Una class action contro i manifestanti No Tav

//   2 agosto 2011   // 5 Commenti

Scontri tra No Tav e forze dell'ordine

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

UNA CLASS ACTION CONTRO I MANIFESTANTI NO TAV

E’ la presa di posizione e l’iniziativa del SAP, il Sindacato Autonomo di Polizia, contro i manifestanti No Tav che si rendono responsabili di violenze contro i poliziotti, insieme a quella di costituzione di parte civile in caso di processo penale. Gli Uffici legali del sindacato hanno predisposto una modulistica relativa alle richieste di denuncia-querela che gli iscritti al Sap possono presentare gratuitamente, assistiti ovviamente dalle strutture provinciali e periferiche del sindacato medesimo. Questo giornale è in grado di fornire a chiunque intendesse avvalersene, la documentazione necessaria e le istruzioni operative del caso.

Il segretario generale, Nicola Tanzi, ha spiegato: “Dobbiamo incidere in modo più forte su questi delinquenti che fanno della violenza contro la polizia, sia che sin tratti di Tav, di G8 o di qualsiasi altra occasione, la loro attività preferita. Non si può – conclude – colpire impunemente un poliziotto”.

A presiedere la baita della Maddalena di Chiomonte, la località della Valle di Susa sulla quale è previsto il primo cantiere del Tav, c’è bisogno dell’aiuto dell’esercito. E’ l’ulteriore richiesta di Tanzi. “Oggi come oggi – spiega – l’operazione costa alle forze dell’ordine 1200 uomini al giorno. Lo Stato non se lo può permettere . Noi chiediamo che venga impiegato l’esercito. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza devono fare altro, devono essere liberati da queste incombenze per creare sicurezza, magari all’interno dello stesso territorio”. E rivolgendosi ai Sindaci della Valle ed ai cittadini che vogliono manifestare pacificamente contro il Tav, Tanzi, aggiunge: “Devono prendere pubblicamente le distanze dai violenti. Noi intendiamo agire a carico di chi , a qualsiasi titolo, verrà individuato e citato per quanto riguarda i vari episodi. A questo proposito ricordo – conclude – che esistono varie forme di coinvolgimento: non c’è solo il dolo diretto, ma c’è il concorso, l’agevolazione, la cooperazione, l’istigazione”.

Una levata di scudi si è innalzata da parte anche della politica nazionale e quella locale  che ha condiviso l’idea avanzata da Tanzi. L’On Agostino Ghiglia, vice coordinatore del Pdl in Piemonte , sosterrà in una lettera al Ministro della Difesa Ignazio La Russa, la proposta di mandare l’esercito a presidiare l’area del futuro cantiere a Chiomonte. Per Ghiglia la soluzione è giustificata dalla “violenza inaudita” contro le forze dell’ordine e “la costante esclation” di episodi violenti.

Barbara Bonino, Assessore ai Trasporti del Regione Piemonte ha spiegato: “Stiamo valutando la possibilità per la Regione di procedere in sede civile e penale in appoggio all’iniziativa legale del Sindacato di Polizia. I numerosi attacchi, le ripetute violazioni della legge, i continui danneggiamenti all’area di cantiere hanno provocato indubbiamente costi aggiuntivi per le riparazioni ed un danno d’immagine, non solo per la Valsa, ma per tutto il Piemonte. Pensiamo alle gravi ripercussioni nel settore turistico, considerando che gli operatori del settore hanno registrato un vistoso calo delle prenotazioni alberghiere”.

L’attività preventiva della Polizia avviata nei giorni scorsi sul territorio, proprio quella alla quale pensava Tanzi, ha dato i suoi frutti. Le perquisizioni (sette in tutto) hanno portato alla luce una balestra, due fionde, alcune maschere antigas che si sommano alle 57 trovate nell’auto di un torinese di 46 anni del movimento No Tav, fermato per controlli lungo la tangenziale in direzione di Susa. Assieme alle maschere anche un centinaio di sfere di piombo e più di cento filtri. L’uomo è stato denunciato per detenzione di “materiale da sommossa”, con buona pace di chi crede ancora di poter liberarsi degli infiltrati e dei delinquenti che con le loro azioni delittuose e sanguinarie, svuotano il senso della sacrosanta e democratica protesta di coloro che urlano la contrarietà alla realizzazione dell’opera.

