Ici per gli immobili delle attività commerciali della Chiesa Cattolica.
Introdotta dal governo Berlusconi nel 2005 e ritoccata maldestramente l’anno successivo da Prodi, l’esenzione totale permette a hotel, strutture ricettive, scuole ed ospedali degli enti religiosi che operano in regime di concorrenza di non pagare le tasse grazie alla presenza di una semplice cappella al loro interno. Una concorrenza decisamente sleale per i competitor laici costretti, loro malgrado, ad applicare tariffe maggiorate, senza dimenticare il vantaggio derivante dallo sconto del 50% sull’Ires. Una pratica, per altro, dichiarata scorretta anche dall’Unione Europea: scontata, infatti, la sentenza, attesa per la primavera, dell’indagine per aiuti di Stato contro l’Italia aperta dalla Commissione europea nell’ottobre del 2010. Cancellando i privilegi, il nostro paese potrebbe evitare una pesantissima ingiunzione, ovvero recuperare il denaro non versato dal Vaticano in violazione delle regole Ue.

Ecco perché giovedì, in occasione della celebrazione dei Patti Lateranensi, Mario Monti e i suoi ministri spiegheranno ai vertici del Vaticano che le esenzioni fiscali non sono più sostenibili. Verranno salvate Chiese ed enti no profit come oratori o mense per i poveri, ma per gli altri immobili scatterà l’ora dei “sacrifici”.
D’altronde, stiamo parlando di un giro d’affari conclamato di circa 4 miliardi l’anno. 100mila tra scuole private, ospedali, palestre e hotel gestiti da ordini religiosi e fondazioni che fanno concorrenza a quelli laici con prezzi più accessibili anche grazie al mancato pagamento delle tasse. Un quinto di Roma è in mano alla Chiesa: alle 140 case di cura private accreditate nel Lazio, si aggiungono 800 scuole, 65 case di cura, 43 collegi, 20 case di riposo, mentre a Milano le scuole paritarie sono oltre 450 e le cliniche 120. Il solo patrimonio di Propaganda Fide ammonta a 8-9 miliardi. Non va dimenticato poi il maxi business legato al turismo religioso: 200 mila posti letto sparsi per lo Stivale con 3.300 recapiti tra case vacanza e alberghi per i pellegrini. Inoltre, c’è un intero universo sommerso, quello degli immobili fantasma che non sono mai stati registrati. I nostri centri storici e i paesi di campagna ne sono pieni, farli emergere significherebbe aumentare il gettito fiscale previsto dalla nuova regolamentazione da 400 milioni a 1 miliardo di euro. Rimane poi la questione degli edifici “misti”, enti dove ad esempio si trova una mensa per i poveri al fianco di camere d’hotel. Come ci si comporterà con questa casistica? Speriamo non all’italiana, con i classici tarallucci e vino, per una volta prevalga il buon senso. Tra spietata lotta all’evasione, sacrifici, rincari e manovre lacrime-sangue, gli italiani non meritano, oltre al danno, anche la beffa.


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