Guatemala, democrazia in pericolo

//   6 settembre 2011   // 0 Commenti

Otto Perez Molina guatemala

SOS democrazia. L’ennesimo grido d’aiuto giunge dal Guatemala, piccolo paese del Centroamerica. Uno stato che, come tanti in questa area, ha conosciuto decenni di dittatura militare e guerra civile prima di approdare con fatica alla democrazia. Ma si sa, l’equilibrio che regna in paesi come il Guatemala è fragile. Fragilissimo. A preoccupare ora sono le imminenti elezioni presidenziali dell’11 settembre. In testa ai sondaggi nella corsa alla successione di Álvaro Colom Caballeros con il 40% dei consensi c’è infatti  Otto Pérez Molina, leader del destroide Partido Patriota. Ma anche e soprattutto un ex militare in pensione dal passato sanguinario e sospettato di crimini di lesa umanità e legami col narcotraffico, secondo potere forte del paese centroamericana.

Molina ha conquistato il popolo con la più spicciola delle demagogie. Da gran guru militare qual’è, ha promesso lotta spietata ai narcos in un paese schiavo del crimine organizzato. Le promesse, il giusto carisma e una propaganda forte sono bastate a convincere la gente che ora lo acclama. Peccato però che il generalissimo abbia superato di un milione di dollari il tetto massimo di fondi elettorali racimolabili. E questo surplus d’oro puzza molto di narcos.

Di questo è fortemente convinto Francisco Goldman, scrittore guatemalteco-nordamericano che ha indagato per anni sul ruolo dell’ex generale nell’omicidio del vescovo Gerardi, per il quale il candidato è accusato di crimini di lesa umanità. “Dietro a lui ci sono le tradizionali famiglie guatemalteche legate al narcotraffico – ha commentato a Pagina12 – sono sempre stati dietro ai peggiori dirigenti politici del paese, ai più reazionari. Con tutto rispetto alla storia del vescovo Gerardi, furono sempre le medesime famiglie a finanziare libri e piste false e a utilizzare i programmi televisivi per disinformare e proteggere i veri colpevoli. È sempre lo stesso copione. Anno dopo anno. Appoggiarono il conservatore Oscar Berger (2004-2008) e ora appoggiano Pérez Molina”.
Dalla sua lunga indagine sull’omicidio di Juan José Gerardi - ucciso nel 1998, due giorni dopo aver reso pubblica la versione guatemalteca del Nunca Más, uno studio di 4 volumi che accusa l’esercito di essere il responsabile della maggioranza delle morti e delle sparizioni di almeno 200mila persone – lo scrittore rivela il coinvolgimento di Molina. E non solo come autore intellettuale dell’omicidio, ma anche materiale. Ad incastrarlo un testimone protetto che lo vide fra i tre che spararono al prelato.
Proprio per questo l’autore de El arte del asesinato político (¿Quién mató al obispo?) è più che pessimista per il futuro politico del suo paese natale. Secondo lo scrittore, il crimine organizzato non si combatte con la mano dura come ventilato ai quattro venti da Molina. “Se il problema di questo paese sono le mafie, non si deve eleggere un mafioso, perché questo offrirà solo altra violenza”, ha afffermato rincarando la dose.

Ma come mai il popolo acclama un così sinistro personaggio, macchiatosi tra l’altro di altri crimini come i massacri nella regione indigena di Nebaj e l’omicidio di Efraín Bámaco (1992) durante la sua carriera militare? La mancanza di alternative. Sandra Torres, il candidato di centrosinistra (Unidad Nacional de la Esperanza), è l’ex moglie dell’uscente Alvaro Colom, da cui ha divorziato (così si vocifera) solamente per bypassare la legge che proibisce si familiari di un presidente di candidarsi. Dunque, ”la verità è che il Guatemala non ha buoni candidati – prosegue Goldman - Il paese vanta una infrastruttura completamente coinvolta nel crimine organizzato. Che può fare un politico qualunque?”.
I dati sono eloquenti: solo nel 2010 si sono registrati 5960 casi di omicidio su una popolazione di 14milioni di abitanti, circa 41,5 omicidi ogni 100mila abitanti. Los Zetas, sanguinario cartello di narcos, è il mandatario numero uno delle stragi che si stanno abbattendo sulla popolazione indigena del Nebaj, la stessa che ha visto migliaia di morti all’inizio degli anni ’80, per mano dei militari e in primis di Otto Pérez Molina, allora capo di una base militare.
L’11 settembre, data già nefasta per il mondo intero, potrebbe quindi diventare nerissimo anche per il Guatemala.


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