Europa alla canna del gas

//   8 febbraio 2012   // 1 Commento

gazprom 300x225Una Grecia che rimpiange Pericle, di fatto già fallita da tempo, impossibilitata a rivolgersi autonomamente al mercato per l’emissione di debito e perciò ridotta in ginocchio a patteggiare con le autorità internazionali per ricevere aiuti economici, in modo da poter pagare, almeno in parte, la spesa pubblica e i titoli in scadenza.

Un’Italia che in termini di debito pubblico pesa tonnellate, in cui ormai da diversi mesi è in atto, a suon di riforme, la procedura di salvataggio, con in sottofondo una campanella d’allarme che mantiene vivo l’incubo di affondare completamente, o ancora peggio di arenarsi come la Costa Concordia, ovvero relitto per turisti stranieri pronti a fotografare, per pochi spiccioli, il più grande patrimonio artistico del mondo.

Compagnie aeree che falliscono in Spagna e Ungheria, un Portogallo che ha bisogno di ristrutturare il debito e un’Irlanda su cui pesa la bolla immobiliare. Agenzie di rating pronte a tagliare, come il più infimo boia, l’affidabilità di coloro che fino a ieri si sentivano al sicuro.

L’Europa, almeno sul piano politico, ha fallito miseramente. Sebbene possa vantare una banca centrale indipendente che fino ad ora ha saputo gestire al meglio la politica monetaria e benché si siano fatti passi avanti per unificare e rafforzare la disciplina di bilancio attraverso il Fiscal Compact (il che non è scevro di ripercussioni negative e prefigura nuove manovre “lacrime e sangue” per rispettarlo), all’Europa manca ancora una coesione politica vera.

Gli stati “forti” continuano ad avere troppa influenza nelle decisioni a livello comunitario ed internazionale e lo hanno dimostrato dapprima con la volontà di un intervento diretto nella primavera araba nord africana (Risoluzione Onu 1973/2011) che ha avuto conseguenze negative soprattutto per l’Italia, primo partner commerciale della Libia e recentemente applicando un embargo petrolifero verso l’Iran. Tra i principali importatori vi sono proprio le economie europee più deboli tra le quali l’Italia, il Portogallo e la Grecia. Decisione con scarsi effetti economici almeno per il governo di Teheran, che ha la possibilità di spostare i flussi commerciali verso la domanda dei paesi asiatici.
E intanto in questi giorni Gazprom, colosso russo nell’esportazione di gas che controlla più del 20% di riserve mondiali, ha ridotto la sua fornitura verso l’Europa dal 10 al 30%, causando disagi a paesi come l’Italia, la Francia e la Germania. Sebbene la motivazione ufficiale sia un aumento improvviso della domanda dei paesi dell’Est Europa, rimane il dubbio se non vi sia un monito verso l’operato europeo in ambito internazionale, visti i buoni rapporti tra Mosca e il governo iraniano.
Una politica occidentale indecente e isterica, a detta del Ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, rispondendo a delle critiche per aver interferito, ponendo il veto, ad una risoluzione Onu contro la Siria.

Ad aggravare la situazione sono giunte le dichiarazioni del Washington Post che rivela l’intenzione di Israele di attaccare l’Iran nei prossimi mesi, con un successivo intervento americano. Tralasciando la possibilità che la notizia si trasformi in realtà, se il clima internazionale non si distenderà, è possibile prevedere un forte aumento del prezzo delle materie prime e nello scenario più grave, una crisi energetica mondiale.
Non si prospetta niente di buono per un’Europa che è già oggi alla canna del gas.


Articoli simili:

1 COMMENT

  1. Pingback: Europa alla canna del gas « Sole e Acciaio

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *