Fukushima… 3 anni fa… oggi… per sempre…

//   4 aprile 2014   // 0 Commenti

Fukushima fotoLe opportunità di lavoro che nascono da un disastro

di Simonetta Stefanini

 L’11 Marzo 2011 le unità 1 e 3 dei reattori nucleari a Fukushima Daiichi e le unità 1 e 4 a Fukushima Daini erano operative. Alle 11:45 una forte scossa sismica attivò lo shut down automatico di tutti i reattori della centrale. Da notare bene, e per fortuna che era installato, questo dispositivo non è obbligatoriamente richiesto. Negli stessi minuti, a seguito di due altre scosse sismiche, la fornitura di corrente elettrica si interruppe ed entrò in funzione il generatore diesel, sufficiente a mantenere la sicurezza del reattore.

Già questo basterebbe a delineare uno scenario a rischio elevato, quando invece poco più tardi, rispettivamente alle 15:27 e 15:35, le due onde anomale dello tsunami, con altezza superiore ai 10 metri, colpirono la centrale nucleare inondando anche una vasta area circostante e causando lo stop al funzionamento del generatore diesel d’emergenza, eccetto che per l’unità 6. Questo nuovo evento provocò l’arresto delle pompe adibite a rimuovere l’acqua marina dal reattore. Infine, la perdita dell’energia alle unità 1 e 3 innescarono lo shut down del sistema di raffreddamento e anche se, attraverso il sistema antincendio fu immessa acqua fresca, questo non avvenne nel sistema di pressione del reattore, il quale rimase esposto per un lungo periodo di tempo, surriscaldandosi.

In quei pochi minuti, i materiali radioattivi, rilasciati nel sistema di pressione del reattore e la reazione chimica con il vapore generarono un’enorme quantità di idrogeno, causa delle esplosioni nelle unità 1 e 3, distruggendo le parti alte dei due reattori e subito dopo quella dell’unità 4.

Le ingenti quantità di carburante radioattivo, oltre al disastro agli impianti, furono rilasciate nelle aree circostanti, incluso le acque marine, costringendo l’evacuazione di migliaia di persone.

Da quel momento il Giappone e il mondo intero si trovarono faccia a faccia con lo spettro della decontaminazione dei terreni e delle acque interne ai reattori, senza considerare ciò che il mare può aver disperso nel Pianeta.

Nel mese di febbraio scorso la Tokyo Electric Power Company ha dichiarato di aver trattato oltre 370.000 metri cubi di acqua contaminata, per circa 108/132 metri cubi al giorno.

La Commissione Bilaterale U.S.-Giappone, per la cooperazione nucleare, durante la conferenza del 18-19 febbraio 2014, ha proposto l’inserimento di industrie specializzate, nel settore privato, per intervenire nelle fasi di bonifica e ricostruzione delle aree circostanti. Un’apertura internazionale diretta ad aziende di elevata esperienza che possono candidarsi presso l’U.S. Department of Commerce, fornendo tutta la documentazione informativa per una prequalifica, oltre a dichiarare la disponibilità di sottoporsi a tutti gli accertamenti governativi.

I criteri di selezione si basano sulla stabilità dell’azienda, la qualità comprovata dei propri prodotti e servizi nel “water and waste management”, oltre al potenziale di sviluppo lavorativo in Giappone, instaurando un dialogo di collaborazione con le autorità U.S.A. per attivare un’azione competitiva del settore decontaminazione e ripristino di strutture contaminate.

Da sottolineare l’accortezza, da parte delle autorità giapponesi, nel precisare: “Riferimenti a organizzazioni politiche e ogni documento, contenente referenze e partecipazioni ad attività politiche, incluso donazioni politiche, saranno rimosse e non prese in considerazione nella selezione”. Condizione che ispira a commenti ironici, ma che ci lascia più tranquilli. Consentitemi solo di dire: “Passaparola”.

Quindi, è ovvio che questa opportunità lavorativa, purtroppo derivata da un disastro umano ed ecologico, possa convolgere poche entità lavorative, ma se qualcuno è interessato a ricevere i contatti governativi statunitensi, deputati alla selezione, potrà scrivere in redazione.

Tengo a sottolineare che questo anniversario dovrebbe farci riflettere: anche se il Giappone è lontano, gli effetti di questo disastro influenzeranno tutto il Pianeta per sempre e mentre gli U.S.A.  cercano di mettere in atto regolamenti specifici verso l’adeguamento e le emergenze del nucleare, in Europa la stessa cautela appare lontana, nonostante vi siano numerose centrali nucleari attive e in costruzione.


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