LETTERA APERTA DA UN IN D.I.A. GNADOS

//   26 ottobre 2011   // 2 Commenti

dia agente antimafiaNon era mai accaduto che i dipendenti della D.I.A. (si proprio quella, la Direzione Investigativa Antimafia) scendessero in Piazza a protestare. Il fattaccio brutto si è consumato un pomeriggio di ottobre in Piazza Montecitorio a pochi passi dal Parlamento Italiano.
Un fatto senza precedenti che si è reso necessario a seguito della notizia choc che lo stesso Direttore (il Capo della D.I.A.), su un ordine impartito dall’alto, aveva presentato al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, la richiesta diretta a sopprimere il T.E.A., il trattamento economico aggiuntivo riservato al suo personale.
I sindacati interni, uniti come non mai, chiedevano immediati lumi al loro diretto superiore, convinti come erano che dovevasi certamente trattare di un equivoco, non poteva essere vero che un atto del genere potesse provenire proprio dal loro capo.
La verità raggelante è venuta a galla, era tutto vero, il traditore era proprio lui.
Incredulità, sgomento, rabbia, sono solo alcuni dei sentimenti che hanno cominciato a serpeggiare tra il personale, attonito e del tutto disarmato nel fronteggiare una bordata di fuoco proveniente dagli stessi settori che per primi e non da oggi hanno lavorato sporco affinchè ciò accadesse.
Una strategia nata molto tempo or sono, patrocinata e sollecitata dapprima sommessamente e successivamente in un crescendo di dichiarazioni, interviste e prese di posizione ufficiali. Poi, qualche giorno fa l’epilogo, il colpo finale.
Tutto ebbe inizio qualche anno fa quando altre Organizzazioni Investigative, delle Forze di Polizia, si rivolgevano alla Giustizia Amministrativa affinchè venisse riconosciuto il TEA anche a chi apparteneva allo SCO della Polizia di Stato, al ROS dei Carabinieri ed al GICO della Guardia di Finanza, dato che, secondo loro facevano lo stesso lavoro della DIA.
Tecnicismi che possono apparire probabilmente poco interessanti e fuorvianti. Il lettore attento ed impegnato, invece, potrà leggere al suo interno questioni che vanno al di là delle semplici rivendicazioni salariali o legate ad un personale circoscritto. Proprio così, vanno molto al di là. Sto parlando della disgregazione della Direzione Investigativa Antimafia.
Dopo che il Parlamento avrà licenziato il testo della Legge di Stabilità così com’è ed approvando il comma 21 dell’art. 4, la DIA non sarà più la stessa. E’ l’inizio della fine. Il TEA sarà abolito ai dipendenti della struttura e gli altri che ne hanno fatto una questione di vita o di morte non otterranno, comunque, alcun beneficio.
Sono giunto a 38 anni di servizio e sommando i cinque anni di scivolo supero abbondantemente i 40 anni di anzianità. L’agognata quiescenza è giunta, a breve andrò, quindi, in pensione. Dovrei essere contento, soddisfatto, felice, eppure non lo sono per nulla. Me ne andrò amareggiato, triste e deluso. Tanti anni trascorsi a lavorare per lo Stato, quasi sempre gratuitamente, rinunciando agli affetti familiari, raccogliendo quasi nulla in termini di carriera e di soddisfazioni personali, sono un amaro rendiconto.
I miei venti anni alla DIA sono stati entusiasmanti. Posso considerarmi, a ragione, un suo socio fondatore, essendo entrato quando compiva i suoi primi passi, nel lontano 1991. Credevo di aver visto tutto ciò che c’era da vedere e da capire, invece no, questo non lo avevo preventivato e come me nessuno dei colleghi che loro malgrado subiranno la tracotanza e la prepotenza di chi potrà vantarsi di averla affossata definitivamente.
Stanno chiudendo la DIA e la parte migliore di essa andrà definitivamente dispersa. Venti anni di indagini folgoranti, senza guardare in faccia a nessuno, e giù diritti verso l’obiettivo a combattere la criminalità organizzata e i suoi fiancheggiatori da qualunque parte provenissero.
L’Antimafia per eccellenza è in agonia e gli uomini della DIA intendono gridarlo ad alta voce. Lo faccio io per tutti quelli che non possono parlare, che non possono apparire, che non possono gridare lo sdegno e la disapprovazione.
Ci stanno svendendo per pochi denari. Il TEA, infatti, ammonta a circa 200 euro mensili per i quadri esecutivi, 300 per gli intermedi, poco più per i ruoli apicali, somme distribuite a 1300 uomini, anch’essi carenti di ben 200 unità.
Giuda ci ha venduto per sette denari.
Il provvedimento farà recuperare allo Stato poche migliaia di euro, nulla in confronto all’enorme quantità di denaro che avrebbe potuto risparmiare se i soloni avessero praticato un’oculata redistribuzione delle risorse finanziarie, per esempio negli affitti o nelle spese sconsiderate ed illogiche dovute alla distribuzione di incarichi e fondi riservati.
Lo scorso Natale, ricordo, giunse la notizia che bisognava spendere prima della fine dell’anno alcune centinaia di migliaia di euro, altrimenti sarebbero state ritirate dal capitolato. Ed allora si pensò bene di acquistare telefonini e tom tom, alè!
Il popolo Italiano deve sapere che oggi si sta scrivendo una pagina nera nella storia della Repubblica Italiana.
RIBELLATEVI!


