Giuseppe Pasini lanciato verso la presidenza degli industriali bresciani, utile pungolo per il risveglio dell’assopita Confindustra

//   17 maggio 2017   // 0 Commenti

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La primavera, come sempre, è periodo di elezioni per le associazioni di categoria. Gli industriali non fanno eccezione. A fine marzo, a Brescia, c’è stato il confronto fra Giuseppe Pasini, presidente del Gruppo Feralpi di Lonato del Garda, e Franco Gussalli Beretta, AD della omonima azienda di armi bresciana. Una designazione che ha visto vincere Pasini per 32 voti contro Beretta che si è fermato a 24 consensi. Una successione a Marco Bonometti che vedrà il risultato finale il 31 maggio prossimo.
Pasini, oggi vicepresidente dell’associazione bresciana nata 120 anni fa, ha la delega all’ambiente alle politiche di sicurezza e alla responsabilità sociale. È stato anche Presidente di Federacciai (la Federazione delle Imprese Siderurgiche Italiane) per più mandati consecutivi nei quali si è distinto per pragmatismo unito a doti di mediazione non comuni. Guida la propria azienda da anni e, navigando anche in acque non facili che ciclicamente colpiscono il settore dell’acciaio, ha saputo allargare i propri confini all’estero e acquisire aziende per rendere la struttura del Gruppo Feralpi più diversificata e verticale.
Beretta sta guidando l’azienda con successi in Italia e all’estero che danno continuità a solchi di generazioni sempre vincenti. Guidare una associazione oggi è ancora più impegnativo che in passato quando le presidenze erano contraddistinte da ruoli rappresentativi poco inclini alle novità e molto conservativi.
Oggi serve una presenza costante e linee guida che diano risultati agli imprenditori che, combattendo continuamente con una burocrazia macchinosa e un sistema Paese incerto, faticano sempre più a far quadrare i bilanci. Sotto questa lente contabile, anche la spesa di iscrizione alle Associazioni a volte viene vissuta solo come un costo, un peso. Viene quindi vista, a torto, come una spesa superflua o, comunque, improduttiva. Tutto come se fosse finito il tempo in cui lo stemma dell’aquilotto confindustriale sulla giacca veniva portato – e a volte ostentato – con orgoglio. Ecco perché il senso di appartenenza di oggi deve essere alimentato soprattutto dai fatti. Infatti, chiunque risulti vincitore alla “conta” del 31 maggio dovrà tenerlo ben presente.
E il principio non cambia neppure guardando allo scenario nazionale: la presidenza di Boccia deve trovare ispirazione dalle periferie per sostenere le istanze degli imprenditori sui tavoli di trattativa con il Governo, sempre troppo sordo alle esigenze delle imprese. È sufficiente ricordare l’arretrato dei pagamenti della pubblica amministrazione e i proverbiali ritardi. Giusto per dare un numero, gli arretrati pesano 35 miliardi di euro. Ovviamente “alleggeriti” dalle promesse ancora da mantenere dei vari Monti, Letta, Renzi e ora Gentiloni.
Quella di Brescia è una sfida che non ha già il vincitore. È finito anche il tempo nel quale i designati vincevano e l’elezione rappresentava una vera e propria una formalità. Oggi succede sempre più spesso che nel segreto dell’urna ognuno faccia quel che crede nel massimo rispetto delle libertà, forse un po’ nascoste ma sempre di libertà stiamo parlando.
Di Pasini abbiamo chiesto a colleghi dell’acciaio, come l’ing. Nicola Amenduni storico presidente delle acciaierie Valbruna. Anche lui fu al vertice di Federacciai prima di Pasini. «Ho lasciato nelle mani di Pasini una Federacciai in buono stato anche finanziario, non come la trovai – ricorda Amenduni -. Era in rosso per 600 milioni di lire, ma quando me ne andai in cassa c’erano 5,6 miliardi. Pasini è stato un buon Presidente in Federacciai».


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