Gianni Zonin: “Popolari da difendere. Temo le mosse francesi e tedesche”

//   23 agosto 2011   // 0 Commenti

gianni zonin

“Creare un fronte unito delle Popolari: non possiamo permettere che vada a sfaldarsi una tradizione storica che ha nel Dna la salvaguardia del territorio e il sostegno delle piccole e medie imprese”. In queste parole la preoccupazione, del presidente-imprenditore della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, per “il momento storico e per certi versi tragico dell’ economia” e per il rischio che alcuni istituti popolari quotati possano finire sotto assedio da parte di banche straniere a causa di un valore di Borsa ”risibile”.

“I problemi sono tanti, non sono solo le Popolari a essere sotto pressione, sottolinea Zonin, ma tutto il mondo bancario, della finanza e dell’ industria. Le banche sono diventate un bersaglio, il parafulmine dei problemi del mondo, anche se dagli stress test e dai ratio il mondo bancario italiano è uscito con grande dignità. Ma una volta che si indebolisce l’ immagine del credito ci vorranno poi decenni per ricostruirla”. In un mondo globale è il mercato a dettare le condizioni. E ancora “Non si tratta di chiudere le porte agli stranieri, anzi ben vengano a operare in Italia. Vedi la Bnl, anche se io avrei preferito che rimanesse italiana, devo dire che Bnp-Paribas sta facendo un buon lavoro. Ma se da una diventassero quattro o cinque, comincerei a impensierirmi. Per le Popolari poi il discorso è diverso: rappresentano il 25% dell’ operatività bancaria italiana, quando è scoppiata la crisi mondiale i grandi istituti non sono riusciti a essere vicini alle Pmi, le popolari sì ma hanno esaurito la liquidità e non è pensabile che possano finire in mani straniere”.

E pensando ad un probabile rischio dichiara Gianni Zonin: “I valori di Borsa troppo bassi possono indurre in tentazioni. Alcuni Paesi si muoveranno verso l’ Italia: è già successo per Bulgari e Parmalat. La Cina si attiverà verso il mondo delle imprese e mi aspetto che Francia e Germania possano guardare con attenzione al mondo bancario italiano che ha prezzi stracciati”. Oppure a una grande Popolare del Nord: “No, non è questo il punto. Ci sono le Popolari grandi, medie e piccole, dobbiamo difenderle tutte e soprattutto proteggere la peculiarità del nostro mondo. In momenti così difficili non si può lasciare che ognuno si arrocchi nella difesa del proprio istituto: è il momento di pensare anche agli altri e restare uniti per trovare il modo migliore per salvaguardare il mondo cooperativo”.

Negativo poi sulla riforma delle Popolari perche’ “abbiamo il vantaggio di avere un sistema mutualistico che ci dà una protezione: una testa, un voto. E mi preoccupa l’ allargamento delle deleghe negli statuti: è un cavallo di Troia. Potrebbe nascere il mercato delle deleghe dove gruppi finanziari potrebbero inserirsi e non certo sotto il profilo mutualistico. O peggio ancora dare spazio ai politici e allora si verrebbero a creare meccanismi perversi”. E dal punto di vista di una modifica statutaria risponde “Con attenzione, perché per risolvere un problema non si tolgano poi tutte le difese: una banca cooperativa deve poter chiedere il sostegno del socio, che deve essere un cassettista, non uno speculatore. Attenzione dunque agli eccessi di democrazia che uccidono la democrazia. Sono d’ accordo di poter alzare il possesso azionario dallo 0,5 all’ 1%. E per Fondazioni e fondi di aprire il capitale fino al 2%, ma con un massimo cumulativo del 20%, altrimenti se dovesse intervenire qualche modifica a livello europeo, i fondi potrebbero prendersi la banca”.


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