Estradizione Battisti, forse ci siamo!

//   1 luglio 2013   // 0 Commenti

cesare battisti libero

Sarà per le proteste e gli scioperi che imperversano da giorni, sarà per la Confederations Cup e la finale raggiunta dalla sua Squadra, saranno le persone e le opinioni che cambiano e chissà per quali altre ragioni, fatto sta che per Cesare Battisti si potrebbe profilare l’espulsione dal Paese carioca.
Battisti era giunto in Sud America dopo essere fuggito dalla Francia nel timore di una sua possibile estradizione in Italia, richiesta che le Autorità Italiane “girano” immediatamente a quelle Brasiliane quando il terrorista mette piede sul quel territorio. Dopo varie traversie diplomatiche e giuridiche a colpi di richieste ed atti ufficiali, il Presidente Luiz Inacio Lula da Silva, il 31 dicembre del 2010, nell’ultimo giorno del suo secondo mandato rifiuta di estradarlo, concedendogli lo status di rifugiato politico. Il Supremo Tribunale Federale ratificò la volontà di Lula e concesse la libertà a Battisti l’8 giugno del 2011 con un visto di residenza permanente, senza il quale sarebbe stato considerato un immigrato clandestino.
Una decisione che scatenò mille polemiche al punto che Giorgio Napolitano manifestò “delusione, amarezza e contrarietà” per l’accaduto ed incrinò per giunta le relazioni diplomatiche tra l’Italia ed il Brasile: l’ambasciatore di allora Gherardo La Francesca venne richiamato a Roma.
Ma chi è Cesare Battisti. Nasce a Sermoneta (LT) nel 1954. A 22 anni partecipa alla fondazione del PAC, i Proletari Armati per il Comunismo. E’ accusato di vari omicidi commessi negli anni ‘70: dell’Agente di Custodia Antonio Santoro ad Udine, del gioielliere PierLuigi Torreggiani e dell’Agente della Digos Andrea Campagna a Milano, del macellaio Lino Sabbadin a Mestre. Ricercato, nel 1981 si rifugia in Francia a Parigi, dove si dà alla scrittura e poi in Messico. Ritorna a Parigi, qui viene arrestato a seguito di richiesta di estradizione dell’Italia. L’anno successivo, dopo quattro mesi di carcere, la Francia nega l’estradizione, Nel 2004 arrestato di nuovo su richiesta dell’Italia ed in attesa di essere estradato dopo il parere favorevole, sparisce. Nel 2007 a marzo a Capocabana in Brasile viene arrestato, nel 2009 gli viene concesso lo status di rifugiato politico e seppure la Corte Suprema di Brasilia considera illegittimo il provvedimento, il Presidente Lula, come abbiamo visto, non concede l’estradizione. Negli 20del 2010 viene condannato a 2 anni per uso di passaporto falso, ma nel 2011 la Corte Suprema conferma la decisione di Lula e rilascia Battisti.
Cosa c’è di nuovo, allora che ci fa sperare in una sua possibile estradizione, dopo che la vicenda sembrava ormai definitivamente morta e sepolta? Un cavillo burocratico ed amministrativo potrebbero rimettere in discussione la permanenza di Cesare Battisti in Brasile. Alla condanna del 2010 per uso di passaporto falso, l’avvocato del terrorista , un “certo” Dilma Roussel, divenuto nel frattempo giudice della Corte Suprema, aveva presentato ricorso. Il Supremo Tribunale di Giustizia ha respinto l’appello nel tentativo di ottenere la revisione della condanna per uso di timbri ufficiali falsi su passaporto straniero. La legge brasiliana, su questo punto, pare che sia molto severa e preveda l’espulsione per chi falsifica un atto che serva ad ottenere l’ingresso o la permanenza nel Paese. Una vicenda che fa sorridere se si pensa su quante e quali prove di colpevolezza hanno reso tale questione un “caso” ed una pura violazione dei rapporti internazionali tra Paesi civili e democratici, se si pensa che il terrorista Battisti è stato condannato in Italia all’ergastolo per aver commesso quattro omicidi in concorso con altri durante gli anni di piombo. Incongruenze ed ingiustizie umane nate dall’esclusiva decisione dell’ex sindacalista Lula che si assunse una responsabilità enorme davanti al mondo intero per aver posto il “veto” all’estradizione di Battisti che sembrava dovesse essere scontata. Il Tribunale non ha dubbi: fu l’ex Pac a confessarlo: “I timbri dei miei passaporti erano falsi, fatti in modo da sembrare emessi dalle autorità brasiliane”. Fu la sua confessione che oggi pesa come un macigno e che allora gli fu utile per evitare l’estradizione ed apparire un perseguitato politico. Ora la situazione è nettamente diversa, persino la legge sul diritto d’asilo è cambiata nel frattempo in Brasile.
Semplici irregolarità potrebbero offrire , e facciamo tutti gli scongiuri del caso, l’opportunità alla giustizia Italiana di perpetuare nuovamente la richiesta di estradizione e tradurre il terrorista Battisti nelle patrie galere a scontare la pena in conseguenza di una vita dissennata e disgraziata.
Battisti merita di finire in carcere, non solo per espiare una condanna definitiva all’ergastolo inflittagli dal un Tribunale per i crimini commessi, ma essenzialmente per essersi sottratto alle proprie responsabilità fuggendo, rifugiandosi (favorito certamente) in Paesi dove sapeva di trovare appoggi e “sfruttare” amicizie che contano. Non è giustizialismo o perbenismo ipocrita e “fascista”, in ballo si coniugano questioni serie ed inalienabili, la giustizia giusta e la protezione della vita umana, diritti riconosciuti a chiunque e per questo salvaguardati dalla nostra Magna Carta attraverso adeguate garanzie Costituzionali. A ciò bisogna aggiungere ragioni morali ed etiche, leggi non scritte sintetizzate appieno dal valore della massima quod tibi fieri non vis, alteri ne faceris (non fate agli altri quello che non vorresti gli altri facessero a te).
Cesare Battisti non ha scampo, la comunità democratica ne ha prescritto da tempo il destino, segnato nel futuro prossimo.


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