Esclusivo: Intervista al Ministro delle Politiche Agricole e Forestali. Eccellenza italiana e lavoro di squadra

//   28 ottobre 2011   // 0 Commenti

P5120091In un clima di tensione, tra polemiche, intercettazioni ed indagini il Ministro alle Politiche Agricole e Forestali, Saverio Romano, traccia e conferma i segnali positivi del settore agroalimentare, l’unico che in questo periodo è riuscito a registrare un aumento del valore in termini di export.
Positivo e per nulla allarmato, sostiene questo governo e la sua squadra di ministri, speranzoso in una ripresa economica del Paese

Dal momento in cui lei si è insediato al Ministero delle Politiche agricole, quali sono stati i passi avanti fatti per le emergenze nel settore agroalimentare?

Prima di fare un ragionamento sull’attuale situazione dell’agricoltura italiana non possiamo prescindere da un dato incontrovertibile: il nostro sistema è sano e la nostra produzione resta un esempio di eccellenza e affidabilità a livello internazionale. Naturalmente la crisi economica, che ha colpito tutti i settori, non ha risparmiato il comparto agroalimentare. Oltre a questo, da quando ho assunto l’incarico di Ministro delle Politiche agricole, i mercati europei si sono trovati davanti a un’altra difficile sfida caratterizzata dal calo dei consumi conseguente all’allarme sul batterio E. coli. Il sistema italiano – questo l’ho ribadito in più occasioni –, non poteva essere interessato dall’epidemia e questo lo si deve a una serie di controlli che da sempre rendono sicuri i nostri prodotti. Il generale allarmismo rischiava di provocare enormi danni, ma ne siamo usciti grazie alla collaborazione che c’è stata sul territorio nazionale tra le istituzioni e le organizzazioni di categoria e attraverso le tempestive azioni di sostegno garantite a livello europeo. I dati, adesso, ci confermano che la situazione è solida: nel primo semestre del 2011, infatti, il valore aggiunto del settore agricolo ha mostrato una crescita dell’1% in termini reali rispetto allo stesso periodo del 2010. E la crescita è stata più accentuata nel Meridione, segno che i miglioramenti ci sono stati soprattutto nella parte del Paese che ne ha più bisogno. Con la campagna estiva “Pesche in spiaggia” abbiamo cercato di dare un forte impulso al consumo di frutta, ma anche di rilanciare un settore – quello ortofrutticolo – che presenta alcune criticità. E proprio per fare ciò ci siamo impegnati per vedere approvati dall’Unione europea due progetti di promozione dell’ortofrutta sul consumo nazionale, per un investimento complessivo di 4,2 milioni di euro.

Quali sono i passi da fare per “sfruttare” al meglio i fondi europei di sostegno per il rilancio dell’agricoltura, uno dei settori più importanti del nostro Paese?

Il mondo produttivo italiano riesce a raggiungere sempre gli obiettivi che si prefissa quando imposta il lavoro sul gioco di squadra. Questo è l’atteggiamento che dobbiamo mantenere per sfruttare al meglio le risorse che ci vengono destinate dall’Europa. E questa è la posizione che dobbiamo conservare in questa fase, appena avviata, di trattativa con l’Ue per quanto riguarda la riforma della PAC, la Politica agricola comune. La proposta di riforma della Commissione presenta luci e ombre: noi dobbiamo insistere affinché le misure siano modificate in modo da renderle più aderenti alle esigenze dei produttori e dei consumatori italiani. Quello di cui abbiamo bisogno è una PAC più semplice e più efficace, in grado di sostenere lo sforzo delle nostre imprese nell’era del mercato globale.

 Nel settore alimentare la tracciabilità dei prodotti e la tutela dei nostri IGP, DOP, DOC etc. è fondamentale, soprattutto per contrastare le contraffazioni. Quanto risulta efficace questo strumento per tutelare le nostre eccellenze?

L’Italia può contare su numerose eccellenze agroalimentari. Purtroppo, proprio a causa della forza commerciale del brand “Made in Italy”, le nostre produzioni sono oggetto di innumerevoli imitazioni e contraffazioni, soprattutto all’estero. Questo fenomeno, noto come “italian sounding”, crea danni alle nostre casse per oltre 50 miliardi di euro. La vendita di alimenti chiamati “mozzarilla” oppure “italian parmesan”, che vengono spacciati come produzioni italiane (ma di italiano non hanno nulla, neanche il nome), è diventata una piaga che negli ultimi anni si è diffusa sempre più. Il nostro impegno è teso a tutelare sempre di più i nostri marchi di qualità, come i DOP, i DOC e gli IGP, che rappresentano una garanzia anche all’estero grazie ad accordi bilaterali con altri Paesi. L’eccellenza italiana deve essere protetta e dobbiamo essere sicuri che quando un consumatore acquista all’estero un prodotto con marchio italiano non possa essere ingannato. Nei nostri confini nazionali, invece, è preziosa l’azione degli organismi di cui il MIPAAF si serve per vigilare sulle produzioni e sulle vendite dell’agroalimentare italiano: i NAC-Comando carabinieri politiche agricole, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), la Guardia Costiera-Capitanerie di Porto e il Corpo forestale dello Stato. Agiscono capillarmente sul territorio nazionale, impiegando le proprie competenze in diverse aree di azione, con l’obiettivo di tutelare la qualità degli alimenti, vigilando a tutti i livelli delle filiere produttive.

Quali obiettivi comuni possono essere raggiunti in sinergia con il vice ministro al Commercio estero, Catia Polidori?

Il lavoro di squadra, tra istituzioni, non può che portare benefici al nostro paese. Soprattutto nel settore del commercio estero le sinergie sono fondamentali. L’agroalimentare è l’unico settore “Made in Italy” ad aver registrato, nel 2010, un aumento del valore in termini di export con una quota di 21 miliardi e un +10,5% . Un trend mantenuto anche nel primo semestre del 2011, a dimostrazione del fatto che ha tutte le carte in regola per poter fare da traino alla ripresa economica del Paese. Sono convinto della forza del “Made in Italy” e degli obiettivi di ulteriore crescita all’estero che possono essere raggiunti, sempre con la consapevolezza che è sulla qualità e sulla sicurezza che dobbiamo basare le nostre produzioni.

Ultimamente si moltiplicano le voci sulla possibile chiusura anticipata della legislatura. Alla luce degli attacchi nei suoi confronti e al suo dicastero e visto il diffondersi del “vizio” di chiedere continuamente le dimissioni del presidente del Consiglio, lei crede che il garantismo sia scomparso e sia partita una caccia alle streghe?

Viviamo in una specie di corto circuito istituzionale, con il tentativo di alcuni poteri di prevaricare sugli altri. In più, oggi assistiamo all’arroganza del potere mediatico ed economico-finanziario ai danni della politica, cui spetta il primato se non fosse altro per la legittimazione che le proviene dal mandato elettorale da parte dei cittadini.


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