La vicinanza alle Forze dell’Ordine è, pertanto, dovuta e va perorata indiscutibilmente da tutti, dai No Tav, alle amministrazioni locali, dalle Istituzioni, alle parti sociali, nessuno escluso.

Solidarietà e vicinanza va espressa con maggiore vigore anche a quella Volante della Polizia circondata dai residenti del quartiere Primavalle a Roma, il giorno dell’omicidio di Simone Colaneri. Un Agente è stato scaraventato a terra e picchiato con pugni e calci. Solo l’intervento di altre pattuglie hanno impedito che accadesse il peggio. Fatti di questo genere lasciano al quanto esterrefatti e dimostrano inequivocabilmente quanto sia fragile la considerazione ed il rispetto da parte della popolazione verso chi riveste una divisa.

Le dichiarazioni ufficiali dei politici ed amministratori di turno, bene accette, non sono più sufficienti a far cessare il clima d’intimidazione sociale nei confronti delle Forze dell’Ordine, che da qualche temo a questa parte stiamo vivendo.

La tesi di chi spregiudicatamente, in passato, paventava il ritorno ad uno “Stato di Polizia” è definitivamente tramontata. Si può a ragione smentire ogni pregiudizievole possibilità circa una sua imposizione. Il pericolo, semmai, si evidenzia in maniera opposta e capovolta. Sono i cittadini o buona parte di essi, che non accettano più le regole imposte dalla democrazia e dalla convivenza civile. Legalità e sicurezza, non si possono relegare a slogan o fiaccolate fine a se stesse. L’impegno deve essere responsabile e determinato a salvaguardare lo Stato come bene supremo da custodire e con esso le funzioni ed il ruolo di chi lo rappresenta e ci rappresenta avendo effettuato un giuramento di sangue siglato all’atto dell’arruolamento.

Un patto etico e morale, prima ancora che giuridico, al quale tutti gli appartenenti prestano fede ed onorano costi quel che costi nell’interesse della Nazione. Secessioni, autodeterminazioni, divisioni, chiusure ideologiche e partitiche, non sono proponibili, né attuabili. La rabbia ed il disappunto di una parte del nostro territorio sulle scelte sbagliate negli anni, non può ricadere e compromettere la tenuta di un intero popolo. Ritengo giusto e sacrosanto la disapprovazione e la protesta civile e dimostrativa, in Val di Susa, come nella Padania o da qualsiasi parte, è profondamente errato e fuori senno, perpetrare reati o peggio fomentare gli animi aizzando gli uni contro gli altri.

Per quanto mi riguarda, da perfetto “terrone” calabrese impegnerò il mio tempo e le mie capacità per la realizzazione di un disegno comune a tutti gli italiani. I 150anni dell’Unità d’Italia che festeggiamo devono accomunare, non dividere, sebbene la recente storia politica di questo paese non è stata in grado di proporre delle soluzioni valide ed alternative alla terribile crisi sociale, insieme a quella economica, che stiamo vivendo.

Un nuovo Rinascimento, quindi, sotto l’unica bandiera dei tre colori più belli del mondo: rosso, bianco e verde.

“Batti il cinque”!


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5 COMMENTS

  1. By renato mantovani, 21 novembre 2017

    Però anche i poliziotti dovrebbero smettere di manganellare e sparare gas cancerogeni contro i cittadini che manifestano pacificamente!!!

