I tempi biblici della nostra lentocrazia stroncano la volontà di intraprendere

//   21 febbraio 2012   // 0 Commenti

BerettaIl gruppo industriale Beretta, celebre salumificio lombardo ha presentato la documentazione (infinita come usa in Italia) per costruire una fabbrica destinata ad assumere oltre 300 dipendenti. Tutto in regola, ma aspetta la doumentazione da ben quattro anni. Per ottenere gli stessi permessi in Cina, hanno impiegato 20 giorni, negli USA due mesi..
Perchè nessuno vi pone rimedio? I disoccupati ? Aspettino!

Lo crediate o no, un’industria sta attendendo che gli sia concesso il diritto di costruire uno   stabilimento che porterebbe all’assunzione di ben 300 dipendenti. Dopo quattro anni di passione, pare che la pratica non sia ancora conclusa mentre in Italia la disoccupazione galoppa oltre il raggelante record del 9%. L’industriale che presentò la documentazione ben quattro anni fa è Vittore Beretta, titolare del celebre salumificio omonimo, che sta attendendo la licenza di costruzione concordata con il sindaco del comune di Rovagnate (Lecco) Marco Panzeri, concessionario della sofferta concessione edilizia, dovendo sottostare però ad una condizione incredibile, quasi ricattatoria: la ristrutturazione di una villa di proprietà del Comune il cui costo preventivato è di ben 5 milioni di euro. Beretta ritiene tale onere troppo elevato e legittimamente si rifiuta di accettare la condizione capestro, come del  resto è suo insindacabile diritto. Noi non sapevamo che per ottenere il permesso per edificare uno stabilimento, un ‘azienda dovesse essere costretta a pagare un dazio imposto dal sindaco che deve concederla. Come si vede, non solo non sono bastati quattro anni per ottenere il permesso all’edificazione di un nuovo stabilimento, pronto ad impiegare tanta manodopera, ma alla Beretta si impongono le forche caudine della richiesta davvero poco ortodossa del sindaco Marco Panzeri che osa condizionare la sua autorizzazione al pagamento di una “tassa” di ben 5 milioni di euro, che nulla ha a che vedere con la concessione stessa. L’autorevole collega Claudio Del Frate, arguto e ironico, ha dedicato all’intera vicenda un suo delizioso resoconto sul Corriere della Sera che lascia attoniti e increduli, ma essendo un affare “made in Italy”, pur paradossale, è possibile ed evidenzia comportamenti che tutti condanniamo ma che nessuno cerca di correggere. Non appare strano che numerose aziende abbiano delocalizzato all’estero la propria produzione, dove in qualche mese è possibile ottenere ogni atto necessario all’apertura di un’azienda. L’Italia ce perde competitività non ha di certo imparato la lezione: i tempi burocratici per una nuova azienda, restano biblici, e distruggono qualunque volontà di ingrandirsi. L’imprenditore Vittore Beretta: 67 anni spesi ad intraprendere, e che cominciò prima che germogliassero sindaci paradossali come quello di Rovagnate, dovendo costruire una fabbrica  segue la prassi  che regola  il parassitismo burocratico italiano, ben sapendo che rappresenta  un iter paranoico che non ha eguali in tutto il mondo civilizzato. Scrive il collega Del Frate: ”Verrebbe da scherzare dicendo che il  vento della crisi  non è ancora arrivato in queste zone della Lombardia. Fame di occupazione? sembra che in Brianza si possa ancora fare a meno di rispondere a domande  tanto assillanti”. Non sembra essere così visto che Marco Panzeri (sindaco di Rovagnate di area PD) è strenuo oppositore del nuovo stabilimento della Beretta, pur trovandosi contro l’associazione degli Industruali, dei sindacati e dell’amministrazione provinciale, convinti che in questi tempi gettare dalla finestra 300 nuovi posto di lavoro  sia un peccato mortale  anche se la Brianza “è tutta un  capannone”. Ma non c’è peggior sordo di quello che non vuol sentire., diciamo noi, noi che viviamo e operiamo  nel territorio del Nord est, Veneto, Trentino, Friuli V.G..dove in poco più di un anno  ci sono stati 25 suicidi di industriali perchè  sprovvisti di credito per tirare avanti e hanno preferito   suicidarsi.  Ma è roba che la mediocrità di un sindaco come quello del sunnominato Panzeri che alle prossime elezioni  fortunatamente non potrà più essere candidato perchè al termine del mandato  Nel frattempo  i disoccupati, candidati all’occupazione  della nuova unità produttiva, dovranno attendere per colpa  di un individuo, purtroppo sindaco, che all’interesse della sua comunità, antepone  le vergogne del suo ottuso orgoglio egoistico che questo giornale condanna alla gogna mediatica universale. Ora siamo dunque  al punto morto  perchè la trattativa  del nuovo stabilimento,  120 milioni di investimento su area da 150mila mq. essendo in tilt, difficilmente potrà essere rimossa  prima delle elezioni di giugno che sbatteranno  fuori, sia pure democraticamente, il Panzeri per dare posto ad   una persona che abbia a cuore gli interessi dell’economia industriale e dei lavoratori, e non a quelli della ristrutturazione di una villa  di proprietà municipale.  