I Distretti Italiani battono la Germania.

//   22 dicembre 2011   // 0 Commenti

made in italy

Nel terzo trimestre dell’ anno in corso il manifatturiero tricolore e glocal ha infatti fatto segnare un +8,2% rispetto al corrispondente periodo del 2010 mentre i celebratissimi tedeschi si sono fermati a +7,5%. È chiaro che entrambi i sistemi stanno perdendo velocità (nei trimestri scorsi gli incrementi erano misurabili a due cifre) ma riescono comunque a strappare performance da sogno in una fase che tutti giudicano pre-recessiva.

A trainare l’ ennesima coraggiosa cavalcata del made in Italy sono, con risultati diversi tra loro, tre settori su tutti: il metalmeccanico, l’ abbigliamento-moda e l’ agroalimentare. Non ha lo stesso slancio il sistema casa-arredo che paga la stasi del mercato delle costruzioni e la fiscalità che si è abbattuta in Europa sugli immobili. A rendere possibile l’ incredibile risultato dell’ export italiano è ancora la capacità di tener botta nei tradizionali mercati renani a cui si accompagnano buone prove nei Paesi emergenti. Il terzo trimestre del 2011 si segnala però per un imprevisto rallentamento della penetrazione italiana in Cina, dando così ragione a chi nei mesi scorsi aveva messo in guardia dai facili entusiasmi. Sono questi i dati e i principali rilievi che emergono dal Monitor dei distretti curato dal Servizio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. Meccanica di processo se il settore metalmeccanico primeggia, i territori che se ne giovano di più sono Brescia con il suo distretto dei metalli, Lumezzane con rubinetti e pentole, la metalmeccanica di Lecco, la meccanica strumentale di Vicenza e il distretto delle caldaie di Verona. Se insieme ai dati congiunturali riferiti all’ ultimo trimestre 2011 osserviamo più in generale gli anni della grande crisi (dal 2008), è la meccanica di processo che si conferma come lo zoccolo duro del manifatturiero italiano, e meritano una menzione il territorio di Bologna per l’ imballaggio, Varese per la meccanica strumentale, ancora Brescia per le macchine tessili e per la plastica. «Sicuramente le performance della meccanica di processo appaiono più solide e durature, mentre il fatturato dei metalli si è giovato di un recente aumento dei prezzi» commenta Fabrizio Guelpa di Intesa Sanpaolo.

tabella distretti contro germania1Moda e agroalimentare Subito dopo i meccanici, sul podio dell’ export più vivace sale il sistema moda, i cui incrementi di vendite all’ estero viaggiano, rispetto a un anno fa, attorno al 10%. Protagonisti del risultato positivo il polo fiorentino della pelle, gli articoli di pelle e calzature di Arezzo, il tessile di Biella, la maglieria di Carpi, la concia di Arzignano, le calzature di Fermo e quelle della Riviera del Brenta. Basta leggere questi nomi per accomunarli a Lumezzane e a verdetti negativi espressi con troppo anticipo o supponenza. Evidentemente in diversi di questi casi le aziende distrettuali hanno saputo ristrutturarsi e innovarsi per restare pienamente competitive. Anche il tessile-abbigliamento di Prato va bene e incrementa l’ export grazie al distretto parallelo cinese o almeno a quella porzione di prodotto degli imprenditori asiatici che viene regolarmente esportata. Con una velocità dimezzata rispetto al sistema moda (quindi sopra +5%), il terzo gradino del podio va ai distretti agroalimentari che vedono primeggiare al loro interno le specialità del Nord: i vini delle Langhe/Roero/Monferrato, il polo dolciario di Alba e Cuneo e il vino veronese. «Ma se proprio dovessi indicare un settore che mostra potenzialità inespresse questo è il food – dichiara Guelpa -. I prodotti di eccellenza li abbiamo, ma paghiamo la debolezza delle nostre catene distributive all’ estero». Il 2012 A tener vive le esportazioni italiane – nonostante l’ incomprensibile stop decretato a suo tempo dal governo Berlusconi all’ Istituto per il commercio estero – sono sempre Germania e Francia, ma ottimi risultati arrivano anche da Russia (+14,8%), Romania (+21,4%), Corea del Sud (+33,8%) e Brasile (+29,7%). La sorpresa è il rallentamento della Cina, in parte dovuto alle dinamiche del Pil locale che non sale più ai ritmi vertiginosi dei tempi scorsi e in parte a una difficoltà nel rendere stabile la nostra presenza in quel Paese. Pechino e Shanghai restano target privilegiati del made in Italy ma l’ ultimo trimestre non ci premia come sperato.

 


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