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2 COMMENTS

  1. By silvana, 22 agosto 2017

    Caro Indiagnados, è tutto un assurdo! Qui è per tutti una delusione generale!
    Dici bene bisogna ribellarsi! Ma come? L’unico modo, a mio modestissimo parere, è quello spingere l’opinione pubblica per avere una “democrazia diretta”.Ora che siamo sul lastrico, dopo anni di sprechi evasioni fiscali ecc.,i nostri politici vagano nel vuoto agendo senza senso; non sono più in grado di decidere: un giorno dicono una cosa, il giorno dopo un’altra, tagliano qua e la senza una logica comprensibile.Oltretutto non danno alcun esempio. E`evidente che hanno perso ogni potere, anzi, a causa della loro attitudine “abbiamo perso proprio la sovranità nazionale”,che è una cosa gravissima! Ciò significa che così come i Francesi vogliono la Tav (facendo si che la val Susa sia diventata zona militare come fosse l’Afganistan), i tedeschi vogliono le nostre pensioni a 67 anni con contorno di licenziamenti, noi ci lamentiamo tutti sui blog e non importa niente a nessuno.Siamo ormai in balia di un parlamento (e li mettiamo dentro tutti, destra-sinistra) che davvero non ci rappresenta piu`. Dobbiamo riprenderci l’Italia, decentralizzando il potere e applicando la “democrazia diretta”.I nostri parlamentari (tutti) seguono ancora gli schemi di una società arcaica, ex monarchica, analfabeta, priva di telefono e mezzi di comunicazione. Oggi per tutti noi Roma e il Parlamento sono molto vicini: sulle nostre scrivanie. Quindi forse è arrivato il momento di chiedere che venga tolta la delega totale (lasciando rappresentanza parziale) ai parlamentari e impostare la partecipazione diretta sulle scelte del governo, affinchè noi, singoli cittadini di questa disgraziata nazione si decida il nostro futuro. Poichè è ovvio: questi sono i parlamentari di una società ottocentesca, vivono in un’altra epoca, non si sono accorti che in fondo sono “nostri dipendenti” ed è a noi che devono rendere conto prima che all’Europa. Devono tornare ad ascoltarci e a rappresentarci!
    Non so se questa cosa si potrà mai fare…ma mi ha fatto bene sfogarmi!!

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  2. By Franco, 22 agosto 2017

    Nessuno ha il coraggio di chiudere la DIA perché è un’azienda che produce e che ha un rapporto costi/ricavi superiore a tutte le altre forze di Polizia. Pertanto il modo migliore per farla morire in silenzio è chiudere gradualmente l’ossigeno. E’ ciò che stanno facendo a voi, ovviamente chi è professionalmente preparato a parità di trattamento economico preferirà andare a contare in calzini in qualche magazzino vestiario vicino casa invece che pedinare i mafiosi di notte. Pertanto verosimilmente in futuro si verificherà un’emorragia di personale specializzato e professionalmente preparato con conseguente variazione del suddetto rapporto costi/ricavi. In questo modo, successivamente si potrà dire: “la DIA non produce più quanto produceva in passato pertanto possiamo chiuderla”.
    Bel giochetto vero?

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