Fondazione Nord Est: per il 64% degli imprenditori si allungano i tempi di uscita dalla crisi

//   16 dicembre 2011   // 0 Commenti

fondazione nordest 300x225Venezia – Il percorso di risalita verso i valori pre-crisi risulta molto lento e ancora lungo, le aspettative degli imprenditori del Nord Est peggiorano: più di sei su dieci (il 64% del panel) posticipano la fine della crisi a oltre i prossimi 18 mesi.

E’ quanto emerge dall’indagine “L’uscita dalla crisi. Lentezza, cause, strategie” promossa dalla Cassa di Risparmio del Veneto e dalla Cassa di Risparmio di Venezia, le due banche del Veneto del Gruppo Intesa Sanpaolo, e realizzata dalla Fondazione Nord Est, che ha visto protagonisti circa 1.000 titolari di imprese attive nelle regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. La ricerca si è svolta tra il 7 e il 26 settembre 2011, le aziende selezionate appartengono a tutti i settori economici (industria, commercio, servizi alle imprese, servizi alle persone) e contano più di 10 dipendenti in organico.

In aggiunta a condizioni esterne instabili (turbolenze sui mercati finanziari, politiche fiscali restrittive adottate in alcuni stati europei, rallentamento della domanda internazionale), l’uscita dalla fase di recessione risulta rallentata da alcuni elementi strutturali riconducibili sia a fattori “di sistema” (pressione fiscale troppo elevata, indicata dal 42,1% degli intervistati e burocrazia 26%) che a elementi legati alle imprese (ridotta propensione agli investimenti in ricerca 23,4% del campione, imprese troppo piccole per competere sui mercati internazionali 21,9% e bassa capitalizzazione 18%).

Per uscire dalla crisi le imprese del Nord Est puntano su strategie che combinano la riduzione dei costi (34,7%) con l’introduzione di nuove tecnologie e innovazioni di processo (22%). Se si sposta l’attenzione verso il mercato, le strategie prevedono la ricerca di mercati alternativi (21,5%), e lo sviluppo di nuovi prodotti (16,2%).

Il (lento) percorso di uscita dalla crisi

Si evidenzia un netto peggioramento delle aspettative degli imprenditori di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige rispetto ai tempi di uscita dalla crisi: a giugno il 13,2% degli imprenditori indicava che la ripresa era già in atto, dopo l’estate la percentuale crolla al 2,1%. Quasi raddoppia, passando da 35,6% a 64% quella di chi si aspetta tempi lunghi (più di 18 mesi) e risulta significativa anche la variazione di opinione che si registra considerando la quota di chi aveva risposto che la crisi sarebbe terminata entro l’anno (passa da 32 a 14,7%).

Tra le imprese di dimensioni maggiori (sopra i 100 addetti) il clima di fiducia appare, lievemente, migliore rispetto alla media: diminuisce la percentuale di chi prevede tempi superiori ai 18 mesi (56,3% rispetto al dato medio che si attesta al 64%) e aumentano sia la quota di chi fissa nell’anno e mezzo la fine della crisi (20,9%, 14,5% il dato medio), sia di chi prevede una data ancora più ravvicinata (il 20,9% immagina sarà tra 12 mesi, 14,7% il dato medio). La differenza nelle aspettative è riconducibile alle dinamiche della domanda, che vedono quella interna, cui sono legate soprattutto le piccole realtà, ancora ristagnare. Le imprese di dimensioni maggiori, che normalmente evidenziano una maggiore propensione alle esportazioni, rimangono più sensibili alle variazioni della domanda estera, che in questo periodo appare l’unica fonte di crescita.

Il dato raccolto a Nord Est appare in linea con le rilevazioni che riguardano il clima di fiducia in Italia e anche allargando lo sguardo all’Europa, le prospettive non appaiono migliori: rallenta la produzione industriale e il PIL perde slancio.

Le cause della lentezza

Oltre al contesto esterno, è possibile ricondurre lentezza con cui l’Italia sta uscendo dalla crisi sia a fattori “di sistema” che a elementi legati alle imprese.

Tra i principali fattori politici, gli imprenditori collocano nell’ordine: la pressione fiscale troppo elevata (42,1%), l’eccesso di burocrazia (26%) e la presenza di un sistema bancario “distante” dalle imprese (12,1%). Seguono poi l’incertezza nella politica energetica (9,2%), il ritardo nelle opere infrastrutturali (4%), la presenza di un sistema formativo che viene percepito come distante dalle imprese (3,6%), un sistema di relazioni sindacali inadeguato (3%).

Per quanto riguarda invece il sistema produttivo, la ridotta propensione agli investimenti in ricerca è indicato dal 23,4% delle imprese come il principale elemento che rallenta l’uscita dalla crisi. Distanziati di pochi punti percentuali seguono due indicazioni riconducibili al tema della dimensione delle imprese: secondo il 21,9% degli intervistati le imprese italiane sono troppo piccole per competere sui mercati internazionali, mentre per il 18% del campione è la bassa capitalizzazione a rendere più lenta l’uscita dalla crisi. Tra gli altri fattori indicati emergono la bassa produttività (16,4%) e la scarsa innovazione sul fronte organizzativo (15,8%).

Le strategie delle imprese

Il 34,7% degli imprenditori intervistati considera la riduzione dei costi come la prima strategia su cui puntare per uscire dalla crisi (in particolare per le imprese del Trentino Alto Adige, meno per le realtà di dimensione maggiore). L’introduzione di nuove tecnologie e innovazioni di processo è indicata dal 22% del panel (con punte del 40,1% tra le imprese con oltre 100 addetti), la necessità di introdurre dei cambiamenti nell’organizzazione del lavoro dal 11,2%, il 16,8% indica la via delle alleanze (9,5% “creare nuove reti” e 7,3% “alleanze e fusioni” con punte del 12,3% tra le imprese di dimensione maggiore). A chiudere l’elenco delle strategie strutturali vengono indicate la capitalizzazione (8,7%), la riduzione del personale (4%) e l’inserimento di nuove figure professionali (2,6%).

Spostando l’attenzione al contesto economico, tra le strategie messe in atto dagli imprenditori non mancano le indicazioni relative alla ricerca di mercati alternativi (21,5%, 25,2% in Trentino Alto Adige e 23,8% tra le imprese di dimensioni minori) e allo sviluppo di nuovi prodotti (16,2%, 25,8% sopra i 100 dipendenti). Seguono le strategie che puntano al miglioramento dei rapporti con la clientela (12,9%, 18,4% in Friuli Venezia Giulia), il miglioramento dei rapporti con il sistema bancario (12,5% ma 1,9% tra le imprese più grandi), la focalizzazione sui target di nicchia (10,6%, 2,3% sopra i 100 dipendenti), chiudono la maggior proiezione internazionale (8% ma 26,7% tra le imprese più grandi) e l’adozione di nuove forme di distribuzione (4,7%).


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