I ragazzi del novantanove

//   8 gennaio 2018   // 0 Commenti

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I giornali del giorno dopo –  dell’anno dopo, in effetti –  hanno commentato il discorso fatto da Mattarella a San Silvestro richiamando i cosiddetti “ragazzi del 99”. A seconda di quale secolo scegli, tutto cambia. Se parliamo dell’Ottocento, ci riferiamo ai giovinetti nati nel 1899 e spediti a combattere sul Piave per la salvezza della Patria di allora. Se parliamo del Novecento, ci riferiamo ai pargoli nati nel 1999 e spediti a votare in gabina elettorale alle elezioni del 4 marzo 2018. Mattarella si riferiva ovviamente a questi ultimi, ma il suggestivo parallelismo con la generazione di trisavoli di cent’anni prima non poteva che essere rimarcata dalla stampa nazionale. Si impongono una serie di domande, tuttavia. Perché il Presidente ha insistito tanto su questo tema con tutte le altre note priorità alle viste o alle spalle? E quali sono, se ci sono, i nessi tra i ragazzini maggiorenni di oggi e i poveri disgraziati crepati in trincea nella Grande Guerra? Quanto a Mattarella, la spiegazione è semplice. I sondaggi raccontano di un esercito di giovani propensi al non voto, mentre la politica, ai tempi della fine della politica, ha bisogno, drammaticamente bisogno, di una claque. Lo sanno bene le dittature palesi di ogni tempo e latitudine con la loro ossessione di riempire le piazze festanti di folle urlanti. Ma lo sanno bene anche i sistemi a-democratici, e quindi le dittature en travesti, come quella in cui ci troviamo a obbedire. Chiunque sappia un po’ di diritto costituzionale, di economia spicciola e di corrente attualità ha capito che l’Italia odierna non è più una Nazione sovrana. È un’espressione geografica che, occasionalmente, fa vergognare o inorgoglire di sé i suoi abitanti: quando usciamo dalla fase finale del Mondiale di Calcio, quando la Pellegrini vince quello di nuoto, quando muore uno chef di grido, quando l’Expo fa incassi da record. Un’espressione geografica non è un’espressione politica e tutti i partiti in grado di disputarsi le prossime elezioni (o, quantomeno, tutti i loro vertici) lo sanno. In patente violazione dell’art. 11 della nostra costituzione, abbiamo ceduto (non “limitato”, “ceduto”) la nostra sovranità a un’entità terza che, a seconda dei casi e proprio come Giano bifronte, si presenta sotto le spoglie della BCE o della Kommissione. Quindi, oggi l’elettore non serve a decidere chi comanda, ma a dargli una sverniciata di legittimità, per continuare a far finta che il potere promani dal popolo. Ecco il bisogno spasmodico di “affluenza alle urne”, ecco l’urgente appello presidenziale ai piscinin del Novantanove. Anche perché i sondaggi ci dicono che una percentuale elevatissima di neopatentati ha la seria intenzione di boicottare i seggi. Con ciò dando mostra di una consapevolezza adulta che gli adulti non hanno. Quindi, la novità rispetto ai teen agers del 1899 è che questi ultimi non potevano disertare la trincea, pena la fucilazione alle spalle. Quelli del 1999 possono disertare le urne senza che nessuno gli spari. Ora devono solo chiedersi se e quanto interessi loro fare i figuranti in commedia.

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