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  2. By debiru, 21 novembre 2017

    cito :”Sono i cittadini o buona parte di essi, che non accettano più le regole imposte dalla democrazia e dalla convivenza civile”

    i cittadini sarebbero ben felici di rispettare regole democratiche e dar vita ad una convivenza civile… il problema che le suddette regole a quanto pare vengono gran parte delle volte ignorate da chi le fa e chi dovrebbe farle rispettare… le forze dell’ordine non si devono lamentare del clima che si è creato… sono odiati perchè quel che i cittadini vedono in loro è una branca di burini che fa i loro porci comodi nascondendosi dietro una divisa e un giuramento … negli anni quanti finanzieri, carabinieri, poliziotti han fatto conoscere il loro corpo per scandali vari (guarda caso in sti giorni la P4 coi finanzieri) … loro vengon accusati e poi spostati e promossi … e allora la gente ha ragione a odiarli … son servi di mafiosi e corrotti, e spesso son corrotti loro stessi e se ne fregano della gente

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  3. By Diego, 21 novembre 2017

    Perchè non fare una class action contro i poliziotti manganellatori che sparano gas vietato e cancerogeno su famiglie con bambini e anziani? Ah, dimenticavo: bambini e anziani sono “i responsabili di violenze contro i poliziotti”, giusto?
    Il movimento NoTAV è stato e sarà sempre un movimento pacifico per la salvaguardia della Val di Susa dalla devastazione e la salvaguardia dell’Italia (e dell’Europa) dall’inutile opera che i soliti “noti” vogliono costruire per “mangiarci” sopra.
    Peccato che ora, in Val di Susa, si sia in guerra. La zona è militarizzata, si è costruito un fortino e del cantiere, nemmeno l’ombra. L’unica ombra è quella della mafia e di un “casuale” fallimento dell’Italcoge, la ditta appaltatrice… meditate, poliziotti, meditate. Comportandovi così, siete al pari dei sicari…

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  4. By Francesco Saverio Di Lorenzo, 21 novembre 2017

    Sia chiaro, non ho alcuna intenzione di polemizzare con Renato Mantovani, nè con Salvatore, Debiru o Diego in merito ai loro commenti rilasciati sul mio ultimo articolo UNA CLASS ACTION CONTRO I MANIFESTANTI NO TAV. Ognuno ha il diritto-dovere di esprimere la propria opinione ed il rispetto di chi legge deve essere garantito. Assodato il mio impegno al rispetto, non posso comunque far passare inosservate alcune frasi, credo molto forti ed offensive, di Debiru quando definisce le forze dell’ordine “…sono odiati perchè quel che i cittadini vedono in loro è una branca di burini che fa i loro porci comodi nascondendosi dietro una divisa e un giuramento…”. Ed ancora “…sono servi di mafiosi e corrotti e spesso sono corrotti loro stessi e se ne fregano della gente”. Poi c’è Diego che asserisce “…Comportandovi così, siete al pari dei sicari”.
    Certamente, alcune affermazioni denotano un forte astio verso chi rapprenta lo Stato. La mia solidarietà è incondizionata con chi è deluso e constata fatti incresciosi che vedono coinvolti anche appartenenti alle Forze dell’Ordine. Un risentimento sacrosanto contro chi riveste una divisa e commette reati contro gli stessi cittadini che deve proteggere. Mi permetto solo di fare osservare, in punta di piedi, senza alcuna animosità che parliamo di casi particolare e ben identificabili. La Polizia e company è composta da persone per bene ed oneste. Io stesso che vi appartengo mi ritengo offeso e colpito da fatti gravi che inevitabilmente coinvolgono tutto il resto della “truppa”. Bisogna evitare di generalizzare e dare del “ben servito” anche a chi fa il proprio dovere sempre e comunque, nell’interessa della nazione. Lo dico senza onbra di smentita ed invito, i frequentatori di questo spazio, di leggere il mio libro di pubblicazione recente dal titolo UNA VITA IN PRESTITO- COME D.I.A. COMANDA, che si può ordinare attraverso la sezione LIBRI di questo giornale on line. Lì potrete trovare alcune risposte anche forti che un’appartenente (ancora in servizio, prego!) ha dato e da ancora alle stesse Istituzioni alle quali io stesso appartengo. Solo per citare, uno dei personaggio, un alto funzionario, l’ho chiamato con l’appellativo di dottor Minchione. Scusate se è poco. Ma detto questo, quì non è un partita degli uni contro gli altri, il nostro è un mondo ed una società comune a tutti, nessuno escluso. Il questito di fondo rimane sempre il medesimo: VOGLIAMO COSTRUIRLA INSIEME LA CASA COMUNE’? Se si, rinìmbocchiamoci le maniche e dialoghiamo. Io sono pronto.

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