Federacciai Gozzi: “Chiediamo al Governo di attivare concreti strumenti per il sostegno del comparto”

//   21 maggio 2014   // 0 Commenti

Antonio-Gozzi-Federacciai

“Urgono strumenti concreti per sostenere la siderurgia italiana”. E’ l’appello lanciato da Antonio Gozzi, presidente di Federacciai nel corso della sessione pubblica dell’Assemblea, alla quale hanno preso parte, tra gli altri, Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, Claudio De Vincenti, vice ministro del Ministero dello Sviluppo Economico, Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria e Robert Himpe, neo presidente di Eurofer. “A un anno esatto dall’adozione dell’Action Plan della siderurgia europea, iniziativa promossa con forza dal Commissario Tajani, – ha spiegato Gozzi – non vediamo nessun segnale tangibile di sostegno neppure delle politiche sociali e degli oltre 40.000 lavoratori espulsi negli ultimi 3 anni dai processi produttivi per crisi aziendali e processi di ristrutturazione. Anche il giusto riconoscimento, contenuto nell’Action Plan, della necessità di proteggere in qualche modo il rottame ferroso prodotto all’interno dei Paesi dell’UE non si è tradotto in nessuna azione concreta. E così il nostro rottame, l’unica “miniera” di materie prime per l’industria siderurgica disponibile in Europa, continua a uscire dai confini dell’Unione e ad essere esportato in aree del mondo che non pagano le CO2 e che quindi svolgono nei nostri confronti una concorrenza sleale».

«Nel difficile contesto economico del Paese» ha poi sottolineato Gozzi «la siderurgia italiana complessivamente ha tenuto e tiene: un fatturato di oltre 34 miliardi di euro nel 2013 pari a più di due punti di Pil, oltre 70.000 addetti tra diretti e indiretti con un’occupazione che complessivamente ha retto anche grazie alla CIG, una mole di investimenti ancora molto significativa che ha visto significativi interventi in innovazione tecnologica e presidio ambientale. Vi sono aree del settore che presentano migliori performance reddituali (quelle legate al mercato dell’automotive, della meccanica, dell’oil & gas) e altre meno brillanti come tutto il comparto legato al settore delle costruzioni che in presenza di una drammatica caduta della domanda interna ha trovato nell’export la sua uscita di sicurezza».

Gozzi è poi intervenuto su un’altra questione particolarmente rilevante, quella energetica: «Ho riconosciuto» ha sottolineato il presidente di Federacciai «onestamente il lavoro fatto in questi anni, d’intesa con i vari Governi per portare il costo dell’energia per gli energivori italiani ad allinearsi con quello dei competitor europei. Oggi però quell’equilibrio raggiunto è nuovamente in pericolo. La decisione giusta del Governo Renzi di abbassare del 10% il costo della bolletta per le PMI rischia di trasformarsi in un aggravio di costo per gli energivori. Una guerra tra poveri che bisogna assolutamente evitare. D’altro canto l’analisi di una bolletta elettrica di un piccolo imprenditore meccanico che paga 215 euro a kwh (e che giustamente va aiutato a ridurre questo costo che non ha eguali in Europa e probabilmente al mondo) chiarisce molto bene dove stanno i problemi e cosa genera gli extracosti. Tutti gli istituti per gli energivori (interrompibilità, interconnector, art.39) – assolutamente allineati a istituti analoghi esistenti nei grandi Paesi industriali europei – valgono 8,4 euro mentre il peso degli incentivi per le rinnovabili ammonta a 58,9 euro. Che altro c’e’ da dire? La difficile gestione del file energia delle ultime settimane conferma sempre di più la bontà della proposta a suo tempo formulata da Federacciai di arrivare a una tariffa unica europea per gli industriali energivori». «I siderurgici italiani – ha affermato Gozzi – vogliono rispettare tutte le norme esistenti e hanno investito negli anni ingentissime risorse per rendere le loro industrie sempre più rispettose dell’ambiente e meno impattanti. Ciò che chiediamo è soprattutto la certezza del diritto. Non bisogna discostarsi dalle norme europee e dalle buone pratiche esistenti negli altri Paesi dell’Unione. Ciò che ci preoccupa è la complessità della nostra normativa, l’accavallarsi continuo di norme e competenze nazionali e regionali, il protagonismo di alcuni settori della Magistratura, la disparità’ di trattamento da località’ a località. Vi è l’assoluta necessità di semplificare e standardizzare».

Tra i settori che utilizzano l’acciaio, l’automotive si conferma in ripresa, sebbene con un tasso di crescita in rallentamento nei primi tre mesi dell’anno: gennaio (+14,1%), febbraio (+9,3%) e marzo (+4,6%). Il fatturato della siderurgia primaria rilevato dall’ISTAT indica nei primi due mesi dell’anno un aumento del 23% su base annua, trainato dal mercato estero (+53,6%) e in misura inferiore da quello interno (+7,2%).

Per la siderurgia italiana il 2013 si è contraddistinto come un anno difficile: nel nostro Paese sono state prodotte poco più di 24 milioni di tonnellate di acciaio (-11,6% vs 2012). Nei primi quattro mesi del 2014 l’Italia ha prodotto 8,6 milioni di tonnellate di acciaio (+5,8% sullo stesso periodo del 2013). Per quanto riguarda il consumo apparente di prodotti siderurgici l’Italia ha chiuso il 2013 con 25,2 milioni di tonnellate (+0,6% vs 2012).

In dati assoluti, la produzione globale di acciaio è stata nel 2013 di 1,6 miliardi di tonnellate con un incremento del 3,1% rispetto al 2012. L’Asia ha prodotto 1,08 miliardi di tonnellate con un +5,3%, mentre l’Europa (28) si è fermata a quota 165,9 milioni di tonnellate (-1,6% rispetto all’anno precedente). Nei primi tre mesi del 2014 la produzione globale di acciaio è stata di 405,7 M.t. con un incremento del 2,5.% rispetto al primo trimestre del 2013. Nello stesso periodo, l’Asia ha prodotto 274 M.t., mettendo a segno un +2,6%, mentre l’Unione Europea con 43,8 M.t., è aumentata del 6,7%.

Nel 2013 l’Italia ha importato 17,4 Mt di acciaio (+11,7% vs 2012) e ne ha esportate 19,2 Mt (-7,3% vs 2012).Nel mese di gennaio 2014, le importazioni sono state pari a 1,6 Mt (+ 5,1%) mentre le esportazioni si sono attestate a 1,7 Mt (+21%) rispetto al gennaio 2013.


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