Da parte sua, l’imprenditore Beretta, ha espresso opinioni che collimano perfettamente e con la realtà e col buonsenso della persona pratica, intelligente e  proiettata da molti anni, a creare aziende, posti di lavoro prodotto e reddito. Siamo in Lombardia dove la fertilità produttiva è a tutti i livelli umani.. “ “Tutto avrei pensato fuorchè di questi tempi fosse così difficile in Italia, creare posti di lavoro, commenta amaramente l’industriale Beretta, il quale se avesse avanzato le sue proposte .in un comune del Veneto, gli avrebbero fatto ponti d’oro e affrettato al massimo l’iter burocratico.  Il gruppo industriale Beretta, ha quattro stabilimenti produttivi, in Italia, Cina e Stati Uniti,  1.100 dipendenti,  e un fatturato che supera i 580 milioni. Precisa. che  per aprire un’azienda a Nanchino ha impiegato 20 giorni in California. “E’ possibile – afferma l’industriale – che nel mio Paese, dopo ben quattro anni siamo ancora in attesa? La questione è che il comune di Rovagnate,  mi dice che per avere l’O.K per la costruzione della mia fabbrica, dovrei pagare la ristrutturazione di un edificio di proprietà comunale (sic!). Cosicchè ha pagato subito la progettazione dell’intero lavoro e la stima per l’opera è stata di 5 milioni di euro. Per me sono una cifra che esorbita dalle nostre possibilità contingenti visti i tempi che incombono e  propongo di pagare soltanto il primo lotto di lavori. Apriti cielo… Così su questo ci siamo lasciati e la proposta del sindaco (che a noi pare un illecito), è stata ritirata e i quattro anni di incredibile attesa, tipicamente  italiani sono destinatari ad aumentare, mentre la Candy, nota azienda che ha sede nel vicino comune di  Santa Maria Hoè, frattanto ha chiuso una fabbrica lasciando a casa centinaia di dipendenti. La sensazione che si ricava  dalla vicenda, è il disgusto che provoca l’atteggiamento del sindaco il quale, non avendo risorse per ristrutturare edifici malandati del suo comune, sottopone a sistemi coercitivi se non più gravi, un imprenditore che ritiene spremibile, il quale, dovendo aprire un nuovo stabilimento, che implica l’impiego di altri 300 dipendenti come previsto dal quadro preventivo  del noto gruppo industriale lombardo,  oltre ai quattro anni, trascorsi nella allucinante attesa,  invece di affrettarsi a concedere i permessi e facilitare l’assorbimento di manodopera, quindi godere dei benefici delle imposte comunali che ne deriveranno, continua ad ostacolare l’industriale Beretta imponendogli ulteriori dilazioni alla concessione di un sacrosanto diritto che non dovrebbe essere vincolato da alcuna forma “persuasiva” che comunque la si veda, ha risvolti da codice penale. Anche i sindacati sono irritati da questo atteggiamento dilatorio di un sindaco che frappone ostacoli intollerabili alla realizzazione di un progetto con fini produttivi e occupazionali. Decine di migliaia sono state le aziende italiane che hanno delocalizzato e denazionalizzato, ovvero trasferito le loro aziende in  Paesi dove non esiste il cancro della lentocrazia tipicamente italiana e riteniamo che il comportamento di sindaci come Marco Panzeri sia tale da invogliare all’esodo biblico di industrie. Non lamentiamoci poi se l’effetto domino di codesto esodo è la disoccupazione, che in Italia vede un disoccupato su tre occupati. Ecco la riflessione che ne trae Vittore Beretta, tipico ed infaticabile imprenditore lombardo. Il problema è che in Italia, qualcuno, all’ultimo momento può mettersi in mezzo e trovare un appiglio burocratico che blocca qualsiasi cosa. Ripeto, non  contesto le regole (bontà sua n.d.r.) non faccio un dramma di quello che è accaduto, ma faccio notare che anche in altre parti d’Italia ho chiesto di aprire nuove sedi, la soluzione è stata trovata (non tutti i sindaci  sono uguali n.d.r.). Il mio obiettivo era quella di fare nascere a Rovagnate, il polo di riferimento del mio gruppo. Sono di queste parti, la Brianza è la mia terra – e lo dice con malcelato orgoglio – Se non potesse essere così, me ne dispiacerebbe.


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