FUMO E CAMBIAMENTO CLIMATICO

//   4 dicembre 2018   // 0 Commenti

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Certo, a leggere il titolo viene da sorridere. Purtroppo è proprio così. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel recente rapporto, la coltivazione di piante di tabacco influisce sull’ambiente e sul cambiamento climatico. Come? Ogni anno nel mondo si producono circa 6 miliardi di sigarette, per la cui produzione sono utilizzate oltre 22 miliardi di tonnellate d’acqua e 5 milioni di ettari di suolo coltivabile. Il tabacco “verde”, prodotto per l’essiccazione, ammonta a oltre 32 milioni di tonnellate, le quali si riducono a quasi 7 di prodotto secco per confezionare le sigarette delle più svariate marche.

L’intero ciclo produttivo genera un danno ambientale prodotto della deforestazione e dall’inquinamento delle acque per l’uso di pesticidi e rifiuti di sigarette. A questo possiamo aggiungere gli 84 milioni di tonnellate di anidride carbonica e altri gas inquinanti e pericolosi per il clima, tipo 490 mila tonnellate di diclorobenzene derivato dal benzene cancerogeno.

Considerando che le coltivazioni di tabacco si concentrano maggiormente in Paesi in via di sviluppo, oltremodo a deficit alimentare è facile comprendere che il business internazionale di oltre 770 miliardi di dollari sia più gestibile in aree più malleabili. Una filiera produttiva da ricostruire e ridimensionare, con un costo annuale di 7 milioni di decessi, direttamente o indirettamente riconducibili al fumo. La sigaretta, un piccolo elemento che nel suo complesso globale può influire sul benessere della persona in vari modi: personali e ambientali. Se però le confezioni delle sigarette, che da tempo recano sopra frasi demotivanti per il fumatore, a tutela della salute fisica, non sono riuscite a spingere il consumatore a cessare questo uso, potranno un giorno fornire maggior rinforzo parlando del benessere della Terra?


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