Chi può evade e lo fa sempre

//   25 agosto 2011   // 0 Commenti

falsi invalidi

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

CHI PUO EVADE E LO FA DA SEMPRE

Truffatori di tutto rispetto, finti poveri e falsi invalidi, sono i componenti di una lunga schiera negli elenchi dell’Inps.

La Guardia di Finanza, in sette mesi di indagine, ne ha scoperti oltre 3000, con un danno per le casse dello stato calcolato in 48 milioni di euro. Poca cosa, si dirà – in un paese dove l’evaso sfiora l’8% del Pil (120 miliardi di euro) e un milione di italiani dichiara al fisco un reddito da soglia di povertà, sebbene vadano in giro con il SUV o sfoggino barchette milionarie nei porti turistici.

L’elenco stilato dalle Fiamme Gialle ha dell’incredibile, “poveri” con appartamenti e “ciechi” che guidano la macchina o vanno a fare la spesa in bicicletta. A riprova  sono stati girati, persino, dei video a dimostrazione della veridicità della truffa.

Gli stranieri non sono da meno, dopo aver ottenuto il ricongiungimento familiare con gli anziani genitori, hanno usufruito dell’assegno sociale di mantenimento. Peccato però che dopo aver ottenuto il consenso, venivano rispediti nei paesi d’origine intascando, nel complesso, più di sei milioni di euro.

C’è poi chi ha percepito la pensione dei parenti congiunti anche dopo la morte di questi ultimi, un fenomeno che riguarda soprattutto il mezzogiorno, visto che la maggior parte di questi truffatori è stata scoperta tra Lecce e Palermo, e solo nel mese di luglio.

Potevano mancare i “falsi braccianti agricoli”? Gli uomini della Guardia di Finanza ne hanno denunciato oltre 4000. I lavoratori stagionali infatti, nei periodi post-vendita, hanno diritto a un’indennità di disoccupazione, di cui però si sono indebitamente appropriate migliaia di persone assunte in maniera fittizia. A questo fenomeno, le Fiamme Gialle di Foggia hanno ricollegato un giro di migliaia di “falsi” ricorsi, gestiti da un gruppo di avvocati che hanno addirittura presentato pratiche a nome di persone decedute.

Una vera e propria lotta su più fronti che l’Inps, in collaborazione con la Guardia di Finanza, sta attivando e dalla quale sono emersi oltre 90 milioni di euro di indebiti incassati da persone presentatesi come delegate dagli stessi invalidi. L’Ente non riesce a verificare ogni singola posizione e si trova spesso a fronteggiare una mole di lavoro enorme, tant’è molti sono riusciti ad ingannare la previdenza per quasi un decennio, come è accaduto, ad esempio a Lecce, dove un uomo è riuscito in dieci anni a frodare oltre 120mila euro all’Inps.

Tra invalidi civili, superstiti e non autosufficienti al 100%, in Italia sono più di sette milioni le persone che percepiscono una pensione d’indennità, per una spesa complessiva di 48 miliardi di euro.

Il cuore del problema è tutto qui: la truffa generalizzata. Uno degli elementi chiave del nostro sistema al cui interno girano grossi numeri, inferiori forse, solo alla spesa pensionistica.

Un’offesa alla morale ed al cittadino onesto che paga le tasse anche per costoro. Sono decenni che funziona così ed è uno dei motivi che fa di questo Paese, uno dei meno forti e competitivi a livello europeo ed internazionale.

Uno Stato consapevole darebbe slancio e respiro alle esportazioni e offrirebbe un confronto più conveniente con le aziende straniere. Per giungere a tali traguardi, non sono sufficienti investigatori ed esperti del settore schierati a lavorare notte e giorno  a spulciare elenchi per scovare possibili “furbetti”.

E’ un cane che si morde la coda. Servono aliquote meno vessatorie e capziose per i lavoratori autonomi e più leggere per i quelli pubblici. In secondo luogo (io lo metterei al primo) il singolo cittadino deve comprendere che pagare tutti significa pagare meno. E terzo, azzerare lo spaventoso debito pubblico. Tre grandi questioni da risolvere a breve, se non vogliamo rischiare il declassamento finanziario ed il “commissariamento coatto”.

Il danno al sistema paese, non è solo ed esclusivamente legato all’evasione che come detto è uno dei punti cardini, ma non  l’unico guaio ingenerato negli anni della nostra recente storia repubblicana.

La crisi economica non ci ha trovato impreparati. Il nostro paese è sofferente ed insolvibile da un bel po’, di tempo  i conti in bilancio sono “al rosso” da avariati decenni.

Il Parlamento non ha legiferato e concordato riforme dell’apparato generale dello Stato, come sarebbe stato auspicabile anzi tempo. I partiti stanno ancora lì a litigare se è un bene o no operare in una o nell’altra direzione, ma per piacere, piantatela!

Che fine farà lo statuto del contribuente, il patto di non belligeranza tra lo Stato ed il cittadino diligente? Carta straccia, promesse che non potranno essere mantenute. Norme bloccate dalla necessità ed urgenza di salvare uno Stato che sta crollando.

Se bisognerà farli che si facciano questi sacrifici, una volta per tutte. L’auspicio è che si attuino in modo equivalente diversificando i redditi ed i capitali dei singoli. Su questo non azzarderei scommesse, in politica, si sa, quello che è valido oggi, potrebbe non esserlo domani (24 ore dopo): ecco spiegato molto semplicemente la mancanza di fiducia del popolo verso costoro.


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