I nostri problemi sono tutti lì

//   16 settembre 2011   // 1 Commento

poltrona 300x188Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

Stilare un elenco delle problematiche sociali, economiche, politiche, etiche, connesse alla vita comune di noi cittadini, si farebbe una fatica terribile. Sono tante e tali le difficoltà nelle quali siamo costretti a districarci ogni giorno e che hanno visto diverse generazioni susseguirsi nel frattempo, che verrebbe voglia di rassegnarsi al destino infausto.

La penisola è divenuta una sorta di terra di conquista, un territorio nel quale tutto è concesso ed è possibile attuare. Le nuove leve che nel frattempo si sono affacciate nel tessuto urbano e nazionale non hanno aiutato il ricambio delle idee e l’impostazione di fondo propinataci dalle politiche nazionali e locali.

Ad ogni tornata elettorale ci aspettiamo sani progetti, immediatamente disillusi dalla gerarchia partitica e dalle operazioni ideologiche alle quali sono costretti a soggiogare, per la verità senza tanti sforzi. Volti e nomi nuovi non apportato quel cambiamento logico e strutturale di cui ha bisogno la società.

E’ una maledizione imposta da un ente supremo, a noi ignoto? O non è piuttosto, il colpevole ed omissivo modo nel quale interpretiamo il nostro ruolo di cittadini attivi e partecipativi alla vita pubblica?

La risposta credo sia lapalissiana e sotto l’occhio di tutti.

I nostri problemi sono lì, nel Parlamento e nella incapacità dei nostri rappresentanti nazionali e di guisa quelli locali, sempre più legati a doppio filo alla volontà del “protettore” di turno che ne dispone e ne stabilisce le linee guida.

Non aiuta ci certo l’attuale legge elettorale a risolvere un’incongruenza tutta italiana, per cui non va avanti chi merita e dimostra di avere le carte in regola in ogni competizione, pubblica o privata, bensì l’amico dell’amico o il figlio di papà, seppure palesemente impreparato e inadatto a svolgere mansioni dove l’altro non ha potrà mai giungere. Le fughe dei cosiddetti “cervelli” all’estero ne sono la triste conseguenza.

Provate a fare un giro per i locali pubblici o nei ristoranti e chiedete ai barman o ai camerieri qual è la loro estrazione sociale ed il loro titolo di studio, rimarreste sorpresi. I nostri ragazzi, i nostri figli, non da ora, da molto tempo ormai, sono costretti ad accettare ogni occupazione ed impiego, pur di lavorare ed essere finalmente autonomi. I “bambacioni” non sono una regola e non rappresentano la realtà alla quale qualcuno ha inteso inchiodarci. Provate, nel contempo, a domandare chi sono i vincitori di concorsi pubblici, i cattedratici, i primari, i dirigenti pubblici, i capi delle municipalizzate o i componenti delle numerose commissioni dislocate nelle province, nelle regioni e via di seguito. Anche qui la sorpresa non è più tale. Ci siamo abituati alla routine ed al valzer delle poltrone, lasciate all’appannaggio del politico potente.

E’ ora di cambiare e di proporre e votare una classe dirigente nuova e meno compromessa. Gente che viene dalla base, che conosce i problemi reali e pratici per averli vissuti, per essersi confrontato con essi ed entro questi aver svolto il proprio ruolo attivo.

La nostra società non ha più bisogno di partiti azienda, ma di un’azienda che diventi partito e ne assuma il ruolo e la connotazione politica e strutturale.

Un cambiamento radicale ed un modo nuovo di intendere domanda ed offerta, offrirebbe, a mio parere, la risposta giusta per una trasformazione inevitabile ed auspicabile verso la quale ognuno di noi mira e guarda con interesse.


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1 COMMENT

  1. By mauro pantano, 24 agosto 2017

    Il processo degenerativo della nostra rappresentanza politica ha ormai raggiunto livelli non più sostenibili.La sovranità popolare ed i concetti di democrazia devono necessariamente risalire la china.
    L’articolo si pone con pregio di fronte alle imponenti problematiche che affligono la comunità sociale auspicando una radicale ed imponente opera di rinnovamento di meccanismi, di uomini e di idee.
    Il messaggio formulato è apprezzabile e pienamente condivisibile.

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